Appunti di Live – Jazz:Re:Found & Four Tet

Four Tet mattatore, ma la serata Jazz:Re:Found del 22 giugno non si esaurisce con la spettacolare performance del dj londinese. Un’organizzazione impeccabile, una location perfetta e le piacevoli scoperte di Emika e di RocketNumberNine hanno reso la serata indimenticabile.

«Perché alla fine l’elettronica è il jazz del nuovo millennio», «Tutte queste zanzare mi rovineranno il festival», «Abbiamo bisogno di prendere altri drink; tu quanti ticket hai?». Queste alcune delle frasi-manifesto che ci hanno accompagnato nella serata del venerdì, al Jazz:Re:Found di Vercelli. L’obiettivo principale era quello di riuscire a vedere Four Tet (e i nostri precedenti non erano troppo incoraggianti, dato che, due anni prima, ci eravamo persi la sua esibizione al Club to Club di Torino, a causa di condizioni alcoliche barcollanti), tutto quello che avremmo incontrato sul nostro cammino sarebbe stato un di più. Beh, questo “di più” si è rivelato ricco, abbondante e di qualità, ad iniziare dalla location e dall’organizzazione: un’area alla periferia di Vercelli, comoda da raggiungere -ovviamente non per noi e per il nostro fantasmagorico senso dell’orientamento- e attrazzata di tutto punto, con stand di vario genere e ristorazione di categoria superiore (no, non i soliti panini, qui si parla di costine, agnolotti, pasta al forno e pure di un menù vegetariano).
Intanto sul main stage si alternavano Kwes -un sound non troppo interessante, che ci ha strappato la definizione di “long island annacquato”-, la bella Emika -downtempo dark con echi di dubstep, il tutto sostenuto da una voce molto “soul”; per noi la rivelazione della serata- e i RocketNumberNine -duo sintetizzatore-batteria, che ha offerto un sound vicino a quello di band come Caribou-. Già così si trattava di un festival di altissimo livello, ma mancava ancora il piatto forte.
Piatto che non ha tardato ad arrivare in tavola: solo qualche istante per i “classici” problemi tecnici e poi Four Tet è salito sul palco. È stato un live spettacolare, tirato e senza neanche un secondo di interruzione. Un viaggio lisergico nei recessi della mente umana; psichedelia musicale. La prima parte dell’esibizione di Kieran Hedben ha offerto percussioni tribali, cassa soffocata e tempi sincopati che sono poi sfociati, verso la metà del set, in un suono decisamente più dance, ma mai scontato; perfetto per far scatenare il pubblico numeroso. Nessun pezzo “famoso” tratto dai suoi album, solo pura improvvisazione elettronica (ok, Ableton ti semplifica le cose, ma questo non vuol dire) che ti pompava nella testa. Peccato per i 50 minuti di esibizione (davvero troppo pochi), ma si sa che la tempistica tiranna è normale in rassegne di questo genere.
A fine serata i dj set di O e Move D ci hanno accompagnato degnamente alla conclusione di questo festival, all’insegna dei suoni elettronici degli anni ’10.

E comunque le zanzare vercellesi un minimo ce l’hanno rovinata la serata…

R.J., Steve Mod, Federico P.

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3 risposte a “Appunti di Live – Jazz:Re:Found & Four Tet

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