Muse – “The 2nd Law”

“The 2nd Law”, Muse, 2012.

The 2nd LawNel corso della loro carriera i Muse sono passati dall’essere descritti come dei Radiohead dei poveri (nei loro primi lavori), fino a Queen addicted negli ultimi due album. In mezzo -leggi Absolution, Black Holes and Revelations e, parzialmente, anche in alcuni brani di The Resistance– ci sono state le loro prove migliori (facciamo i bravi, inseriamo anche “Origin of Symmetry”), dove il terzetto inglese ha consolidato un suono proprio, pur con tutte le influenze del caso.

C’è da dire che i Muse hanno sempre fatto quello che hanno voluto con la loro musica e quando Matthew Bellamy dice che la band si diverte nello sperimentare stili differenti e nuovi suoni di certo non mente. In The 2nd Law il risultato si concretizza in canzoni molto interessanti (pur se prive di quella carica a tratti infernale dei primi Muse) che però fanno vacillare l’unità strutturale dell’album. Manca il filo conduttore del tutto -anzi il suono conduttore- e le varie contaminazioni -elettronica, funk, synthpop- non hanno nulla di rivoluzionario, annegate come sono in ritmi pop (ma come ormai già saprete, noi usiamo questo termine in accezione positiva). E proprio dove la band cerca la contaminazione ecco il risultato straniante di tutta l’operazione: ci sembra di riconoscere l’impianto strutturale delle canzoni à la Muse, ma è come se qualcun altro le avesse rifinite, prodotte e, in alcuni casi, anche suonate. “Madness” ne è certamente l’esempio principe; una delle canzoni migliori dell’album, lontana anni luce dal quel suono che abbiamo imparato a riconoscere negli anni in cui i Muse dominavano le scene del rock alternativo. “Panic Station”, come e più di “Supermassive Black Hole”, si affida al glam funk di Prince. La dubstep/brostep di Skrillex influenza effettivamente un paio di tracce, con “Follow Me” che continua la contaminazione dance anni ’90 che si era già sentita in alcune canzoni del disco precedente. “Big Freeze”, poi, sembra presa in prestito dagli ultimi U2, ovviamente “queen-izzati” quel tanto che basta. Di contro i risultati più interessanti possiamo trovarli nei due brani scritti (e cantati) dal bassista Chris Wolstenholme. “Save Me” è un delicato intervento che a tratti ricorda i Porcupine Tree più pop, mentre “Liquid State” ci riporta con la mente al suono di Absolution. Ancora pollice alto per l’inno olimpionico “Survival”, che nella sua struttura senza ritornello ci offre interessanti spunti da guitar hero; per il rock sinfonico di “Supremacy”; e per la delicata “Animals”, che ci fa fare un tuffo di 10 anni indietro nel tempo.

Forse quello che tiene insieme tutto questo turbinio di suoni diversi è proprio quella magniloquenza che abbiamo imparato a conoscere (e in alcuni casi ad apprezzare) nei Muse, da Black Holes in poi. Il disco è comunque buono, ben prodotto, ottimamente suonato pur nella pecca della sua mancanza di unità, nell’ampollosità sonora e nella ricerca dei Queen a ogni costo. Il fatto poi che Bellamy avesse puntato così tanto l’accento sulle contaminazioni elettroniche, poi rivelatesi marginali per impatto e numero, mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca.

Tracce consigliate: Supremacy, Survival, Animals.

Dr. Musikstein

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6 risposte a “Muse – “The 2nd Law”

  1. vabbeh, ma ormai qualsiasi cosa facciano i Muse viene presa in malo modo. ebbasta con sta cosa che ormai fanno schifo! anche a me piacevan di più all’inizio, però non riconoscere sforzo e inventiva nei loro nuovi lavori è da miopi! ovvio, può non piacere, è questione di gusti. è pop ed è molto eterogeneo, pazienza, di certo non mi darà fastidio ascoltare ‘Big Freeze’ solo perché mi ricorda gli INXS. sicuramente è straniante, per chi come me amava i Muse di ‘Origin of Symmetry’, però se non piace non lo si ascolta. il bello di questa recensione è che non condanna il disco, ti dice le sue caratteristiche (praticamente canzone per canzone) e quali sono i suoi punti forza. poi sta a ognuno decidere, ma prendersela con i Muse perché fanno la musica che vogliono mi pare eccessivo.
    è che la gente non ha nessuno spirito critico: i fan della band sembrano ultrà di calcio (e sicuramente chi incensa l’album in toto, ne capisce poco di musica), ma chi lo snobba perché la band non è più ‘in’ non è certo migliore.

  2. Sei stato fin troppo gentile. A parte un paio di canzoni (Supremacy e Animals) a me non è piaciuto per niente. Un lavoro pacchiano… sono come i Queen anche nell’inconsistenza dei loro album.

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