12.12.12: The Concert for Sandy Relief

12-12-12 concertDi gente che la butta sul “noi siamo contro a prescindere” ne è pieno il mondo. Quando poi dai a questi personaggi un argomento su cui discutere come il fantomatico ‘concerto di beneficenza’ eccoli partire in quarta: “Non c’è niente di genuino”. “Sono tutte operazioni commerciali”. “Solo dei venduti con l’immagine da benefattori”. Dal Live Aid al nostro Italia Loves Emilia la solfa non cambia (si era salvato giusto il Concerto per il Bangladesh del ’71, ma solo perché era il primo del suo genere). Il 12.12.12 The Concert for Sandy Relief non ha fatto eccezione. Inutile dirvi che a noi poco interessa partecipare a questa sterile conversazione (e forse potete anche capire facilmente da che parte stiamo) perché quello che vogliamo fare davvero è parlare della musica. E qui di musica ce n’è stata parecchia.

Partendo con un Bruce Springsteen più scatenato che mai. Il Boss ha emozionato il pubblico, chiudendo poi la sua setlist con un duetto particolarmente sentito; quella “Born to Run” inno generazionale, cantata assieme a Jon Bon Jovi. Due figli del New Jersey (una delle zone più colpite dal disastro) che sventolano con orgoglio il loro patriottismo… una di quelle cose che fa andare giù di testa gli americani. A parti invertite è stato poi Bruce a fare una comparsata, durante la solida esibizione dei Bon Jovi, in cui ha cantato “Who Says You Can’t Go Home”. Assolutamente fantastica l’esibizione di Eric Clapton, sia in elettrico che acustico. Tra l’altSpringsteen 12-12-12ro il nostro Slowhand è stato l’unico a non proporre al pubblico i suoi brani più famosi e ready made, al contrario ha scavato nella sua discografia, tirando fuori pezzi meno conosciuti. Gradevole Billy Joel, che con questo ritorno in grande stile è sembrato anche “meglio dell’originale” di qualche anno fa. Breve, ma intensa l’esibizione di Chris Martin, che oltre alle qualità canore, ha avuto anche il merito di portare (a sorpresa) Michael Stipe di nuovo su di un palco: la loro “Losing My Religion” è stata uno dei brani più intriganti del concerto. Una sicurezza Roger Waters, che ha proposto i brani che tutti si aspettavano e volevano (da “Another Brick in the Wall – Part 2” a “Money”), ma che ha toccato il punto più alto non con la sua performance, ma con un momento di commovente umanità: il tenero abbraccio tra l’ex bassita dei Pink Floyd ed Eddie Vedder al termine di “Comfortably Numb”.

Ovviamente qualche leggera pecca c’è stata. La comparsata dei Rolling Stones, ad esempio, è sembrata un po’ fuori contesto, anche se l’intermezzo umoristico messo in piedi da Mick Jagger è stato superiore a quello dei comici professionisti presenti al concerto. Si, parliamo proprio dell’imbarazzante Adam Sendler, con la sua parodia “Sandy Screw Ya” sulle note della coheniana “Hallelujah”. Poi c’è da ammettere che le due-canzoni-due della bella Alicia Keys sono state un po’ risicate, pur se è stato suo il gran finale, con l’emozionante “Empire State of Mind (Part II) Broken Down”. Ottima l’esibizione degli Who (soprattutto quando hanno proposto “Bell Boy”, branoClapton 12-12-12 in cui ha cantato il compianto Keith Moon, grazie alla magia degli archivi video), pure se avremmo fatto volentieri a meno del petto nudo di Roger Daltrey. Stessi problemi con la moda anche per la gonna (kilt?) di pelle di Kanye West, ma della sua performance non ci si può lamentare (insomma, il suo è stato un mega-medley in cui ha buttato dentro tutti, e ribadiamo tutti, i singolacci).
In chiusura è stato il turno di Sir Paul. Esibizione ottima, ma ancor più fantastiche sono state le ospitate; prima la bravissima Diana Krall, poi i superstiti dei Nirvana (Grohl, Novoselic e Pat Smear). Il trio, con McCartney frontman d’eccezione, ha proposto “Cut Me Some Slack”, un inedito nato durante una jam di qualche mese prima (il brano sarà inserito nella colonna sonora del documentario sui Sound City Studios, diretto da Dave Grohl). Quindi mettiti l’anima in pace Courtney, l’esibizione è stata incredibilmente interessante, supportata da una prova vocale ottima da parte del Macca.

Come accennavamo ad inizio post, le dietrologie non ci interessano, soprattutto perché qui c’era tanta buona musica. Magari non sempre espressa al massimo delle potenzialità, ma era per una buona causa, quindi perdoniamo volentieri tutto il mediocre. E comunque anche il peggior brano del concerto è stato di gran lunga superiore ai presentatori che hanno cercato di allietare la serata; davvero scialbi e superficiali (si spera fosse per l’emozione). No, non tu Billy Crystal, we love you.

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