Underground Music History: The Cramps

“Cantante psicotico cerca ex attricetta porno disposta a suonare la chitarra nel suo nuovo gruppo garage.”

La nascita dei Cramps potrebbe riassumersi in questa frase. Nel 1972 “Lux Interior” (al secolo Eric Purkhiser) incontra “Poison Ivy Rorshach” (alias Kristy Wallace) in California, ma è solo con l’aggiunta dei fratelli Gregory (chitarra e percussioni), avvenuta tre anni più tardi, che questa strana band può iniziare la sua scoppiettante carriera, incominciando con l’infilarsi nel giro del CBGB’s. Amanti dei b-movies horror e del rockabilly bianco, i quattro decidono di fondere le due passioni, coniando un nuovo stile musicale che porterà alla nascita del cosiddetto psychobilly; come se Link Wray e i Sonics avessero deciso di mettersi a cantare di cinema splatter. Guidati dal novello Vincent Price, Lux Interior, i Cramps propongono anche un nuovo stile che sarà ripreso poco dopo dalla nascente moda dark e dalle band gothic rock. Nei live, poi, i Cramps danno il meglio di loro e si costruiscono un’identità ben precisa; esibizioni assatanate e spettacolari nella tradizione del migliore shock rock (Interior che si ubriaca. Interior che si spoglia. Interior che si butta sul pubblico e ne riemerge con i brandelli del vestito di una ragazza. Interior che fa l’imitazione di un’auto). È il rock che ruba dagli anni ’50 e ’60 e che butta tutto in una pattumiera. Zero intellettualismi e tanto (in)sano divertimento.

Ma Pam Gregory lascia quasi subito la band e, dopo qualche avvicendamento lampo, è Nick Knox a prendere possesso di quel drum kit minimale che diventerà uno dei tanti marchi di fabbrica del gruppo. Con lui alle pelli i Cramps pubblicano un EP (Gravest Hits) e il loro primo album, Songs The Lord Taught Us (1980). Si tratta di uno dei grandi capolavori della musica alternative anni ’80; la ruvidezza delle distorsioni garage di Gregory incontrano le invenzioni rockabilly della Ivy (fantastica antivirtuosa dello strumento) e il primitivismo tribale di Knox, il tutto condito dal canto che giunge direttamente dall’oltretomba, filtrato e distorto, di Lux Interior. Rockabilly e surf music degenerate e imbevute di oscure referenze cinematografiche e di fumetti DC Comics. Le cover (ben 4) pagano poi il tributo alle radici della band e aggiungono un po’ di mostarda (come se ce ne fosse stato bisogno) al loro lavoro. Un album che proietta i Cramps nell’immaginario di tutti i teenager ribelli e disadattati di inizio anni ’80. Il secondo lavoro della band, Psychedelic Jungle (1981) vede l’abbandono di Bryan Gregory (storie di crisi mistiche o di droga sono le ipotesi più accreditate per questa sindrome da John Frusciante ante litteram), il cambio di sede a Los Angeles e l’ingresso in formazione di Kid Congo Powers (ex Gun Club e partner della Ivy). È uno Screaming Jay Hawkins che strizza l’occhio alla psichedelia e il risultato non è affatto male anche se, per assurdo, il disco risente della troppa pulizia nel mixaggio. Anche qui sono le cover a farla da padrone e “Don’t Eat Stuff Off The Sidewalk”, da anni in repertorio ma sino ad allora mai incisa ufficialmente, è certamente il pezzo migliore dell’album.

Dopo beghe legali varie e un discreto album live (Smell of Female) la band torna sulle scene nell’86, presentando al pubblico A Date With Elvis dove, per la prima volta viene aggiunto un basso al mistico calderone sonico. Si apre una nuova fase della loro carriera: le ritmiche vengono ridotte a favore di atmosfere più pacate e morbide. Nello scambio i Cramps ci perdono, ma i ragazzini stanno crescendo e, soprattutto, perdendo quella carica aggressiva che avevano agli inizi. Il nuovo album è una sorta di concept sulla sessualità dei teenager americani… c’è da dire che con i film dell’orrore c’era più fascino. Del 1990 è Stay Sick che ripropone la stessa formula del suo predecessore. Niente più parodie horror, ma erotismo post-puberale. Sono gli assoli della Ivy che tengono banco, oltre ad alcuni dei testi più comici e piccanti che potreste mai ascoltare in una band alternative di inizio ’90 (Primus permettendo). L’anno successivo Jim Sclavunos diventa il nuovo batterista della band (la storia infinita alle percussioni) e con lui danno alle stampe Look Mom No Head… ormai i Cramps non sono nient’altro che la citazione di loro stessi. L’età incalza e le prove successive (Flamejob, del 1994 e Big Beat From Badsville del 1997) non aggiungono niente -anzi forse tolgono- al mito dei Cramps.

Nel 2002 hanno tentato l’ultimo colpaccio pubblicando Fiends Of Dope Island e cercando di tornare ai fasti degli anni ’80 (ovviamente dopo aver cambiato il batterista). Missione non riuscita. Infine nel 2009 la saga dei Cramps si è conclusa definitivamente con la morte Interior a causa di una dissecazione aortica. Per tutti voi appassionati di film dell’orrore, rock ‘n’ roll degenerato e garage rock band degli anni ’80, formate da membri con evidenti disturbi istrionici della personalità, consigliamo l’ascolto dei loro primi tre album. Quantomeno per capire cosa diavolo sia questo fantomatico psychobilly sound.

Paolo Maugerio


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