Appunti di Live: Muse 2009

4 dicembre 2009, Palaolimpico, Torino.

Ritrovarsi sull’anello più distante del Palaolimpico e intravedere gli stewarts che aprono le “porte” del parterre. Fare di corsa 3 rampe di scale, rischiando l’osso del collo, per non perdersi l’occasione di vedere i Muse un po’ più da vicino e farcela per il rotto della cuffia, trascinandosi dietro due compagni di avventura vagamente disorientati. Come inizio concerto non c’è male, solo un po’ di calca e qualche lungagnone di troppo davanti a me. Fortunatamente non posso lamentarmi per troppo tempo, visto che improvvisamente le note di “Uprising” riempiono il Palaolimpico di Torino. Riassumere il concerto è fin troppo facile: una fucilata continua. Matt, Chris e Dominic infiammano il pubblico, suonando come delle bestie, ognuno appollaiato sopra un’interminabile pedana futuristica, completamente ricoperta di schermi video su cui luci ed effetti psichedelici si sprecano (vedere foto in basso per capire).
Ok, lo ammetto, The Resitance non mi ha catturato come gli altri dischi dei Muse, ma non importa, le canzoni tratte dagli album precedenti e lo spettacolo magniloquente, fatto di laser e flash accecanti, possono bastare a compensare il tutto. In più, in versione live, nenache “Resistance” e “Undisclosed Desires” sono tantoMuse live male. Bellamy ha ormai fatto sua la lezione dei Queen anche nel presentarsi al pubblico, oltre che nella musica, e sul palco sembra la fusione tra Freddie Mercury e Brian May, ovviamente con una cattiveria molto maggiore. È tutto impeccabile; suoni, missaggio, coreografia, musicisti e nella calca del parterre mi ritrovo perso quasi subito tra le note e la voce di Matt. Il concerto scivola senza intoppi con le perle di “Hysteria” e “Time Is Running Out”, fino al momento dei bis. Qui i Muse si scatenano; dopo la raffinata “Exogenesis: Symphony Part I”, ecco la furia pacata di “Stockholm Syndrome” e la fantastica cavalcata chitarristica di “Knights of Cydonia”, introdotta dal tema di C’era una volta il West, “Man with a Harmonica” del Maestro Morricone.
Eargasm.

Highlight del concerto? Pare brutto dirlo, per via del vecchio Matt, ma la fantastica jam basso/batteria tra Christopher Wolstenholme e Dominic Howard. Mentre la loro personalissima pedana rotante si alzava e abbassava, il duo ha completamente distrutto ogni “resistenza” del pubblico (e scusatemi per l’orribile battuta finale).

Rockabilly Joe

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