Appunti di Live: Meg & Colapesce

1 febbraio. Hiroshima Mon Amour, Torino.

Tour Bipolare“Tour Bipolare”; mai nome fu più azzeccato di questo. Abito nero e mascherina sorniona per lei. Maglietta e giacca casual, per lui. Programmi sull’iPad per lei. Semplice chitarra acustica per lui.
“Lei” è Meg, ex 99 Posse, amante dell’elettronica tutto pepe. “Lui” Colpasce, raffinato cantautore siciliano. Sull’onirico palco dell’Hiroshima, tutto drappeggiato di teli bianchi, questo inedito e insospettabile duo si rincorre intrecciandosi; alternando musica, stile, voci e personalità. Davanti alla curiosa coppia c’è un pubblico a scartamento ridotto, che risponde poco alle suggestione musicali del duo (it’s Turin, after all), ma non può bastare questo a scoraggiare artisti di siffatto talento. Lorenzo Urciullo è struggente, Maria Di Donna irriverente e su di giri come al solito. Infatti è proprio lei a salire alla ribalta, a rubare la scena al collega meno esuberante… pare poco delicato, ma ci sono momenti in cui il confronto fra i due è impietoso. Riflettendoci, però, è giusto così; la distanza tra i due artisti deve essere abissale, soprattutto se ragioniamo in termini di anni di carriera (Colapesce ha virtualmente appena iniziato, mentre la sua collega ha un’esperienza ormai decennale). Inoltre, c’è da dire che il povero Lorenzo deve vedersela con una brutta febbre debilitante e questo certo non l’aiuta a colmare il già vistoso gap.
Nulla di male. Come abbiamo detto Colapesce completa Meg e anche così, nel peggiore dei casi, possiamo considerarlo come un “di più” che rende il concerto ancora più variegato ed emozionante (le sue “S’illumina” e “Restiamo in Casa” valgono sempre l’ascolto). Ma anche nella scaletta è la spavalda dolcezza di Meg a dominare: “Napoli Città Aperta”, “Simbiosi”, “Audioricordi”, senza poi dimenticarsi del nuovissimo singolo, “Promemoria”. E mentre passiamo da un artista all’altro, da un’interpretazione all’altra, non possiamo fare a meno di sentirci anche noi un po’ bipolari; è tutto un alternarsi di sensazioni e reazioni differenti. L’apice della serata è raggiunto quando i due artisti cantano finalmente insieme, raggiungendo un’intesa musicale tutta speciale e giustificando il senso di questo tour di coppia (è il caso di quella “Satellite” che ha dato inizio a tutto). No, in realtà mi devo correggere, il vero picco emozionale lo abbiamo verso la fine, quando Meg ci delizia con il suo marchio di fabbrica, quella “Distante” qui proposta con un arrangiamento elettronico minimale. Ma è uno specchietto per le allodole; infatti, dopo poche battutte, la canzone ritorna alla forma e al suono originale, che tutti noi conosciamo. È un tripudio. Torino si è svegliata per il finale.

Pink

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