Jazz Sketches: Komeda

Per riuscire a parlare compiutamente di questo elegante disco di Leszek Możdżer abbiamo prima bisogno di una breve, ma indispensabile digressione.

Se mai vi capitasse di entrare in possesso di un qualsiasi oggetto (una scheggia di vinile, un brandello di spartito, uno straccio sporco) appartenuto Krzysztof Komeda (1931-1969), conservatelo con cura, perché probabilmente è un pezzo raro. Di questo pianista e compositore polacco, scomparso prematuramente e in circostanze misteriose, si possiede infatti molto poco: i suoi dischi, poco più di una dozzina, sono stati pubblicati in numero esiguo, quasi solo nella sua terra natia, e anche in loco risultano spesso difficili da reperire. Eppure si tratta di uno dei primi grandi musicisti in grado di tradurre la lezione americana in un linguaggio europeo, di fare propria la complessità e l’enormità degli influssi del jazz d’oltreoceano e di renderla un’espressione originale. La musica di Komeda è il raro risultato di un efficace mélange di musiche moderne provenienti da molto lontano e di suoni appartenenti al ricco folklore del suo paese. Ricordiamo a questo proposito Astigmatic del 1965 e le celebri musiche per alcuni film di Roman Polanski, tra cui Cul-de-sac del ‘66 e Rosemary’s Baby del ’67.

Możdżer, nato a Danzica nel 1971, ormai da tempo protagonista del pianismo jazz europeo, proviene da una formazione classica che gli consente di sviluppare un approccio spesso originale all’improvvisazione (Chopin Impresje del ’94, uno dei suoi primi lavori, è una rilettura in chiave jazzistica di alcune opere del Maestro di Varsavia). Questo suo tributo per piano all’icona del jazz polacco -intitolato semplicemente Komeda– risente proprio del suo passato classico. Con tocco leggero e sempre equilibrato Możdżer reinterpreta alcuni dei maggiori successi di Komeda in maniera elegante e mai letterale. Gli 8 brani evocano sensazioni spesso divergenti (“Sleep Safe and Warm” riecheggia le angosce incomprese della povera Mia Farrow nel già citato Rosemary’s Baby; “The Law and The Fist”, nonostante il titolo, sembra un inno alla serenità e alla pacatezza), ma costituiscono un’opera coerente e molto bilanciata. Un altro ottimo risultato per questo grande pianista che merita senz’altro di essere tenuto d’occhio.

Wes

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