Underground Music History: Soul Coughing

Una delle band di culto degli anni ’90, emersa da quel calderone di suoni improbabili che era la stagione del post-grunge. Guidati dai testi, scritti sotto forma di stream of consciousness, del leader Mike Doughty, i Soul Coughing erano un mix idiosincratico di rock alternativo, riff jazz, samples eccentrici, hip hop edulcorato, funk senza fronzoli ed elettronica. Forse un filo di avanguardia di troppo per pensare di sfondare nel mainstream musicale, ma con il loro sottile senso dell’umorismo e la loro immagine bohèmienne i Coughing riuscirono ad assicurarsi un solido seguito di fedeli, soprattutto, tra gli studenti dei campus universitari.

Nel 1992 Mike Doughty (cantante folk e poeta influenzato dalla scena beat) lavora come usciere al Knitting Factory, locale trendy nel giro degli artisti alternativi newyorkesi, in cui bazzica anche un certo John Zorn. È proprio qui che Doughty incontra il tastierista e sampler Mark De Gli Antoni, il contrabassista Sebastian Steinberg e il batterista israeliano Yuval Gabay. Prendendo il nome da una poesia che Doughty aveva scritto su una crisi di vomito di Neil Young, i Soul Coughing fanno il loro debutto (ovviamente) al Knitting Factory, nel giugno del ’92. La band continua a girare per i club della città costruendosi una solida reputazione e, nel 1993, riesce a strappare un contratto discografico alla Slash (succursale della Warner Bros): un anno dopo esce il disco di debutto, Ruby Vroom. È un album accolto in maniera entusiastica; la freschezza di tracce come “Blueeyed Devil” e “Moon Sammy” colpisce critica e pubblico, mentre la schizofrenia intelligente di pezzi come “Bus to Beelzebub” (in cui viene utilizzato il campionamento della “Powerhouse” di Raymond Scott, brano reso celebre dai cartoni animati dei Loony Tunes) ti cattura ascolto dopo ascolto. Una contaminazione di stili con tanto sex appeal da poterne dare in beneficienza.

Dopo solo 2 anni esce il secondo lavoro dei Coughing. Irresistible Bliss non riesce, però, a bissare il successo e, soprattutto, la genialità del suo predecessore. Troppo ponderato, troppo pop, meno spericolato rispetto a Ruby Vroom. Nonostante ciò, l’album ci regala una perla come il singolo “Super Bon Bon“. Ci penserà El Oso, uscito nel 1998, a rimettere a posto le cose. Quel cambiamento stilistico tentato e abortito in Irresistible Bliss viene qui portato a compimento. Il suono del nuovo album diventa più cupo e si sentono echi di drum ‘n’ bass e di jungle (“Rolling”, “Blame”). Al singolo “Circles” è affidato, invece, il compito di fungere da trait d’union tra il suono più spensierato degli esordi e la nuova cifra stilistica della band. El Oso è un disco insolito e temerario, che fa ben sperare per il futuro della band newyorkese.

Sfortunatamente la fine dei Soul Coughing è ormai prossima. Minata all’interno da dispute sulle royalties dei brani, la band entra in una crisi irreversibile che la condurrà, nel marzo del 2000, allo scioglimento.

Paolo Maugerio

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