Van der Graaf’s Cynic Corner #9

Giudizi sparati a zero, cinismo a palate, disillusione verso l’industria musicale, frecciate gratuite, buon senso che mi ha lasciato a piedi, ormai da anni. Su questo blog sono sempre tutti così carini, morigerati ed equilibrati. Invece, io voglio che voi mi odiate, vi accaloriate e mi mandiate al diavolo. Ritorna l’irriverente rubrica dello sputa-sentenze Lee Van der Graaf. In questo numero vi porta perfino a Sanremo.

  • L’affermazione è di qualche tempo fa, ma non posso fare a meno di riproporla. Thom Yorke ha infatti dichiarato: “Se solo David Cameron ci prova a usare una canzone dei Radiohead in una sua prossima campagna elettorale, gli faccio una causa così tosta da fargli cagare filo spinato!”. Quando si dice la flemma inglese.
  • Tempi duri per i fan: i Mars Volta si separano. Si dice che la motivazione principale sia il nuovo progetto musicale di Omar Rodríguez-López; quei Bosnian Rainbows che necessitano dell’attenzione più completa del chitarrista portoricano. Bene, dopo aver ascoltato il loro primo brano [disponibile su YouTube] posso dire che completano mirabilmente la parabola discendente “At the Drive-In / primi Mars Volta / Mars Volta ultimo periodo / nuovo anonimo gruppo che fa figo perché ci suona il vecchio chitarrista dei Mars Volta”.
  • L’ex moglie di David Bowie afferma: “Noioso. Ascolto il suo nuovo singolo, Where Are We Now?, e non posso non domandarmi che fine abbia fatto l’innovatore musicale di un tempo”. Ma signora Barnett, lei non può assolutamente dire una cosa del genere! Anche fosse vero, fa la figura della rosicona. E andiamo!
  • Ritorna il soul struggente di James Blake. Ottimo, la mia vita andava già troppo bene così, non vedevo l’ora di tagliarmi le vene.

Speciale Sanremo (e sì, mo ve lo beccate):

  • Max Gazzé (corredato di smalto nero da rocker maledetto), Marta sui Tubi, Elio e le Storie Tese (con i loro improbabili costumi), Luciana Littizzetto (che si veste da Poltronesofà), Annalisa (venuta giù in pigiama)… non c’è che dire, è stato davvero un Festival all’insegna dell’eleganza. Sì, faccio un attimo melina prima di mettermi a parlare di musica.
  • Ok, gettiamo la maschera. Quello che rimarrà nella storia di questo Sanremo è l’uragano Toto Cutugno, che prima occupa l’Ariston con il coro dell’Armata Rossa e poi dice candido: “mi manca l’Unione Sovietica di un tempo”. A Berlusconi è venuto un coccolone. E sì che un paio di ore prima Maurizio Crozza aveva già messo alla prova le coronarie del Cavaliere.
  • I Modà ci hanno dimostrato ancora una volta quanto sanno essere incredibilmente banali e scontati… e non solo nei brani proposti. Addirittura, nella scelta della canzone per la serata di Sanremo Story [evento che celebrava la storia del festival attraverso alcune delle sue canzoni più famose, eseguite dagli artisti in gara] hanno optato per un’abusatissima “Io Che Non Vivo” (con tutto il rispetto per Pino Donaggio, però la canzone è ormai scontatissima… insomma, l’ha riproposta pure Morgan).
  • Durante la loro performance, i Marta sui Tubi citano Motorpsycho, Sonic Youth, Mallarmé. Eeeh ragazzi, altissimo livello, ma non vi sembra un po’ sprecato? A Sanremo non so quanti avranno colto le citazioni; insomma, è un pubblico che ha applaudito pure il corvo Rockfeller.
  • Max Gazzé non si smentisce mai; scriverà anche dei motivetti orecchiabili (ok, a volte siamo davanti a del vero e proprio artigianato pop), ma quella voce… dai, quella voce! Però, alla fine, con il vecchio Raphael Gualazzi era in buona compagnia. Ma insomma Raphael, dovevi proprio scegliere una canzone di Elisa per il tuo Sanremo Story? No, bravo. Davvero adatta a te, non c’è che dire.
  • Simona Molinari e Peter Cincotti: canzoni prese di peso dal proibizionismo. Attuali. Davvero. Buscaglione ringrazia.
  • Asaf Avidan è stato uno degli ospiti più attesi a questo Sanremo. Presentato come trait d’union tra Janis Joplin e Johnny Cash (ancora adesso si staranno rigirando nella tomba che neanche una dinamo) ha proposto il suo successo internazionale “The Reckoning Song”. Osannato da tutto l’Ariston, è stato quasi obbligato dal pubblico a fare il bis di una delle strofe… ma dannazione, il bis per una canzone che avrà si e no due strofe e poi ripete per 25 minuti la stessa frase come un infinito ritornello? Per forza che il poveretto ha sbragato cercando di dare un po’ di pathos all’interpretazione (sto minimizziamo il delirio vocale del giovane Asaf).
  • Bella la nostra Maria Nazionale; ha portato quel tocco di neomelodico che mancava al Festival (e la scelta di Massimo Ranieri per il suo Sanremo Story era quotata 10 a 1). Il suo pregio è far sembrare gli altri ancor più bravi per confronto.
  • Nella serata del venerdì, Raiz [cantante degli Almamegretta] convertitosi all’ebraismo, non ha potuto esibirsi a causa dello Sabbath. Nessun problema, subito è stato sostituito da Marcello Coleman. Facciamo un cambio permanente, che ne dite?
  • Non fatemi neanche iniziare a parlare di Sanremo Giovani. Davvero, non fatelo.
  • Vi lascio, lanciando uno slogan ad hoc per questa edizione del Festival, che mi viene dal cuore: “Ragazzi, più Mangoni e meno Mengoni”. Grazie. Ciao.

Lee Van der Graaf

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