Ricapitolando il 2011 – Part I

Il 2011 sta per giungere al termine. Lo staff de “La Lira di Orfeo” ripercorre le principali uscite discografiche dell’anno e le commenta (dopotutto è questo il nostro lavoro).
Il post stava diventando un po’ troppo lungo, quindi abbiamo deciso di “spezzarlo” in due parti.

  • Arctic Monkeys – “Suck it And See”: passo indietro rispetto al precedente “Humbug”. Possiamo perdonarglielo; vivono ancora della rendita dei primi due album.
  • Bad Meets Evil – “Hell: The Sequel”: Eminem + Royce Da 5’9, come ai vecchi tempi. Pura dinamite.
  • Battles – “Glass Drop”: complicato e scivoloso. Lo adoriamo.
  • Beady Eyes – “Different Gear, Still Speeding”: nonostante il titolo, gli Oasis senza Noel non sembrano funzionare.
  • The Beach Boys – “Smile”: troppe, decisamente troppe aspettative per l’album più atteso della storia della musica. Molte delle canzoni qui proposte le conosciamo già grazie alle compilation e alle versioni non ufficiali di questo album. Inoltre, è difficile calarsi nello spirito del tempo; lo si ascolta oggi, nel 2011, dimenticandosi che la versione “originale” avrebbe dovuto uscire nel lontano ’67.
  • Beastie Boys – “Hot Sauce Committee Part 2”: ormai sono la celebrazione di loro stessi. I fan, però troveranno quest’ultimo lavoro semplicemente irresistibile.
  • Beirut – “The Rip Tide”: vastamente sottovalutato.
  • Björk – “Biophilia”: le contaminazioni elettroniche crescono sempre più forti. A tratti un filo stucchevole, ma si tratta pur sempre di Björk.
  • The Black Keys – “El Camino”: un po’ di vecchio e sano rock n roll spruzzato di produzioni moderne. A noi attizza.
  • Bon Iver – “Bon Iver, Bon Iver”: musica per l’anima.
  • Coldplay – “Mylo Xyloto”: esce “Viva La Vida II”… ah, scusate, non era questo il titolo del nuovo album?
  • Danger Mouse & Daniele Luppi – “Rome”: in coppia con l’italianissimo Luppi, Brian Burton ci regala un apprezzabile esercizio di stile. Le colonne sonore degli spaghetti western di Morricone tornano alla vita.
  • David Lynch – “Crazy Clown Time”: Mr. Lynch l’ha fatto di nuovo. Anche come musicista è 5 stelle.
  • Deerhoof – “Deerhoof vs. Evil”: più colorato e luminoso rispetto ai lavori precedenti. Consigliato.
  • dEUS – “Keep You Close”: piange il cuore a dirlo, perché sono i dEUS, ma questo “Keep You Close” è un disco di cui si può far tranquillamente a meno.
  • The Decemberists – “The King is Dead”: festoso.
  • Dream Theater – “A Dramatic Turn of Events”: sono senza Portnoy e il suono un po’ ne risente. Ma questo album è, sostanzialmente, il rifacimento 2011 di “Images and Words”. Da ascoltare.
  • Explosion in The Sky – “Take Care, Take Care, Take Care”: un disco scintillante.
  • Erland And The Carnival – “Nightingale”: psichedelia, rock, folk e giusto un pizzico di elettronica. Ammettiamo di avere un debole per gli Erland and the Carnival e quanto ci piace questo album non ve lo stiamo neanche a dire. Ascoltatelo.
  • Feist – “Metals”: uno degli album più interessanti del 2011.
  • Fleet Foxes – “Helplessness Blues”: profumo di campi coltivati e rugiada. Pastorali.
  • Florence + The Machines – “Ceremonials”: canzoni leggermente pompose, ma tutto sommato godibili.
  • Foo Fighters – “Wasting Light”: i soliti Foo. Il solito stile. Le solite canzoni. Piacciono per questo. Una sicurezza.
  • Gavin Friday – “Catholic”: etereo e poetico.
  • The Horrors – “Skying”: la band vira verso la psichedelia e lo fa in maniera apprezzabile.
  • Incubus – “If Not Now, When?”: svolta importante nel sound degli Incubus. Personalmente li vediamo maturati.
  • Iron & Wine – “Kiss Each Other Clean”: meno folk del solito, ma sempre delicato. Quando la foltezza barba è direttamente proporzionale al talento dell’artista.
  • J Mascis – “Several Shades of Why”: non ci si aspetterebbe un album così morbido dal frontman dei Dinosaur Jr. Le canzoni graffiano senza mai urlare; una delle sue prove migliori.
  • James Blake – “James Blake”: intrigante connubio di soul e dubstep.
  • Jane’s Addiction – “The Great Escape Artist”: il ritorno di una delle band alternative più apprezzate degli anni ‘90. Un alternarsi di buone canzoni e di altre meno riuscite.
  • Justice – “Audio, Video, Disco”: ormai siamo negli anni ’10 e la musica si evolve così velocemente che il suono di questo “Audio, Video, Disco” appare a tratti “vecchio”, ma l’album non è tutto da scartare.
  • Kaiser Chiefs – “The Future is Medieval”: il progetto dell’album componibile. Ovvio, poi, che l’ultimo lavoro dei Kaiser Chiefs perda un po’ di organicità.
  • Kanye West & Jay Z – “Watch The Throne”: non basta campionare Otis Redding e i Cassius. Ci si attendeva di più dai due giganti del rap americano. Comunque ottimo album.
  • Kasabian – “Velociraptor!”: continuano a far uscire album che sono dei collage di stili e suoni differenti. Al pubblico piace così.
  • Kate Bush – “50 Words for Snow”: forse la lunghezza eccessiva di alcune tracce può mettere alla prova l’attenzione dell’ascoltatore, ma l’ultimo lavoro di Kate è elegante come al solito.
  • Korn – “The Path of Totality”: metal e dubstep. Per noi l’esperimento non è riuscito completamente.
  • Kurt Vile – “Smoke Ring For My Halo”: un disco non immediato. Se, però, si riesce ad essergli fedele saprà ricompensare a dovere.
  • Limp Bizkit – “Gold Cobra”: non hanno perso neanche un grammo della loro cafoneria zarra.
  • Lou Reed & Metallica – “Lulù”: l’opera di Reed è, di per sé, anche interessante, ma la scelta della band di “accompagnamento” lo è molto meno. Ci avremmo visto bene i Sonic Youth o addirittura gli Schellac.
  • Low – “C’mon”: dopo la sterzata sonora del precedente “Drums and Guns”, i Low tornano al suono che gli è proprio. Evocativo.
  • M83 – “Hurry Up, We’re Dreaming”: un filo sovrabbondante. Il disco doppio è forse eccessivo.
  • Mastodon – “The Hunter”: ritornano ancora più muscolosi e meno prog del solito.
  • Megadeth – “T1RTH3EN”: sempre fedeli a loro stessi.

continua

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5 risposte a “Ricapitolando il 2011 – Part I

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