Amarcord live con Rockabilly Joe: Pukkelpop 2010

Con questo articolo inauguriamo una parentesi di amarcord musicali, riguardante alcuni vecchi live a cui Rockabilly Joe ha assitito in questi ultimi anni. Oggi il nostro giramondo ci porta in Belgio, al Pukkelpop Festival.

19-20-21 agosto 2010. Kiewit/Hasselt (Belgio).

Pukkelpop 2010Nell’estate del 2010 si è celebrato il 25° anniversario del Pukkelpop, incredibilmente prima edizione soldout dell’ormai storica rassegna musicale belga. Per celebrare un anniversario così importante l’organizzazione ha cercato di fare le cose in grande: una sfilza di nomi incredibili (quasi 200 artisti) si sono alternati sui palchi del piccolo, ma attrezzatissimo villaggio di Kewit, mentre un sole pagano (nel senso che t’invitava, non troppo gentilmente, a convertirti al culto di Ra) arrostiva non troppo gentilmente braccia, colli e gambe. Un resoconto di quella “tre giorni” sarebbe davvero troppo lungo e noioso; anche per dei veri appassionati, onnivori musicalmente, annoiati letterariamente, come siete voi. Preferisco, invece, rendervi partecipe di quell’utopico festival attraverso tre brevi elenchi:

Cose che (anche volendo) non riuscirò a dimenticare tanto facilmente:

  • La folle corsa e gli spintoni per cercare di accaparrarsi una piazzola decente, su cui piantare la nostra tenda.
  • L’impeccabile organizzazione dei belgi. Germania e Svizzera, fatevi da parte.
  • I gruppi di italiani che si riconoscevano tra di loro, perché ogni tanto sentivi volare una “madonna”.
  • La cantante dei Blood Red Shoes che giganteggiava in tutta la sua bellezza sul maxischermo del Marquee. Una delle gioie della vita.
  • Le snervanti code chilometriche alle docce. Si narra che, all’inizio di una di esse, si trovi un leprecauno che balla la quadriglia su di una pentola piena di monete d’oro. Nessuno ha mai confermato il fatto.
  • La confezione deluxe di cipolle fritte, regalateci dal nostro paninaro di fiducia, perché “si sa che voi italiani apprezzate la buona cucina”.
  • Le ragazze. Ovunque ti giravi erano vestite solo del loro sorriso migliore.
  • Fred Durst e la sua inseparabile canotta dei Boston Celtics che salgono sul palco. Era così zarro che faceva il giro e tornava ad essere di buon gusto… no, in realtà no…
  • Le moules-frites mangiate a Bruxelles. Un piatto sano e nutriente rispetto agli hot dog e ai fritti mangiati durante i concerti.
  • Il fatto che, con 8 ore di cuscinetto, si rischiava comunque di perdere l’aereo di ritorno, per colpa di una coincidenza mancata con un treno.
  • Il rientro a casa; il nostro odore era così pungente che… beh, diciamo che al controllo bagagli ci hanno fatto passare sulla fiducia.
  • Le ragazze. Ovunque ti giravi… (ah, l’ho già scritto? Non importa, valeva la pena rimarcarlo).

I 10 concerti che (sicuramente) non dimenticherò:

  1. Il concertone degli Iron Maiden, headliner della prima sera. Avete anche bisogno di una motivazione?! Dai, sono i Maiden!
  2. Il live dei Gogol Bordello. Quando Eugene ha iniziato a cantare “Start Wearing Purple” è venuto giù il palco.
  3. Alle 10 di sera pensi che i concerti siano ormai finiti, invece scopri, per puro caso, che sta per iniziare il live dei Flaming Lips. Psichedelia allo stato puro; laser, coriandoli e Wayne Coyne che entra in scena nella sua gigante palla trasparente, rotolando sul pubblico. Stage diving di altissimo livello.
  4. Vedere finalmente i Queens of the Stone Age suonare dal vivo. Ad un certo punto Joshua Homme ha tirato fuori una bottiglia di vodka da chissà dove. Epici.
  5. I Prodigy che pompano. Lo zarro di periferia che è in me è venuto fuori.
  6. Il concerto di mezzogiorno degli Ok Go. Adoro le band che non si prendono troppo sul serio.
  7. Gli Eels. Il “barba” Mark Everett e la sua band sono stati performer di rara sostanza. The way of blues.
  8. Serj Tankian. In mancanza dei System of a Down al completo, si è dimostrato un valido sostituto.
  9. Gli Skindread sono stati il primo concerto che abbiamo seguito, arrivando al Pukkelpop. Chiaro segnale che l’esperienza sarebbe stata leggendaria.
  10. Il raffinatissimo concerto dei National.

I concerti che (al contrario) cercherò di dimenticare:

  • Il coitus interruptus degli Snow Patrol. Delle lagne.
  • I Kooks, che dopo 2 minuti già ce le avevano frantumate.
  •  No. I Placebo no. Mi dispiace, ma live proprio non li sopporto.
  • I Blink-182 che a quarant’anni ancora si insultavano le madri a vicenda. E io, che non ho mai avuto la fase Blink del pivello, non me la sento neanche di giustificarli.
  • La setlist, fatta completamente a caso, dei Black Rebel Motorcycle Club (e a me i BRMC piacciono pure).

Ok, mi fermo qui. Non sono riuscito a trovare altri concerti di cui lamentarmi; l’esperienza è stata semplicemente da sindrome di Stendhal, per numero e qualità degli artisti. Inserisco però alcuni dei miei “rimpianti”; quelle band che non sono riuscito a vedere, vuoi perché gli orari di vari concerti si sovrapponevano, vuoi perché ancora ne ignoravo la grandezza. In ordine rigorosamente alfabetico cito: Band of Horses, Digitalism, Four Tet, Jaga Jazzist, Jónsi, Local Natives, Tame Impala, The xx e Yeasayer. Credo non ci sia altro da aggiungere. Sono stati tre giorni perfetti, all’insegna della musica dal vivo; un’esperienza che consiglio caldamente a tutti voi.

Rockabilly Joe

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2 risposte a “Amarcord live con Rockabilly Joe: Pukkelpop 2010

  1. Pingback: Pillole di musica #17 « La Lira di Orfeo·

  2. bé, direi che vi è andata bene dato che quest’anno è successo il finimondo, è venuto giù il palco e ci sono state anche delle vittime…

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