Ricapitolando il 2012 – Parte II

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  • Frank Ocean – “Channel Orange”.  Il miglior album di musica black che abbiamo ascoltato da molto tempo a questa parte.
  • Gaslight Anthem – “Handwritten”. Maturati e bilanciati.
  • Godspeed You! Black Emperor – “Allelujah! Don’t Bend! Ascend!”. Monolitico. Uno dei lavori migliori dell’anno.
  • Green Day – “¡Uno!” / “¡Dos!” / “¡Tré!”. Non scriviamo nulla per decenza.
  • Grimes – “Visions”. Lavoro di rara efficacia, anche se non giustifica l’hype che si era creato attorno a questa ragazza.
  • Grizzly Bear – “Shields”. Disco indie dell’anno? Forse no… oppure…
  • The Hives – “Lex Hives”. I soliti Hives. Pollice alto.
  • Hot Chip – “In Our Heads”. 80s power. Però rielaborato intelligentemente, al contrario di altri.
  • Ian Anderson – “Thick As A Brick 2”. Per i fan dei Jethro Tull e del prog.
  • Jack White – “Blunderbuss”. Turgido come suo solito.
  • Japandroids – “Celebration Rock”. Altri Hives. Se ne sentiva davvero il bisogno? Almeno hanno il pregio di essere esuberanti e divertenti.
  • Jessie Ware – “Devotion”. Soul-pop sofisticato e sensuale.
  • John Talabot – “fIN”. John non crea niente di particolarmente originale, ma non si può falsificare la qualità… e in questo album ce n’è parecchia. In lizza per il premio di album elettronico dell’anno.
  • The Jon Spencer Blues Explosion – “Meat + Bone”. Cazzuto garage blues.
  • Keane – “Strangeland”. Un buon lavoro in pieno stile Keane. Sapete cosa aspettarvi.
  • Kendrick Lamar – “Good Kid, M.A.A.D City”. Una delle sorprese del 2012. Narrativo, organico, accessibile; piace sia ai fan dell’hip hop mainstream che ai cultori di quello più underground.
  • The Killers – “Battle Born”. Le coordinate sono gli U2 di Joshua Tree, la Mtv generation e Bruce Springsteen. Agitare, ma non shakerare. L’estetica ben precisa fa sì che il disco sia amato da alcuni e disprezzato dagli altri.
  • Killing Joke – “MMXII”. Cazzuti e cattivi. Ottimo ritorno.
  • KISS – “Monster”. Vabbé, ma sono i KISS. Sapete già cosa troverete in questo disco.
  • Lamb of God – “Resolution”. Crudo, nel senso più positivo del termine.
  • Lana del Rey – “Born to Die”. Ottime canzoni. Album un po’ sfilacciato. Per questo la rimandiamo a settembre.
  • Leonard Cohen – “Old Ideas”. Il maestro è tornato. Rendiamo grazie.
  • Liars – “WIXIW”. Il krautrock del nuovo millennio. Ci piace!
  • Linkin Park – “Living Things”. Vedi Green Day.
  • Lupe Fiasco – “Food and Liquor II”. Bello, a tratti interessante, ma non ci convince fino in fondo.
  • The Maccabees – “Given to the Wild”. Stranamente evocativo. Forse un po’ lungo.
  • Marilyn Manson – “Born Villain”. Torna la ribellione. Torna il reverendo Manson.
  • Mark Knopfler – “Privateering”. Instant classic.
  • Mark Lanegan – “Blues Funeral”. Si comincia a intravedere il lato nascosto di Mark. Attendiamo sviluppi ulteriori.
  • The Mars Volta – “Nocturniquet”. Accessibile, senza per questo perdere di eccentricità.
  • Melvins – “Freak Puke”. Imperdibile.
  • Metric – “Synthetica”. Niente male.
  • Mission of Burma – “Unsound”. È un piacere constatare quanto si siano mantenuti bene. Ottimo rientro.
  • Mumford & Sons – “Babel”. Sì, hanno proprio toppato. Peccato.
  • Muse – “The 2nd Law”. Un patchwork di stili e suoni. Ecco che inizia la fase in “discesa” della loro carriera.
  • Nada Surf – “The Stars Are Indifferent to Astronomy”. Un po’ prevedibile, ma nell’insieme organico.
  • Nas – “Life is Good”. Finalmente anche i beat sono al livello dei testi di Mr. Jones.
  • Neil Young – “Americana” / “Psychedelic Pill”. Neil è letteralmente immortale. Che suoni solo o con i Crazy Horse.
  • NHK’Koyxen – “Dance Classics Vol I & II”. Non fatevi ingannare dal titolo; con Kouhei Matsunaga la sperimentazione musicale è all’ordine del giorno.
  • NOFX – “Self Entitled”. Ci propongono le stesse canzoni da 24 anni. Chi ha detto che sia qualcosa di negativo?
  • Norah Jones – “Little Broken Hearts”. In questo caso specifico, l’altrimenti sempre ottimo Danger Mouse, appiattisce un po’ le potenzialità di Norah. Piacevole, anche se a tratti plasticoso.
  • Of Montreal – “Paralytic Stalks”. Vivace e ispirato.
  • The Offspring – “Days Go By”. Stagionati.
  • Paul McCartney – “Kisses on the Bottom”. Come sa confezionare bene gli album Macca, non lo sa fare nessuno. Anche quando si tratta di jazz “leggero”.
  • Paul Weller – “Sonik Kicks”. Sono dei sonori “calci sonici” sia nel titolo che per quanto riguarda musica. L’ex The Jam ormai non sbaglia più un colpo.
  • A Place to Bury Strangers – “Worship”. Potente e oscuro. Ce ne siamo innamorati.
  • Regina Spektor – “What We Saw From The Cheap Seats”. Si ripropone ad ottimi livelli. Un disco gioioso.

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2 risposte a “Ricapitolando il 2012 – Parte II

  1. Pingback: Ricapitolando il 2012 – Parte III | La Lira di Orfeo·

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