Speciale TJF: Django Reinhardt, dal Belgio a Torino

Django ReinhardtDjango Reinhardt è senz’altro uno tra i più originali e influenti musicisti della storia del jazz. Nato da una famiglia manouche in Belgio, il 23 gennaio 1910, nei suoi soli 43 anni di vita il chitarrista naturalizzato francese riuscì a sviluppare un intero genere musicale, unendo le influenze della musica gitana con il jazz più innovativo. Dopo essersi formato per anni suonando il banjo e il violino, nei primi anni ’30 Django conobbe l’intramontabile Stéphane Grappelli, violinista italo/francese con cui fondò nel 1934 il suo Quintette du Hot Club de France, attivo per ben 15 anni. Nonostante la ‘celebre’ menomazione di due dita della mano sinistra a causa di una grave ustione, Django sviluppò una tecnica funambolica e assolutamente unica, con la sua chitarra Selmer, dando vita a un gipsy jazz che ispira ancora oggi centinaia di musicisti e tribute band, ascoltatori sporadici e appassionati intenditori. Pilastro indiscusso della musica del continente, fu tra i primi ad apprezzare le sonorità dell’improvvisazione d’oltreoceano, da Louis Armostrong a Dizzy Gillespie fino a Charlie Parker. Un evento jazz in cui non si accenni all’incredibile carriera di Django sembra incompleto, soprattutto un festival nel cui cartellone figura Dorado Schmitt, considerato uno dei più brillanti eredi del chitarrista (si esibirà martedì 30 e ovviamente ne parleremo in uno dei prossimi post). In più, non dimentichiamo che quest’anno si festeggiano i sessant’anni dalla morte di Django Reinhardt, quindi era impensabile che il TJF non ci offrisse degli eventi ad hoc.

Si inizia con la mostra “Django Reinhardt – Swing de Paris”. Il TJF, che dedica questa seconda edizione del festival alla Francia, ha portato a Torino la mostra multimediale organizzata dalla Cité de la Musique de Paris. L’esibizione, allestita nella Sala delle Amache del Circolo dei Lettori, offre svariati pannelli che ripercorrono minuziosamente la vita del chitarrista, oltre a due postazioni computer su cui consultare decine di documenti sulla vita di Django. Video, fotografie, file audio, locandine e lettere autografe tracciano il percorso artistico dello straordinario artista manouche. Una mostra davvero interessante, che sfrutta appieno le potenzialità del supporto multimediale, anche se nei momenti di massima affluenza, le due sole postazioni risultano un po’ risicate.

Domani invece, il secondo appuntamento con il nostro chitarrista preferito. Sempre al Circolo dei Lettori, alle 11.00, ci sarà la presentazione del libro Django. Vita e musica di una leggenda zingara, pubblicato in collaborazione tra EDT e Fondazione Siena Jazz, in cui interverrà il curatore Francesco Martinelli. Il volume, a cui abbiamo già dato una sbirciata velocissima e che ci sembra un lavoro di alto livello (ma c’era da aspettarselo), descrive in maniera mirabile la figura e, soprattutto, la musica del padre della moderna chitarra solista. Inoltre, durante la presentazione, saranno presentati filmati, immagini e tracce audio rarissime; un vero must per tutti i fan di Django. Non c’è che dire, se l’obiettivo era di celebrare la figura del chitarrista manouche, il Torino Jazz Festival ha portato a termine la sua missione.

Wes, Orfeo

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