Ricapitolando il 2012 – Parte I

Ecco a voi il solito riassuntone finale degli album usciti nel 2012 (ovviamente non tutti, non siamo super-uomini, però qui trovate i più importanti e sicuramente i più interessanti). Lo staff de “La Lira” si è messo sotto a spulciare quanti più dischi possibile per potervi dare qualche degno consiglio e sparare qualche giudizio senza peli sulla lingua (già, alla fine si tratta del nostro lavoro). Il numero degli album recensiti è lievitato così velocemente che siamo stati costretti a dividere questo articolo in altri due post supplementari, che pubblicheremo nei prossimi giorni. Vi auguriamo una buona lettura.

  • Aerosmith – “Music from Another Dimension!”. Troppe ballad e davvero poco rock & roll. Non il disco che ci aspettavamo per il ritorno in grande stile degli Aerosmith.
  • AIR – “Le Voyage Dans La Lune”. Lisergico e notturno.
  • Alt-J – “An Awesome Wave”. Abbiamo un debole per il quartetto di Cambridge. Consigliatissimo.
  • Andy Stott – “Luxury Problems”. Liquido e tetro. Il disco fonde insieme le molte anime del producer inglese.
  • Andrew Bird – “Break It Yourself”. Il re dell’indie folk è tornato.
  • Animal Collective – “Cantipede Hz”. Psichedelia caracollante.
  • Balthazar – “Rats”. Un po’ acerbi, ma promettenti.
  • Band of Horses – “Mirage Rock”. Buon lavoro, anche se manca qualcosa rispetto agli ultimi album.
  • Bat for Lashes – “The Haunted Man”. Seducente. proprio come Natasha.
  • Beach House – “Bloom”. Ancor più curato del suo predecessore. Neoromantico.
  • Beth Orton – “Sugaring Season”. Sofisticato.
  • Bloc Party – “Four”. Nulla da dire. Un paio di canzoni passabili.
  • Blood Red Shoes – “In Time To Voices”. Ci aspettavamo molto di più.
  • Bob Dylan – “Tempest”. Al livello dei suoi dischi migliori.
  • Bobby Womack – “The Bravest Man In The Universe”. Il grande Bobby ha ancora il potere di commuoverci.
  • Breton – “Other People’s Problem”. Urban. Sociopatici. Post-hipster. Ovvero, una band da tenere d’occhio.
  • The Brian Jonestown Massacre – “Aufheben”. Come al solito riescono a far sembrare fresca la psichedelia dei Beatles e degli Stones.
  • Bruce Springsteen – “Wrecking Ball”. Compassato.
  • Calexico – “Algieris”. Epico. Immaginatevi il vento del deserto texano che soffia da est.
  • Cat Power – “Sun”. Siamo già contenti di riaverla tra noi. Del disco, che ha i suoi bei momenti, ci interessa fino ad un certo punto.
  • Chairlift – “Something”. Leggero ed elegante.
  • Chromatics – “Kill for Love”. Ovvero guidare in una solitaria notte metropolitana. Sì, praticamente è la colonna sonora di “Drive”.
  • Clinic – “Free Reign”. Un altro esempio della versatilità di questa band.
  • Cloud Nothings – “Attack On Memory”. Una delle sorprese del 2012. Un tuffo negli anni ’90.
  • Cody ChesnuTT – “Landing on a Hundred”. Ok, non avrà la carica innovatrice del suo debutto autoprodotto, “The Headphone Masterpiece”, ma è disco assolutamente indispensabile per tutti gli amanti della soul music. Riappacificatore.
  • Crystal Castles – “III”. Piacevole e curato.
  • Damon Albarn – “Dr. Dee”. Non lo si può valutare con i parametri usati per gli altri album; qui stiamo parlando di una vera opera (nel senso lirico del termine). Clericale.
  • The Darkness – “Hot Cakes”. Hard rock cafone.
  • Dave Matthews Band – “Away From the World”. Ispirato. Forse un tantino troppo delicato.
  • David Byrne & St. Vincent – “Love This Giant”. Art funk eccentrico. E questo inedito duo funziona più che bene insieme.
  • Dead Can Dance – “Anastasis”. Direttamente dalla cripta.
  • Deadmau5 – “Album Title Goes Here”. Un ritorno all’elettronica dei Chemical e degli Underworld. Passatista.
  • Deftones – “Koi No Yokan”. Brillante e dinamico.
  • dEUS – “Following the Sea”. Rispetto alla loro carriera, disco dispensabile.
  • Dinosaur Jr – “I Bet On Sky”. Ottimo e vario.
  • Dirty Projectors – “Swing Lo Magellan”. A nostro avviso si tratta di un album pieno zeppo di idee, che però riesce a sviluppare solo a tratti.
  • Dirty Three – “Toward The Low Sun”. Un disco che ha la capacità di elevarti e di farti sentire leggero.
  • Divine Fits – “A Thing Called Divine Fits”. Un esubero di anni ’80. Ora basta, però!
  • Django Django – “Django Django”. Come i Clinic sotto sedativi. Però interessanti.
  • Donald Fagen –“Sunken Condos”. Raffinato.
  • Elbow – “Dead in the Boot”. Una compilation di b-sides bella ed efficace come un ‘vero’ e proprio album.
  • Ellie Goulding – “Halcyon”. Dopo questo lavoro Ellie è a un bivio: può esplodere diventando grande o implodere e sparire. Noi aspettiamo, ma intanto ci godiamo Halcyon.
  • Fiona Apple – “The Idler Wheel”. Uno dei dischi migliori dell’anno. Musica minimale, ma di rara efficacia.
  • The Flaming Lips – “The Flaming Lips & Heady Fwends”. Non è un vero album, ma una raccolta degli EP usciti durante l’ultimo anno. Stranamente funziona più che bene e offre alcune ottime canzoni. Un po’ sovrabbondante.
  • Flying Lotus – “Until The Quiet Comes”. Misticheggiante. Da avere.
  • Four Tet – “Pink”. Ancora una raccolta (questa volta di vecchi singoli usciti in vinyl only, più due inediti) che si fa ascoltare. Decisamente si fa ascoltare.

 continua

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Una risposta a “Ricapitolando il 2012 – Parte I

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