My Bloody Valentine – “m b v”

“m b v”, My Bloody Valentine, 2013.

Premessa: i My Bloody Valentine sono una delle band della mia adolescenza. Posso adirittura azzardare a considerarli come uno dei miei gruppi preferiti in assoluto. Inoltre, ed è la cosa più importante, questo m b v lo attendevo da ben 22 anni. Perdonatemi, pertanto, se questo post potrà sembrarvi vagamente parziale, ma sappiamo tutti che al cuore non si comanda.

mbvSvolgimento: la notte in cui è uscito il disco, con un misto di ansia ed eccitazione, mi sono piazzato davanti al pc, sul sito dei My Bloody Valentine, cliccando a ripetizione il tasto F5 per ascoltare finalmente il nuovo disco… probabilmente anch’io ho contribuito a crashare il sito della band, vi chiedo scusa, 22 anni però erano davvero troppi. Ma l’attesa è valsa la pena, perché in questo album c’è tutto quello che ho sempre amato dei MBV: dolci melodie sotterrate dai riverberi, distorsioni selvagge, voci che arrivano dall’oltretomba, batterie appena accennate, i muri sonori e le liturgie laiche intonate da Bilinda Butcher e da quel genio di Kevin Shields… già, e ora immaginatevi di ascoltare tutto questo calderone sonoro nella versione in vinile (non appena sarà disponibile), pronti a ritornare teenager problematici.

Canzoni nuove, ma che mi sembra di conoscere già da tempo, per un album che sembra preso di peso dagli inizi degli anni ’90 (e che sia un bene o un male, questa è la descrizione più veritiera). Inoltre m b v è un disco che dovrà fare i conti con la cultura ‘usa e getta’ di questo nostro periodo saturo di mp3, perché questo è il classico monolite che bisogna ascoltare tutto d’un fiato, dall’inizio alla fine. Solo in questo modo, infatti, si può cogliere l’evoluzione tutta interna al disco, che è quasi un ripercorrere lo storico della band: partendo da una prima sezione, che continua la cifra stilistica del capolavoro Loveless, il disco si evolve, allontanandosi da quel suono e diventando più contemporaneo e ardito (e, implicitamente, dicendo a tutte quelle band che hanno cercato, in questi anni, di diventare i nuovi MBV: “guardateci, è così che si fa”).

Conclusioni: m b v è uno stupendo regalo da parte di Kevin Shields; denso, sospeso, ipnotico, fuori dal tempo. Già, fuori dal tempo e forse addirittura un filo anacronistico. I My Bloody Valentine ci dimostrano che la shoegaze non è morta, ma non siamo più nel 1990 e (anche se lo sembra molto) m b v non è né il trait d’union mai pubblicato tra Isn’t Anything e Loveless, né la continuazione di quest’ultimo. Ma questi sono solo discorsi da arido critico musicale, che vuole trovare a tutti i costi quel qualcosa che stona. Al contrario, da fan della prima ora, non posso che dire: “grazie MBV”.

Dr. Musikstein

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4 risposte a “My Bloody Valentine – “m b v”

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