Appunti di Live: Kaiser Chiefs

13 novembre 2011. Magazzini Generali, Milano.

Inizia tutto con il nostro viaggio sgangherato verso Milano. La nebbia, la coda in autorstrada e la radio che non funziona. Ma non ci perdiamo d’animo ed ecco che siamo subito pronti a cantarci la colonna sonora da soli: ci tengono compagnia i pezzi d’antan degli Arctic Monkeys, l’immancabile “I Need a Dollar” di Aloe Black e facciamo anche un tuffo negli anni ’90 -la nostra infanzia- con un paio di canzoni dei Backstreet Boys (già, la noia è una brutta bestia). Mentre ci avviciniamo al capoluogo lombardo siamo assaliti da curiosità e dubbi: è la nostra prima volta ai Magazzini Generali, come sarà il posto? I Kaiser Chiefs sono un gruppo che “tira” anche qui in italia? Ma, soprattutto, finiremo in mezzo ad una valanga di hipster e indie radical chic pronti a scrutarci dall’alto verso il basso?
Arrivando al locale siamo sollevati nel constatare che il pubblico italiano dei Kaiser è molto più eterogeneo e lontano dalle tendenze stereotipate di quanto ci potessimo aspettare. Per colpa del traffico autostradale entriamo leggermente in ritardo; la band di supporto ha praticamente concluso la sua esibizione e in una decina di minuti il palco è pronto per ospitare i Kaiser Chiefs. Noi abbiamo giusto il tempo per trovare un angolo da cui seguire il concerto, cercando di schivare i classici fan, con il fisico da giocatori di basket, che hanno la sinistra tendenza a piazzarcisi sempre davanti. I Magazzini Generali non è il posto ideale in cui seguire un concerto; stretto e lungo, i problemi di visibilità sono all’ordine del giorno, ma forse siamo noi quelli abituati troppo bene. Comunque i nostri voli pindarici sull’architettura del locale non durano molto. Improvvisamente le note di “Howlaround” squarciano il brusio della folla, seguite immediatamente da “Everyday I Love You Less And Less”, “Never Miss a Beat” e “Little Shocks”. I Kaiser Chiefs tengono il palco magnificamente, arringando la folla. Senza un attimo di pausa, la band di Leeds spara tutti i “singolacci” più famosi che l’hanno resa celebre. Il frontman Ricky Wilson non perde occasione per interagire con il pubblico, con tanto di stage diving e corsa sulle passerelle sopraelevate. E il brano finale “Oh, My God” è l’istantanea perfetta della serata: centinaia di persone a ripetere senza sosta il ritornello finale per cinque minuti buoni, saltando e gettando le mani al cielo.
Un concerto che ha rispecchiato perfettamente la musica di Kaiser Chiefs. Veloce ed energico; ha trasmesso allegria, voglia di scatenarsi, di ballare, cantare e di lasciarsi andare. Un concerto a cui posso tranquillamente dire di essermi divertito… e questa non è una cosa da poco.

Rockabilly Joe

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Una risposta a “Appunti di Live: Kaiser Chiefs

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