Willie Peyote – “Manuale del Giovane Nichilista”

“Manuale del Giovane Nichilista”, Willie Peyote, 2011.

Copertina parte I

“Quando uscirà l’album, potrai finalmente ascoltare il miglior rapper d’Italia”. Questa frase, pronunciata da Willie Peyote aka Gugi, è ovviamente più una provocazione che un’affermazione; una provocazione dettata soprattutto dall’amicizia che ci lega ormai da qualche tempo. Getto subito la maschera e confesso di non essere un fan a tutto tondo dell’hip hop; non apprezzo particolarmente il gangsta e non sto dietro a robe tipo crunk o dirty south, però ammetto senza esitazione (e paura di passare per venduto o peggio) che questo disco è una delle novità più interessanti nel panorama. Siamo in un periodo di svendita, tutto scintilla attorno al rap e perfino i proiettili sono placcati oro. Catene, macchinoni, pezzi e squinzie; ci si mostra, ma non si comunica. Al contrario, c’è qualcosa di intenso e oscuro in questo lavoro; una chimica particolare tra la voce e le basi, nei testi cerebrali e bukowskiani, nei beat potenti come schiaffoni, nei sampling raffinati (troviamo dai Pink Floyd a Santa Maradona). Ci sono cose da dire e, soprattuto, cose che vale la pena di ascoltare.

Il disco era in cantiere già da diverso tempo; Willie aveva iniziato a scrivere i primi pezzi in tempi non sospetti, nell’ormai lontano 2007. Forse proprio per questo motivo il disco risente leggermente di organicità, ma con grande intelligenza, il rapper e la sua crew hanno fatto di questa debolezza una forza: l’idea, semplice ma efficace, è stata quella di pubblicare il disco online, in tre parti, ognuna di esse legata da un filo conduttore (che siano le tematiche o lo stile musicale). In questo modo, quello che ci troviamo davanti è un’opera trasversale, che può solleticare i palati più fini, così come soddisfare il ‘rapper’ più incallito.

Copertina parte II

La parte I (Metodo di Resistenza All’abbruttimento Mentale) è a mio avviso la sezione migliore e la qualità delle barre è semplicemente superiore. In “Introduzione” Willie ci spiega cosa aspettarci da questo disco (meno gangsta e più “presa male”; Peyote di certo non cerca di rendersi simpatico ed è accattivante proprio per questo motivo) e la fantastica base di Kavah spinge il pezzo entrandoti nella testa e incasinandoti il cervello. “Brucia la Città” e “Accanimento Terapeutico” sono due gemme di nichilismo intelligente. “Prossimo Provino” è la giusta satira per una generazione schiava dei reality show, mentre “Incazzato lo Stesso” chiarisce, finalmente, perché è sacrosanto sentirsi incazzati anche se si è nati “nel lato buono del mondo”. Apologia di un Hater contiene i featuring con Shula (“Carne da Campagna Elettorale”, brano scritto nel periodo in cui i due militavano negli S.O.S. Clique, che campiona anche i Sangue Misto), e con Canebullo (“Encefalogramma Piatto”), entrambe con DJ Lil’ Cut ai piatti. Chiudono la parte II, la caustica “Resto Fuori” e una delle gemme del disco: “A Me del Rap”. La parte III (intitolata Sul Lavoro ed Altri Valori Discutibili) è forse la sezione più “comunemente” hip hop (che brutta definizione, me ne rendo conto), soprattutto nei testi, ma è un hip hop che dà quell’impronta fiera e arrogante che forse mancava al disco (vedi “Vado Fuori di Testa”). “Se Insisti Cambierò” è un pezzo tecnico in cui Peyote rappa su di un beat sincopato di Bolo Creatore e “Vai a Lavorare” racchiude tutte le ansie post-adolescenziali sul mondo del lavoro. Con “Outroduzione” siamo fuori; sul tappeto synth di Judah, Gugi si congeda da noi senza rinunciare a un ultimo soffio nichilista.

Copertina parte III

In sintesi un lavoro di altissimo livello, così nei testi di Peyote, come nei suoni e nella produzione di Kavah; una piacevolissima sorpresa che può far avvicinare al rap anche chi amante del genere non è.

Sulla pagina Soundcloud di William potete trovare i link da cui ascoltare in streaming il disco: parte 1, parte 2, parte 3.

Dr. Musikstein

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3 risposte a “Willie Peyote – “Manuale del Giovane Nichilista”

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