Il Dr. Musikstein consiglia: Nostalgia Istantanea

“Nostalgia Istantanea”, Dargen D’Amico, 2012.

Hanno sempre detto belle cose di Dargen D’Amico. I suoi colleghi. I critici. Il pubblico. Anche Morgan e Fibra hanno speso a più riprese parole di elogio per il rapper di Milano (sì, è nato nelle Eolie, ma è più milanese di me). Io, al contrario, ho sempre avuto qualche riserva, ho sempre fatto il difficile e snocciolavo con facilità motivi da addurre ai miei dubbi. Il suo nuovo lavoro, quel Nostalgia Istantanea procrastinato a più riprese, mi ha invece spiazzato. Nel formato (2 pezzi lunghissimi, uno di 18 e l’altro di 20 minuti), nel supporto (pubblicato solo su vinile e in digitale), nei contenuti. Onore a Dargen, che senza farsi abbagliare dai complimenti che lo accompagnano ormai da tempo (per lui si sono spese parole come “genio”, “poeta”, “maestro”) non si è accontentato di pubblicare il compitino o, peggio, roba commerciale per fare cassa. Questo disco è la rappresentazione perfetta di Dargen: imprevedibile. I due brani che lo compongono sono un vero e proprio flusso di coscienza ininterrotto; si salta con disinvoltura da un tema all’altro e non importa se riuscite oppure no a star dietro al Signor D., basta lasciarsi trasportare dalle sue rime, nel peggiore dei casi ci sarà sempre tempo per un secondo ascolto. Nessun ritornello, nessuna collaborazione tipiche del genere, nessun compromesso. Solo le riflessioni sincere, con concetti a tratti anche profondi, del Dargen più autentico. E i giochi di parole, i neologismi, gli enjambement; il suo marchio di fabbrica.

I testi sono i protagonisti, certo, ma anche la musica non delude; pur se la “pecca” di sole 2 basi -che propongono poche variazioni durante tutta la lunghezza dei brani- è un neo che potrebbe far storcere il naso a qualcuno. Composta dallo stesso D’Amico e -nel caso della title track– dal compositore Emiliano Pepe, è un electro minimale, vagamente funk, dai bpm bassi, concepita come un accompagnamento. L’omonima traccia 1, è dolce, morbida, liquida, perfetta da ascoltare mentre si guida di notte. “Variazioni sul Tema” è, invece, il nucleo di tutto; richiami psichedelici/post-rock per venti minuti in cui succede un po’ di tutto; un vortice di suoni e idee. È qui che la struttura onirica appare più evidente che mai. Non si tratta di brani hip hop, siamo davanti a un unicum della canzone (d’autore) italiana; esperimento, viaggio, esperienza mistica. Non un album che si possa consumare a spizzichi e bocconi -al contrario di come molti vivono il prodotto musicale al giorno d’oggi-, qui l’approccio deve essere totale, come sottolineato dal formato vinile. Capolavoro? “Solo” un buon disco? Presa per il culo del vecchio Dargen? Non importa. Io mi arrendo, ascolto, apprezzo, consiglio e, a tratti, applaudo calorosamente.

Dr. Musikstein

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