UnderCover: “Hallelujah”

Collegandoci al grande tema introdotto da Mr. Kite nelle puntate precedenti (cioè, le cover che raggiungono un successo tale da risultare più famose degli originali), mi sembrava doveroso parlare di una delle canzoni più reinterpretate della storia della musica moderna; la struggente “Hallelujah”.

220px-Leonard_Cohen_HallelujahÈ sempre bene ribadire, per i più giovani, che l’originale è opera di quel Gran Maestro che risponde al nome di Leonard Cohen. Bisogna però ammettere che al momento della sua pubblicazione, la versione di Cohen (che potete trovare nell’album Various Positions del 1984) non riesce a raggiungere il successo che meriterebbe, relegata ad essere semplicemente una canzone tra le tante scritte dal canadese. Ecco, allora, entrare in scena John Cale… sì proprio il John Cale dei Velvet Undeground. Durante un concerto di Cohen, John è folgorato dal brano, proposto in una versione per pianoforte e voce; decide quindi di riproporre “Hallelujah” nell’album tributo I’m Your Fan (1991). La canzone diventa improvvisamente un successo, anzi, diviene un vero e proprio standard riproposto da centinaia di artisti come Willie Nelson, k.d. lang, Bob Dylan, Bon Jovi, Imogen Heap, e perfino la nostra Elisa. Il merito più grande di Cale è quello di rendere ancora più personale l’atmosfera del brano, attraverso un arrangiamento minimale che ricorda molto quello proposto da Cohen nei concerti. Per intenderci, questa è la versione che tutti voi avete sentito nel film di animazione Shrek (anche se nell’album tratto dalla colonna sonora, la versione di Cale è stata omessa, in favore di quella eseguita da Rufus Wainwright).

Ma eccoci ora all’artista che, più di ogni altro, è riuscito a far suo il brano, tanto che i meno informati, gliene attribuiscono addirittura la paternità. Stiamo parlando, ovviamente, di Jeff Buckley. La versione di Buckley si basa sull’arrangiamento proposto da Cale, ma riesce addirittura a migliorarlo sostituendo al piano una chitarra riverberata e offrendo una prova canora stupefacente. La voce di Jeff è dolceamara e trasmette un’umanità senza pari, oscillando senza sforzo tra gloria e tristezza, bellezza e dolore. Il successo (purtroppo per il buon Jeff, postumo) è strabiliante e il brano viene utilizzato come colonna sonora per molti telefilm (O.C., Dr. House e Criminal Minds). Come scritto da John Legend, “it’s one of the most beautiful pieces of recorded music I’ve ever heard”. Noi non potremmo essere più d’accordo.

Lee Van der Graaf

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