La Notte della Taranta 2012. Bregovic: “chi non diventa pazzo non è normale”

25 agosto 2012. Piazzale ex-convento degli Agostiniani, Melpignano (Lecce).

La quindicesima edizione de “La Notte della Taranta” è stata, come al solito, uno spettacolo di rara bellezza, con il quale il Salento ha celebrato la sua cultura e la sua identità e con cui è diventato capitale della musica per una notte. E loro, il popolo della Taranta, c’erano proprio tutti, pronti a riempire di balli, allegria e tamburelli il piazzale dell’ex convento degli Agostiniani. Sul palco, oltre alle sculture del maestro Mimmo Palladino -trasformate in luci per l’occasione- il maestro concertatore Goran Bregović (che segue le orme di artisti del calibro di Stewart Copeland, Mauro Pagani e Ludovico Einaudi) ha condotto uno spettacolo coinvolgente e pirotecnico, che ha avuto il suo slogan adeguato nel mantra “chi non diventa pazzo non è normale”, che l’artista balcanico ha ripetuto senza sosta durante tutta la serata. Un Concertone che ha avuto il pregio dell’agilità e della ballabilità, perfettamente espresse dal popolo di cui sopra, che ha danzato e si è scatenati fino all’ultima pizzica.

Mai più di quest’anno è stata chiara l’intenzione di celebrare il Salento come terra di aggregazione, come culla culturale accogliente e ospitale. Oltre all’Orchestra La Notte della Taranta (che ormai ci dimostra tutta la maturità tecnica e musicale raggiunta), la Wedding and Funeral Band di Bregović ha ovviamente accompagnato in Puglia il compositore di Sarajevo e ha celebrato il matrimonio tra la tradizione della pizzica salentina e quella delle fanfare balcaniche. Un matrimonio felice, ma anche difficile a causa dei tempi diversissimi delle due culture. La soluzione allora è stata il meticciato musicale, con un po’ di pizzica alternata a qualche tempo dispari. Dalla ex Jugoslavia si sono poi unite alla festa la croata Tonci Huljic & Madre Badessa Band e la serba Nenad Mladenovic Orchestra. Quindi Balcani, ma non solo; il Coro delle Mondine di Novi, arrivato da quell’Emilia piegata dal terremoto, ha portato a Melpignano il suono della tradizione contadina. Pizzica e taranta come musica che unisce le culture più disparate; un “progetto” espresso magistralmente anche dall’intrusione di melodie napoletane e greche (perfino echi mariachi) all’interno delle più famose musiche salentine.

Una serata indimenticabile che non potrà che rimanere nel cuore di chi era presente, nonostante le immancabili polemiche seguite alla scelta di far suonare “Bella Ciao” (brano della Resistenza italiana, particolarmente caro a Bregović) alla fine del concertone. Simona Manca, vicepresidente della Provincia di Lecce, si è domandata il perché della scelta di utilizzare questo canto, divenuto ormai esclusivamente politico, nel festival della musica salentina, che è patrimonio culturale di tutti. Ma noi lo sappiamo da tempo, in Italia le cose funzionano solo se sollevano polemiche.

Orfeo

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