Amarcord live con Rockabilly Joe: Dave Matthews Band

Approfittando dell’uscita dell’ultimo album della band di Charlottesville, “Away from the World” (2012), il nostro R.J. continua il viaggio nei suoi ricordi concertistici e ci racconta di quando era al Lucca Summer Festival, nel luglio del 2009.

5 luglio 2009. Piazza Napoleone, Lucca.
Lucca Summer Festival 2009Una cornice incantevole. Un pubblico caldo e appassionato. Una band di musicisti tecnicamente sopraffini. Cosa chiedere di più? Ah già, quasi tre ore e mezza di concerto praticamente no-stop. Quasi tre ore e mezza di puro godimento musicale.
La Dave Matthews Band mancava dall’Italia da ormai 11 anni, ma grazie alla petizione, sottoscritta dai suoi numerosi fan, eccola finalmente tornare nel Belpaese. Nessuno vuole perdersi questa data storica e la cittadina di Lucca si popola di turisti fin dalle primissime ore del pomeriggio. Dopo un giro per le pittoresche vie lucchesi è meglio raggiungere Piazza Napoleone, in cui si sta già formando una coda chilometrica per accedere allo spiazzo antistante il palco. La piazza è semplicemente perfetta per un concerto (non per niente è la sede del Lucca Summer Festival da molti anni); incantevole, spaziosa, con un’acustica semplicemente perfetta.
Per intrattenere i fan viene mandato allo sbaraglio Jury, artista uscito da una qualche competizione tipo “Amici” o “X Factor” [qualcuno sa se adesso, anno di grazia 2012, il plantigrado sia ancora in libertà?]. Per carità, il ragazzo sarà anche bravo, ma il suo genere musicale non c’entra niente con la serata e il pubblico vuole solo la DMB. Le richieste della folla scatenata sono presto esaudite e, con solo 10 minuti di ritardo sul programma, ecco che i musicisti salgono sul palco. L’inizio del concerto è un po’ sottotono; il pubblico ci mette un paio di canzoni ad ingranare, ma dopo poco prende addirittura in mano la situazione, cominciando a intonare il coro di “#36 – Everyday”, brano storico che dopo pochi minuti la band decide di eseguire, cedendo alle pressioni della folla. È il punto di rottura: pubblico a band si esaltano a vicenda. Dave Matthews dimostra un calore verso il nostro paese quasi commovente (ovviamente scappano le solite dichiarazioni d’amore per cibo e vino) e tutti i musicisti, compreso lo stesso Dave solitamente parco, si lanciano in una serie di fantastici assoli che impreziosiscono e stravolgono la struttura dei brani, nella migliore tradizione dei Grateful Dead. Carter Beauford alla batteria è semplicemente mostruoso, così come lo sono gli assoli spezzagambe del folletto magico Tim Reynolds. C’è anche un delicato momento per ricordare LeRoi Moore, sassofonista fondatore della band, morto nell’agosto dell’anno precedente [2008].

DMBPassa il tempo (anzi, le ore), ma l’intensità non accenna a diminuire; al contrario la band è sempre più carica (forse c’entrano le bottiglie di Chianti che si mormora i musicisti abbiano fatto fuori, subito prima di salire sul palco) e la scelta di brani storici fa letteralmente impazzire il pubblico. Ci sono tutte, da “#41” a “Jimi Thing”, oltre alle nuovissime canzoni tratte dall'[allora] ultimo album Big Whiskey and the GrooGrux King. “Ants Marching” sembra la chiusura perfetta e, quando la band abbandona il palco, tra la folla ci si guarda l’un l’altro, completamente soddisfatti per la magica serata. Ma non è finita. Ecco che la DMB rientra, pronta a regalare altre perle (come la poetica “Gravedigger”, dall’album solista di Dave, o “Two Step”) e altre emozioni. Ma è la volta che anche la band americana riceva un regalo inaspettato dai suoi fan: al suo rientro sul palco, Dave e soci si trovano davanti centinaia di spettatori che indossano le maschere di GrooGrux King (anche questo un sentito omaggio allo scomparso Moore). Forse proprio per questa empatia reciproca che va ad aumentare, la DMB decide di fare un ulteriore regalo al suo pubblico: si tratta del secondo encore e anch’io inizio a pagare dazio per la lunga giornata e per il sole che mi ha lentamente fritto il cervello, da bravo esaltato però non rompo le file e continuo a godere di questo splendido spettacolo musicale. “Rye Whiskey”, cover di Tex Ritter, e la sincopata “Rapunzel” chiudono (questa volta definitivamente) il concerto.
Tre ore e mezza di musica dal vivo sono, ormai, una rarità assoluta nel panorama concertistico. La DMB è ora scesa dal palco, ma la gente resta ferma in piedi, scioccata, come in trance. Molti ancora non riescono a credere a quello che hanno visto e sentito, me compreso.

Da questo fantastico concerto la band ha tratto il triplo live “Europe 2009”, che vi consiglio calorosamente.

Rockabilly Joe

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