Underground Music History: The Dream Syndicate

Dream SyndicateNel 1982 a Los Angeles nascono i Dream Syndicate, band formata dagli amici d’infanzia Steve Wynn e Kendra Smith (già insieme nei Suspects) a cui si aggiungono il chitarrista Karl Precoda e Dennis Duck alla batteria. Il gruppo, che si rifà al soprannome con cui i fan chiamavano la band sperimentale Theatre of Eternal Music, ha un sound tutto particolare. Nati in piena esplosione new wave/post-punk, i Syndicate riescono a coniugare perfettamente lo spirito di inizio ’80s, i testi dylaniani e la psichedelia sperimentale tipica dei Velvet Underground. La peculiarità della band è che, nonostante il loro amore per Dylan e i Velvet, la scelta sonora si discosta profondamente da quella proposta dalle altre band del cosiddetto revival psichedelico: niente garage punk casinaro, insomma, e neanche chitarrine folk rock, pure se, come abbiamo detto, alcune delle tematiche folk influenzano i loro testi. Molto meglio rifarsi ai Rolling Stones di Their Satanic Majesties Request, ai Doors e, soprattutto, al movimento jangle pop (come i Soft Boys). Questo particolare equlibrio è da ricercarsi nel lavoro musicale della ribelle Smith, dai feedback “virtuosi” di Precoda e soprattutto nel songwriting di Wynn: un fatalismo da film noir, disilluso, violento e spesso truce, che però si risolve sempre all’insegna di un riscatto finale. Catarsi musicale, infarcita di psichedelia. La nascita di un nuovo genere musicale: il Paisley Underground.

L’album di debutto, The Days of Wine and Roses (1982) è la summa artistica della loro personale visione musicale. Wynn canta di alienazione e terrore come fosse un tossico (neanche ci trovassimo di fronte a un novello Lou Reed), mentre le chitarre creano tensione  e nervosismo (c’è da ammettere che i ‘giochi’ di Pecoda sono il vero motivo per cui ascoltare questo album), alleggerite dalla rotondità del basso della Smith. Nell’84 esce Medicine Show. Kendra Smith ha ormai lasciato la band e (forse proprio per questo motivo) il risultato finale sono suoni decisamente più rilassati che, pur mantenendo una certa continuità con il disco precedente, esplorano maggiormente le potenzialità del blues, rifacendosi alla lezione di Bruce Springsteen e, soprattutto, dei Doors. Un’evoluzione che continua pure nel terzo capitolo della loro discografia, quel Out of the Gray (1986) che vede l’abbandono di Precoda e che sia avvicina sempre più al Neil Young “acido”, con uno stile compositivo radio friendly; in questo la mano di Wynn e il suo desiderio di prendere il controllo della band a livello compositivo sono sempre più visibili. L’evoluzione (che forse è più esatto chiamare involuzione) raggiunge il suo apice con la pubblicazione, nell’88, di Ghost Stories. Le sperimentazioni sonore ormai sono andate e la canzone è sostenuta classicamente dalla melodia; il punto di riferimento è sempre Young, questa volta però con le sue ballad elettriche. L’avventurosa psichedelia degli esordi è scomparsa completamente (molto probabilmente perché era Kendra Smith il vero guru lisergico del gruppo) e senza neanche l’apporto di Precoda ecco svanire tutto il loro appeal sonoro.

Appena un anno più tardi la saga dei Dream Syndicate giunge al termine. Nessuna litigata violenta tra i membri del gruppo, nessun problema di tossicodipendenza, né morte improvvisa. Semplicemente, così com’era nata, la band californiana era anche morta; la loro parabola ormai esaurita, con uno Steve Wynn decisamente più a suo agio nella dimesnione da solista. In realtà la band si è riunita nuovamente per un breve show il 21 settembre 2012, a Barcellona, e sta pianificando un tour mondiale che dovrebbe toccare anche il Belpaese, il prossimo maggio. Ma queste sono tutte notizie che non aggiungono e non tolgono niente ad una carriera che, a mio modestissimo parere, può essere riassunta nei loro primi due lavori in studio. I Dream Syndicate, la risposta alla domanda “che diavolo è il Paisley Underground?”.

Paolo Maugerio

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