Underground Music History: Oingo Boingo

Oingo Boingo

Se vi dico il nome Danny Elfman voi cosa mi rispondete? Tu dici Tim Burton. Bene, giusto. Elfman ha curato la colonna sonora di dozzine dei suoi film. Il ragazzo in seconda fila cita la sigla dei Simpson. Ottimo. È stata composta sempre da Danny… Nessun altro? Sì, tu con la mano alzata laggiù… gli Oingo Boingo? Ragazzo, hai appena fatto jackpot. Già, perché il compositore di colonne sonore di film come “Edward Mani di Forbice” o “Batman”, all’inizio della sua carriera era il frontman di una delle band new wave più deliranti degli anni ’80: gli Oingo Boingo, per l’appunto.

Formatisi nel 1972 con il nome di The Mystic Knights of the Oingo Boingo, il gruppo è guidato inizialmente dal fratello maggiore di Danny, Richard Elfman. In questa sua prima incarnazione, la numerosa band è influenzata dal cabaret, da Frank Zappa e dal teatro dell’assurdo (si esibiscono vestiti da pagliacci, suonando cover di Cab Calloway in stile gamelan). Quando successivamente l’interesse di Richard si sposta verso il cinema, decide di lasciare la leadership del gruppo al fratello: con Danny la band svolta verso uno stile pop-rock, senza però rinunciare alla teatralità delle origini. Come regalo di addio, però, Richard decide di documentare l’essenza spettacolare dei loro concerti in un film: il cult Forbidden Zone, in cui Danny -che interpreta Satana- si esibisce in una fantastica cover di “Minnie the Moocher” di Calloway, con un testo modificato.

La trasformazione da truppa teatrale a rock band viene completata intorno al 1979 con una riduzione del personale coinvolto (“solo” più 8 musicisti) e il cambio di nome: un più corto, ma ugualmente assurdo Oingo Boingo. L’avventura discografica della band inizia nell’81, con il disco di debutto Only a Lad (che segue di un’incollatura il brillante EP omonimo, che contiene la superba “Ain’t This The Life“). Il disco, che si muove tra influenze ska, la new wave degli XTC, ritmi caraibici, contaminazioni jazz anni ’20 e una patina di synth, è  considerato dagli addetti ai lavori come il migliore dei Boingo e li aiuterà a farsi apprezzare anche al di fuori della nativa California. Dell’anno seguente è Nothing To Fear, che segue la formula del suo predecessore e vanta alcuni dei brani più interessanti di Elfman & Co., come l’operetta “Reptiles And Samurai” o l’incalzante “Insects”. La band viene paragonata sempre più spesso ai Devo, pur se non riuscirà mai a raggiungere la fama dei colleghi. Seguono Good For Your Soul (1983) e la parentesi So-Lo (1984), disco solista di Elfman in cui, però, la sezione musicale è curata dai membri dei Boingo. Il primo è un album discreto, trainato da brani come “Who Do You Want to Be” e “Nothing Bad Ever Happens to Me”. Il secondo è, invece, un disco dispensabile in cui l’highlight è il singolo “Gratitude”. Dead Man’s Party, del 1985, contiene due dei brani più famosi dei Boingo: l’apocalittica “Weird Science” e la fanfara di “Dead Man’s Party”. Questo disco è la sintesi del suono e dell’estetica mid ’80s dei Boingo e un must per tutti i cultori della new wave. Contemporaneamente Elfman incomincia la sua brillante carriera di compositore, curando la colonna sonora di Pee-wee’s Big Adventure e A Scuola Con Papà.

Da questo momento in poi gli Oingo Boingo iniziano a diradare le pubblicazioni. Nell’87 esce un deludente Boi-ngo, seguito da un altrettanto insoddisfacente Dark At The End of The Tunnel. Siamo ormai alle battute finali per una band il cui leader sembra concentrarsi sempre più sulla carriera di compositore, relegando il rock a semplice hobby, e deve soprattutto preoccuparsi per le sue orecchie malandate. Il tentativo finale di modernizzare il proprio sound viene attuato in Boingo (del 1994), in cui la band accorcia nuovamente il proprio nome, e l’ottimo live Farewell, registrato il giorno di Halloween dell’anno seguente. Sono gli ultimi sprazzi di una band culto degli anni ’80, che rimarrà nella storia della musica, pur se in una dimensione prettamente underground.

Paolo Maugerio

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