CineMusic: “Hair”

L’ultimo appuntamento di CineMusic si era concluso con un’osservazione sulla “socialità” della musica; mi aggancio a questo tema per parlarvi del film di questo mese: “Hair”.

Se “Lezione 21” era solo un piccolo pezzetto del lavoro provocatorio di Baricco, “Hair” di Miloš Forman diventa la provocazione per eccellenza. Il musical statunitense diviene simbolo sociale, un esempio musicale e culturale per la generazione degli anni ’70 e un punto di partenza per le nuove. “Hair” descrive ciò che erano gli hippie e il movimento della controcultura, persone e personaggi diventati “miti generazionali”, indimenticati al punto da ispirare i nuovi “rivoluzionari”. Lo scenario del film è quello di un’America in guerra con il Vietnam, conflitto osteggiato e rifiutato proprio dai “capelloni” protagonisti. Forman riprende il celebre spettacolo teatrale di James Rado, Gerome Ragni e Galt MacDermot e lo ripropone sul grande schermo. Per raggiungere la perfezione cinematografica, il regista resta con il genere “musical” dell’originale (pur discostandosene molto nella trama, motivo per cui gli autori originali furono scontenti dell’adattamento), anche per non lasciare fuori le musiche, le canzoni e i testi, indispensabili per entrare pienamentenel mondo dei ‘70s e per cercare di comprenderlo fino in fondo. L’intento riesce alla perfezione!

La pellicola è ambiziosa, provocante e ben fatta; un vero cult cinematografico, ma la parte del leone è svolta, ancora una volta, dalla musica. Gli attori, le ambientazioni, le singole scene, che a detta di molti falliscono nel catturare completamente l’essenza del musical originale e della cultura hippie, sono offuscate dalla grandiosità delle canzoni che diventano storia. C’è chi il film l’ha visto solo una volta, chi non l’ha proprio mai visto, chi non ne ha mai sentito parlare, ma tutti hanno deliziato, almeno una volta, di musiche e canzoni come “Aquarius” e “Let the Sunshine In”. Ciò che ancora una volta stupisce è l’impossibilità (o quasi) di creare un’opera artistica di successo senza il supporto della musica e anche in questo caso è proprio lei a diventare il punto focale dello spettacolo; la musica diventa quindi simbolo e soprattutto messaggio per lo spettatore… e proprio in quanto “messaggio” vi lascio con le parole di Aquarius:

“This is the dawning of the age of Aquarius, The age of Aquarius. Harmony and understanding, sympathy and trust abounding, no more falsehoods or derisions. Golden living dreams of visions, mystic crystal revelation and the mind’s true liberation. Aquarius! Aquarius!”

[Sta iniziando l’era dell’Acquario, l’era dell’Acquario. Ci saranno in abbondanza armonia e comprensione, tolleranza e verità, non più ipocrisia e scherno. I nostri sogni e i nostri ideali diventeranno reali, una rivelazione mistica, limpida come il cristallo e una vera liberazione della mente. Acquario! Acquario!].

Chelsea Girl

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