Underground Music History: Morphine

Salve, veri appassionati, oggi s’inaugura la mia nuova rubrica sulla storia della musica. Tranquilli, come si capisce fin dal nome, qui non si parlerà di Radiohead o di Iron Maiden; di questi artisti sapete già tutto. Noi cercheremo di muoverci nel terreno del non-mainstream (che non non c’entra niente con il fuorviante e ormai abusatissimo termine indie) e, appunto, dell’underground. Proveremo a raccontare di artisti o movimeti musicali di cui si sa poco o niente. Cercheremo di addentrarci nella zona più selvaggia e meno battuta della storia della musica. Ma una precisazione è comunque d’obbligo: nnon stiamo parlando, per forza, di band sconosciute, bensì di gruppi non abbastanza conosciuti. La differenza è sottile, ma importantissima, giacché mi piacerebbe che questa rubrica divenisse un contenitore per consigli e piacevoli soprese per quelli di voi che ancora non conoscono gli artisti di cui andremo a parlare. Per inaugurare questo spazio ho deciso di parlarvi di una delle mie band preferite, quel primo amore che non si scorda mai: i Morphine.

MorphineAll’inizio degli anni ‘90 il cantante-chitarrista Mark Sandman è già attivo da diverso tempo nel circuito musicale underground di Boston. La sua idea? Suonare rock in una band che, però, sarà priva dello suo strumento simbolo: la chitarra. Quando fonda i Morphine nel 1989 quell’idea è ancora lì, chiara nella sua testa; ed è proprio questa idea che accompagnerà tutta l’evoluzione della band del Massachusetts. Il suono dei Morphine è qualcosa di unico. Ispirato dagli strumenti africani a una sola corda -quell’unica corda che rinchiude in sé tutte le note-, Sandman decide di suonare con un basso fretless a due corde (restano solo il Mi e il La), alternativamente da pizzicare o “da torturare” con lo slide. A lui si uniscono Jerome Deupree alla batteria (sostituito nel ’93 da Billy Conway) e Dana Colley al sassofono baritono. La strumentazione di derivazione jazzistica e la voce calda di Sandman contrastano con un gusto compositivo eclettico e particolare, che attinge a piene mani dal blues, dallo swing, dalla canzone d’autore, dal rockabilly e dal rock alternative del periodo. Il sound che ne sgorga è scuro, rarefatto, fumoso; basato principalmente sui dialoghi costruiti da basso e sax. Gli arrangiamenti sono minimali, ma mai banali: è un revival di suoni che vengono attualizzati (il delta blues di Robert Johnson, il cool jazz, il piano bar). Sandman, dal canto suo, è un poeta cupo e metafisico, influenzato dal beat e dalla cultura pulp, nella migliore tradizione di Tom Waits e Nick Cave.

“Good”, l’album di debutto, esce nel 1991. Il disco è un successo di critica e permette alla band di costruirsi un buon seguito di pubblico. Due anni dopo, nel ’93, con Conway dietro le pelli, pubblicano il secondo disco, “Cure for Pain”. Questo nuovo lavoro è più curato e “levigato” del precedente. L’album (considerato da molti come il capolavoro del trio di Boston) permette alla band di farsi un nome a livello nazionale, trainato da singoli come “Buena” e “Thursday”. Inserito stabilmente nei palinsesti delle college radio, viene celebrato dalla rivista “Rolling Stones” come il maggior successo underground dell’anno. È il 1995 e i Morphine tornano in studio per registrare “Yes”. Questa volta la band lascia da parte il tipico sound noir e si concentra su brani ritmati e aggressivi (vedi “Honey White” e “Super Sex”). Un album forse più accessibile, ma non per questo meno interessante. Molto probabilmente siamo davanti all’apice compositivo di Sandman. “Like Swimming”, uscito nel ’97, è invece una mezza delusione; un copia e incolla di vecchie tracce. L’esecuzione musicale è incredibile come sempre, ma i contenuti sono deboli. Molti critici cominciano a pensare che la parabola dei Morphine sia ormai giunta alla sua fine.

“Grazie Palestrina. E’ una serata bellissima, è bello stare qui e voglio dedicarvi una canzone super-sexy”. Queste sono le ultime parole pronunciate da Mark Sandman, subito prima di morire. È il 3 luglio 1999, i Morphine sono invitati a suonare a Palestrina (Roma), nell’ambito della rassegna “Nel Nome del Rock”. A 47 anni, si spegne il leader dei Morphine. Sul palco, con il basso in mano, sotto gli occhi atterriti di migliaia di persone accorse a vedere una delle band culto degli anni Novanta. Stroncato troppo presto da un attacco di cuore. Dopo la morte di Sandman, i due membri superstiti dei Morphine pubblicano un album postumo, “The Night”. Per Mark questo disco avrebbe dovuto segnare l’inizio di un nuovo percorso musicale: gli arrangiamenti sono più ricchi, il sound è più espanso (troviamo parti di piano, mandolino, un organo e perfino cori femminili), sempre al confine tra il jazz fumoso, il vecchio blues e la chanson alternativa à la Tom Waits. Alla faccia di chi diceva che i Morphine non avevano più nulla da dire. La voce calda di Mark ora ci saluta. “The Night” è l’elogio funebre perfetto; sintesi di quel senso di abbandono, di quella fragilità psicologica che ha contraddistinto tutto il percorso musicale di Sandman e dei Morphine.

Paolo Maugerio

Annunci

2 risposte a “Underground Music History: Morphine

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...