Speciale TJF: un’anteprima tra jazz e mostre

TJF2013L’apertura del Torino Jazz Festival (che inaugura questo venerdì) è solo a un paio di giorni di distanza, ma nel capoluogo piemontese già si respira aria di jazz. Sarà per le centinaia di anteprime musicali regalateci, durante le scorse settimane, dai lungimiranti organizzatori del festival e che hanno avuto luogo in alcune delle zone più suggestive della città (tra tutti il Gran Balôn, Porta Nuova e i Giardini Sambuy). Sarà per l’atmosfera tutta internazionale che si percepisce, tra turisti e musicisti che iniziano pian piano ad affollare Torino. Sarà per il bel tempo di questi giorni (weekend passato escluso) che sa tanto d’estate. Fatto sta che ormai ne attendiamo l’inizio con trepidazione e impazienza.

Per avvicinarci al meglio a questa seconda edizione, che promette faville, siamo andati a fare un giro nella zona più intellettuale del festival; quel Museo Regionale di Scienze Naturali che ospita ben due mostre (una fotografica, l’altra d’arte contemporanea) a tema musicale. La prima, quella con il legame più forte con la musica jazz, è un’esibizione intitolata “Jazz de J à ZZ”, che ci permette di ammirare oltre 50 scatti del leggendario fotografo e membro della Magnum Photos, Guy Le Querrec. Eccoci così sbirciare i ritratti, rigorosamente in bianco e nero, dei giganti del jazz, catturati durante attimi di vita vissuta. Vediamo Charles Mingus mentre spinge il pesante carrello con dentro il suo contrabbasso, all’aeroporto di Marsiglia o Archie Sheep che si aggira per il 10e arrondissement di Parigi. Ma non solo: i musicisti sono qui immortalati anche (se non soprattutto) all’apice del loro sforzo creativo, in quel momento magico in cui il sudore si mischia alle note; è il caso di quella bellissima fotografia che cattura Charles Loyd durante il festival “Jazz in Marciac”. L’opera di Le Querrec è un enorme backstage di stati d’animo ed emozioni che ci avvicinano un po’ di più ai nostri eroi musicali.

Elvin Jones alla Salle Pleyel, Parigi.

Guy Le Querrec – Elvin Jones alla Salle Pleyel.

Nella stessa sede trova posto anche la quarta edizione di Ars Captiva (quest’anno con l’evocativa appendice Groove nel nome). Si tratta di un progetto, di cui fanno parte i docenti e gli studenti dell’istruzione artistica piemontese riuniti nel Comitato CREO, che ha dato vita a tre rassegne biennali a partire dal 2007. Questa nuova edizione abbandona la sede storica delle Ex Carceri Nuove per legarsi al progetto del TJF, rafforzando così il connubio tra arte e musica. Come già accennato, la tematica di quest’anno è il groove (non facciamo i puristi della lingua inglese e traduciamolo pure con ‘ritmo’) e questo ben si esemplifica nelle opere proposte. Per catturarne lo spirito, gli artisti si sono serviti delle tecniche e dei materiali più disparati: dal video alla scultura (come il contrabbasso di legno, dal sapore Dada, di Marco Clementino). Dalla performance a carattere coreografico di Giovanna Bonfante e Giulia Salomone (dove lo scalone del museo diventa un pentagramma su cui si muovono le due artiste, qui trasfigurate in note musicali, a ritmo di “Take the A Train”) fino all’installazione spaziale 8286 RED del Liceo Artistico Buniva di Pinerolo (perché 8.286 sono i chilometri che separano Torino da New Orleans, culla del jazz. La distanza è grande, ma la musica, si sa, abbatte tutte le barriere, così come fa questa imponente tela rossa, che avvolge e contamina con la sua forza controllata il Museo di Scienze Naturali). Il nucleo pulsante di tutto, però, è sempre lui; il groove, il brodo primordiale dell’improvvisazione jazzistica che ha dato la vita a tutte le opere qui esposte.

A queste due interessanti esibizioni, che si potranno visitare fino al 1° maggio, si aggiungerà anche “Django Reinhardt – Swing de Paris”, mostra dedicata al leggendario chitarrista gitano Django Reinhardt, il cui vernissage si terrà venerdì 26, al Circolo dei Lettori.

Orfeo

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