Appunti di Live: Kyle Eastwood

Ne avevamo parlato in uno dei vecchi “Pillole di musica”: Kyle Eastwood si è fermato a Torino. Wes non poteva lasciarsi sfuggire quest’occasione ed è andato a sentire il concerto del figlio del grande Clint, portandosi dietro anche Rockabilly Joe. Vediamo quali sono state le impressioni di questa strana coppia di spettatori.

“Andando ad ascoltare un concerto di Kyle Eastwood, non si può non immaginare, anche solo per un secondo, che sul palco si presenti un giovane trentacinquenne con poncio e cappello a tesa larga calato sugli occhi. Al contrario il giovane Eastwood è riuscito a scaricarsi di un cognome così importante, perfino nel mondo della musica (ricordiamo che Clint suona il pianoforte e ha un amore innato per il jazz, dimostrato dalla biografia su Charlie Parker del 1988 e dal documentario Piano Solo del 2002), riuscendo a imporsi come una figura musicale estremamente indipendente e a crearsi un suo pubblico e una solida reputazione nel panorama del jazz internazionale.
Assieme al bassista losangelino troviamo un gruppo di ottimi musicisti: Andrew McCormack al pianoforte, Graeme Blevins al sax, Greame Flowers alla tromba e Martyn Kaine alla batteria. Dal vivo Kyle si muove molto bene tra ritmi incalzanti e melodie più dolci, passa con facilità dal basso elettrico al contrabbasso, si fa ascoltare con piacere ed è molto efficace. Buon sangue non mente.” – Wes

“Il jazz mi piace molto però, devo ammetterlo, non è certo il mio concerto-tipo. Stare seduti, attendere in silenzio la fine del brano, non poter commentare quello che sta accadendo sul palco, applaudire con parsimonia. È il motivo per cui, se devo muovermi nel genere (nel senso di genere musicale), preferisco andare a vedere un concerto fusion. Idiosincrasie dovute al mio atteggiamento ossessivo-compulsivo a parte, posso dire che questo live è stato godibilissimo. Gli ottimi musicisti della band (l’affiatamento è palpabile, si vede che suonano insieme ormai da anni) hanno supportato il bassista nei brani più delicati come in quelli più energici. La setlist è passata con disinvoltura da pezzi hard-bop d’influenza mediterranea ad altri tendendi alla fusion, con una compattezza sonora degna di nota. Greame Flowers alla tromba ha illuminato più di una volta la mia serata e il fraseggio di McCormak al piano mi ha rapito con la sua eleganza. Highlight del concerto è stato certamente il bis in cui la band ha proposto un brano del grande Charlie “Bird” Parker. Faccio solo un piccolo appunto, giusto per non sembrare il classico entusiasta a prescindere; la tecnica slap di Kyle non è, a mio personalissimo modo di vedere, all’altezza di tutto il resto.” – R.J.

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2 risposte a “Appunti di Live: Kyle Eastwood

  1. bella l’idea del doppio commento. bisogna dirlo, anche se il jazz non mi piace, mi fate sempre venire voglia di esserci stata, ai concerti che descrivete.

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