Club to Club 2012. Torino capitale della musica elettronica

C2C12Tra le decine e decine di mostre, concerti, fiere, vernissage, dj set ed eventi che si snodano durante tutta la breve durata della Contemporary Week di Torino, è stato davvero complicato (se non quasi impossibile) riuscire a seguire nella sua interezza questo Club to Club 2012. Il nostro blog, con l’aiuto di alcuni fidi collaboratori “irregolari”, ha fatto il possibile per assistere a quanti più eventi possibili, in modo da potervi raccontare la nostra parziale esperienza che (spoiler alert) si è rivelata semplicemente fenomenale. Dagli eventi free ai grandi main act tutto è stato curato, fin nei minimi dettagli, in maniera impeccabile e la risposta del pubblico è stata delle migliori. Anzi, la grande affluenza ha finito per penalizzare alcune performance, a cui abbiamo assistito schiacciati come le proverbiali sardine. Ma fossero questi i problemi dei festival…

8 novembre
Il nostro C2C inizia con l’inaugurazione alla Fondazione Sandretto Rebaudengo: aperitivo di classe e buona musica. Tra i dj in apertura anche il nostro buon amico e collaboratore Federico Patafi che ha scaldato la piazza con le sue scelte sempre interessanti e non convenzionali. Subito si passa a nomi con l’hype grande come una noce di cocco e Evian Christ, Vessel e il torinesissimo Vaghe Stelle si mettono al lavoro. Il mattatore si è rivelato (prevedibilmente) Vessel, con un set in parte dub, in parte techno e in parte “musica che ci piace ma che sfugge alle rigide classificazioni”. Evian Christ, invece, non colpisce particolarmente (lui tecnico, ma la musica scelta coinvolge il giusto), mentre Vaghe Stelle è meno ardito del solito nella scelta delle canzoni (un tocco di “dance” in più), ma sempre piacevole nella sua psichedelia elettronica.
La serata continua, poi, al Lapsus… l’alcool ingurgitato e la calca da apocalypse movie ci fanno perdere contatto con quello che ci capita intorno (compreso il nostro eroe Mohko, che non avremmo mai voluto perderci), però Lone ce lo ricordiamo bene. Lo ringraziamo per aver iniziato a suonare prima dell’orario da scaletta, ma il dj inglese ci scivola addosso come acqua fresca. Non che abbia suonato male, ma ci aspettavamo di più (e il suono era davvero inadeguato). Il resto è avvolto in una nube di ricordi confusi, ma il mood è stato certamente dei migliori (anche se il risveglio in pieno hangover un po’ meno).

9 novembre
Kode9La nostra serata comincia nuovamente alla Fondazione Sandretto, con una listening session di Kode9. Piacevole e interessante scoprire alcuni dei pezzi preferiti da Steve Goodmans (ad esempio Timbaland, o la fusion di Miles Davis), ma il culmine è quando il nostro ci fa ascoltare un suo brano inedito, ancora da completare (ve l’abbiamo già proposto in un precedente Pillole di Musica, ma ripostiamo il link). Ci si sposta poi all’Hiroshima (sì, abbiamo deciso di seguire Kode9 in pellegrinaggio e ci dispiace per i fan di Jeff Mills che si aspettavano un nostro report) e iniziamo la serata ascoltando il torinese Guido Savini (di pura razza Srsly come Vaghe Stelle), seguito da Thelicious. Ma noi abbiamo orecchie solo per Kode9. Steve non tarda ad arrivare e a mezzanotte circa ci propone una preview del suo dj set in cui ci fa ascoltare 5 o 6 nuovi pezzi di Burial (anche in questo caso vi riproponiamo il link) in bilico tra trip hop e minimal. Le vicissitudini serali ci fanno perdere Jam City e Actress, ma torniamo in pista per il duo dei Disclosure. Buona tech-house per scatenare alla grande il pubblico.
Alla fine c’è il grande ritorno alla consolle del nostro amico Kode9; una maratona di 3 ore per ribadire che il C2C 2012 è roba sua. Suono del ghetto, o black se preferite: hip hop, garage, jungle, house, Kode9 li sviscera tutti e, con così tanti anni di esperienza nel mondo dell’elettronica, lo fa nel migliore dei modi e ci tiene incollati sotto il palco per tuta la durata del suo set.

10 novembre
Qui ci prendiamo una serata di pausa (pessima idea a posteriori), ma grazie ad alcuni amici/infiltrati al Lingotto Expo possiamo comunque riportare qualche informazione succulenta. Possiamo ad esempio raccontarvi del pessimo concerto di Nina Kraviz: pessimi visuals, pessimi ballerini, pessima lei che gracchia nel microfono e fa poco di quello che si dovrebbe fare ad un festival di elettronica. Oppure possiamo citarvi il coinvolgente spettacolo di un John Talabot senza maschera: performance brillante, con l’aiuto della sua sidekick Pional. Un electro-pop ’80s, ipnotico e con un pizzico di house e techno. E poi l’attesissimo SBTRKT; ottima scelta di pezzi dal sapore black, anche se il tutto ha suonato fin troppo pulito. Infine Shackleton; sperimentale senza per questo perdere grip sul pubblico. Loop combinati a suoni triballi: davvero di classe. Glissiamo invece sull’esibizione di Apparat di cui abbiamo solo sentito un gran male (gente che si è pure annoiata, ebbene sì).

Flying Lotus
La domenica assistiamo alla conclusione migliore per questo C2C. Non era possibile prescindere da lui, anche perché è stato il nome forse più chiacchierato di questi quattro giorni (se escludiamo l’onnipresente Kode9). Parliamo, ovviamente, di Flying Lotus, l’ospite più atteso; le aspettative per la sua esibizione erano mostruose, ma il Loto Volante non ha deluso. Addirittura lo slogan della serata, The Future Is Yet to Come, è diventato l’ideale rappresentazione dell’intera manifestazione elettronica torinese. La performance è di quelle che lasciano il segno con un dj set potentissimo che strizza l’occhio all’hip hop, sminuzza l’R&B, centrifuga techno e bass music britannica. La musica è certamente interessante, ma sono i cosiddetti visuals (qui battezzati Layer3) a rubare lo show: Flying Lotus suona, con i suoi laptop e pads vari, sistemato “a sandwich” tra due teli semitrasparenti, sui quali vengono proiettate complicate grafiche con effetto 3D, in una sincronia impressionante con il suono. Accattivanti e coinvolgenti oltre ogni previsione, hanno la forza di distogliere l’attenzione dal fatto che, alla fin fine, Steven Ellison non sta poi facendo niente di così strabiliante (seppur sopra la media). Afrofuturismi e psychedelicatessen. E anche qui è obbligatorio un bel link per cercare di farvi godere almeno un millesimo del suo spettacolo.
Infine, per soprammercato, ci siamo beccati anche le esibizioni di Martyn (techno e un pizzico di drum ‘n’ bass) e Kode9 (sì, ancora lui!), che continua il discorso lasciato in sospeso all’Hiroshima, con i suoi amati suoni hip hop/grime.

Questo #C2C 2012 (ormai giunto alla dodicesima edizione) è stato un vero successo; per pubblico, partecipazione, organizzazione, nomi coinvolti, servizi offerti al pubblico, logistica, varietà di generi e location. Una vittoria su tutti i fronti. Perfino le preview di Milano (con i Liars ai Magazzini Generali) e Londra (con OneCircle, Esperanza e altri al Village Underground) sono state un trionfo. Ancora due considerazioni per concludere: prima di tutto un plauso al pubblico, ordinato, competente e dalla mentalità aperta ad ogni genere di declinazione elettronica. Secondo; questa rassegna elettronica ci ha messo davanti al sound dei prossimi anni (che già avevamo intuito): il revival della techno, seppur con un’evoluzione dei bpm e con un retaggio di dubstep. Noi ora recuperiamo gli arretrati di sonno, curiamo i piedi gonfi, ma non vediamo l’ora che inizi il Club to Club 2013.

DJ Mix, R.J., Eddie Rod

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Una risposta a “Club to Club 2012. Torino capitale della musica elettronica

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