Londra 2012: cerimonia di chiusura con The Who, Spice Girls e Muse

Come durante la cerimonia di apertura a Londra 2012, la musica ha fatto la parte del leone anche durante lo show di chiusura dei Giochi Olimpici, anzi in questa occasione è stata la protagonista indiscussa. Nello spettacolo conclusivo il direttore artistico, Kim Gavin, ha deciso di focalizzare l’attenzione sulla cultura musicale inglese e, per fare le cose in grande, ha chiamato gli Who e ha contornato la leggendaria band di Londra (o quel che ne rimane) con il meglio della musica made in U.K.

Per cominciare, ecco i Madness che, dalle sponde del Tamigi, infiammano il pubblico con la loro hit “Our House”. Subito dopo, a dargli il cambio sono gli One Direction (eh sì, la musica inglese è anche questa). Poi Gavin decide che è il momento di iniziare a sfoderare i grandi calibri, con Ray Davis che rilegge in chiave solista la “Waterloo Sunset” dei suoi Kinks, seguito dai set di Emeli Sandé e degli Elbow: la band inglese propone dal vivo “Open Arms” e “One Day Like This”, mentre nello stadio entrano le delegazioni delle nazioni partecipanti. Gli omaggi a Freddy Mercury e a John Lennon sono un breve, ma suggestivo intermezzo prima che George Michael, sulle note di “Freedom”, introduca il tributo a David Bowie (e mentre risuona “Fashion”, c’è spazio anche per la sfilata di Kate Moss e Naomi Campbell… la Gran Bretagna non si riduce alla sola musica, dopotutto). È uno spettacolo che a tratti ricorda più una pièce di Broadway, che un concerto rock, come quando Annie Lennox sale sul palco su di una specie di nave fantasma, in stile goth, cantando “Little Bird”. Tutto questo teatro dell’eccesso precede uno dei momenti più eccitanti della serata: “Wish You Were Here” eseguita da Ed Sheeran, accompagnato da un ensemble all-star, composto da Nick Mason alla batteria e Mike Rutherford alla chitarra. Dopo il classico dei Pink Floyd la psichedelia non abbandona il palco, perché subito Russell Brand delizia la folla cantando “Pure Imagination” (dalla colonna sonora di Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato) e “I Am The Walrus” dei Beatles. Poi un’altro dei momenti clou della serata, con Fatboy Slim che prende possesso del palco per un dj set carico di adrenalina.
Ma alla fine, diciamolo, stavamo tutti aspettando quasto momento… ecco le Spice Girls. La curiosità ci stava uccidendo: eravamo ansiosi di vedere come si erano ‘ridotte’. Le ragazze arrivano nello stadio in grande stile, a bordo di cinque black cab personalizzati, e subito sfoderano la superhit “Wannabe”, seguita a ruota da “Spice Up Your Life” (ripetiamo; la musica inglese è anche questa). Subito dopo è il turno di uno spettacolo che potrebbe essere intitolato “i Beady Eye suonano gli Oasis”: per andare sul sicuro la nuova band di Liam ripesca l’immortale “Wonderwall” e il pubblico risponde ‘presente’. Uno sgurado alla cultura inglese -pure se solo musicale- sarebbe incompleta senza un riferimento alla british comedy; ecco allora l’immancabile Eric Idle dei Monty Python che propone “Always Look On The Bright Side Of Life”. Un contraltare perfetto ai Muse che salgano finalmente sul palco (li si aspettava già all’apertura dei Giochi) per offrire al pubblico “Survival”, ovvero il brano scelto come colonna sonora della kermesse olimpica. Ancora un omaggio a Freddie Mercury, con Brian May, Roger Taylor più Jesse J alla voce, ad eseguire “We Will Rock You”, uno dei brani più suonati durante le gare. Nel finale i Take That (che suonano senza Robbie Williams) aprono la strada ai veri eroi della serata; quegli Who che offrono una degna conclusione allo spettacolo (e alle Olimpiadi), con una setlist ricca delle loro canzoni più rappresentative; da “My Generation” a “Baba O’Riley”. Tutto questo mentre i Blur suonano ad Hyde Park, assieme ai New Order, … così, giusto per gradire.

Bisogna dirlo, dopo una serata ricca di stelle come quella della cerimonia di apertura, molti paesi non avrebbero avuto a disposizione altre celebrità dello stesso spessore da buttare nella mischia. Ma qui è diverso; this is England, baby.

Lee Van der Graaf

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