Appunti di Live (sbiaditi): Tame Impala

26 ottobre 2012, Magazzini Generali, Milano.

Per la prima volta, il vostro fido R.J. (seguito dai suoi compagni di live preferiti, Ellis Anthon e Steve Mod) deve ammettere la sconfitta. Una combinazione di traffico, pioggia, inettitudine nostra e delle autostrade italiane ci hanno impedito di seguire il concerto dei Tame Impala se non per una manciata di canzoni nel finale (abbiamo riconosciuto “Apocalypse Dreams”). Certo non ha aiutato il fatto che un live del genere, con così tanto hype e pubblico, sia iniziato molto presto (il gruppo spalla, gli Young Dreams, hanno incominciato a suonare alle 20.00) e sia finito alle 10e15 (prima volta in vita mia che mi sia capitato di uscire da un locale così presto) con la band australiana che ha suonato circa 50 minuti. Ribadiamo poi la nostra opinione sui Magazzini Generali, già esplorata durante il concerto dei Kaiser Chiefs: troppo stretto e lungo per permettere una buona visibilità anche a chi rimane bloccato indietro, causa calca.
Ma certamente la nostra opinione è di parte a causa delle disavventure, lungi da noi quindi giudicare il concerto o i Tame Impala in sé; probabilmente fossimo arrivati in orario (o in anticipo), ci fossimo sbronzati e avessimo trovato dei posti almeno passabili, avremmo avuto solo parole di elogio per la serata. In ogni caso, molte colpe nostre e poche dell’organizzazione e della scelta degli orari.

Sorry guys, we just failed.

Rockabilly Joe

Ma il nostro blog ha mille risorse e per completezza “giornalistica” abbiamo chiesto ad un vecchio amico, che era presente al concerto (ed è riuscito a seguirlo nella sua interezza) di raccontarci le sue impressioni, libero dai nostri pregiudizi di fan turlupinati da un’organizzazione (la nostra) traballante:

«Un pubblico anni ’70, con look “rivoluzionario”, composto da baffi, capelli lunghi, polacchine, eskimo e maglioni a righe, non particolarmente pronto ad accogliere la band. Così descriverei la moltitudine di spettatori presenti al concerto dei Tame Impala; (troppa) gente pronta ad acclamare le tracce tratte da Innerspeaker (poche e non quelle che il pubblico si aspettava), ma poco presa quando la band australiana proponeva i brani dell’ultimo Lonerism (quando hanno suonato “Elephant” mi sarei aspettato che venisse giù il palazzo, invece tutti fermi). Si è trattato di un concerto che non mi ha esaltato o coinvolto più di tanto; non un live da maglietta e vinile all’uscita, insomma. Sarà che gli Impala sono un gruppo da sentire più al 26 di luglio che al 26 di ottobre, per di più in una Milano piovosa, ma mi è parso che questo concerto fosse quasi una sorta di routine per loro. La band sembrava spenta (anche quando si sono lanciati in quegli infiniti intermezzi strumentali, c’era sempre l’impressione che potessero fare di meglio) e suonare solo una cinquantina di minuti mi è parsa quasi una mancanza di rispetto per i fan venuti da lontano; unica data in Italia, si poteva fare di più. Troppi, poi, i brani mancanti; dov’erano “Expectations”, “Runway Houses City Clouds”, “Lucidity”, “Sundown Syndrome”, ecc.? Ma nonostante tutti questi difetti, ascoltarli è stato comunque un piacere e ci sono state delle gemme assolute come “Apocalypse Dream”. In sintesi non il concerto migliore a cui abbia partecipato, sia per la location (troppo piccoli i Magazzini) che per il live sottotono della band, però almeno sono riuscito a vedermi i Tame Impala.»

Cantor

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3 risposte a “Appunti di Live (sbiaditi): Tame Impala

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