Jazz Sketches: A Night At Birdland

A Night at BirdlandIn onore del Torino Jazz Festival, che si è tenuto la scorsa settimana nel capoluogo piemontese, il nostro buon vecchio Wes ha deciso di proporci un “Jazz Sketches” appropriato per l’occasione. Eccolo quindi cimentarsi con un’intramontabile esibizione dal vivo che ha visto collaborare alcuni tra i maggiori jazzisti di sempre. Un doppio disco live tra i più memorabili degli ultimi 60 anni. Stiamo parlando di “A Night at Birdland”.

La sera del 21 febbraio del 1954, in quel di Manhattan, al Birdland si faceva più fatica del solito per entrare. La sala, che poteva ospitare diverse centinaia di persone, era più gremita del solito. La sfavillante insegna dello storico locale newyorkese fondato nel ‘49 recitava “Birdland. The Jazz Corner of the World”, frase di Charlie “Yardbird” Parker, a cui era stato dedicato questo importante spazio musicale. Sotto quell’insegna la gente si accalcava nervosamente per entrare a sentire della musica veramente speciale: di lì a poco infatti si sarebbe esibito il mitico quintetto del funambolico batterista Art Blakey. Il tutto sarebbe inoltre stato registrato per un LP della celebre Blue Note Records. L’evento aveva una portata storica: gli applausi, i fischi e persino il tintinnio dei bicchieri dei fortunati spettatori di quella serata sarebbero rimasti impressi per sempre in un disco di grandissimo valore. Questa era infatti la prima volta che un’etichetta discografica trasportava le proprie apparecchiature in un locale, appositamente per incidere un disco al di fuori dalle sale di registrazione.

Blakey aveva già formato i suoi storici Jazz Messengers alcuni anni prima, anche se l’ottetto hard bop si sarebbe imposto discograficamente solo successivamente. Tuttavia, la collaborazione tra il batterista di Pittsburgh e Horace Silver, futuro co-leader dei Messengers, stava già portando i suoi frutti. Quella sera infatti, i due guidarono una performance davvero memorabile sul palco di questo autentico tempio del jazz. Blakey e Silver suonarono insieme ad alcuni dei migliori musicisti sul mercato: Lou Donaldson, con cui Art aveva già lavorato in diverse occasioni, Curly Russel al basso e il giovane Clifford Brown, “new trumpet sensation” per usare le parole dell’annunciatore, vero eroe della serata.

Come avrete già immaginato, la musica è di qualità altissima: il sax di Donaldson ci regala momenti memorabili (“If I Had You”), la tromba di Brown non sbaglia una nota e volteggia con forza inarrestabile (ascoltatevi “A Night in Tunisia” e “Confirmation”) mentre Blakey martella a velocità supersonica la sua batteria, con uno swing unico. In “Blues” poi, tutti e cinque ci regalano più di 8 minuti di pura improvvisazione, veramente memorabile. I microfoni della Blue Note sono così vicini al palco che sembra veramente di trovarsi a fianco dei musicisti mentre danno il loro meglio in questa indimenticabile serata. Nell’edizione rimasterizzata troverete anche quattro bonus tracks inedite. Bevetevi un buon cocktail su un tavolino rotondo e il gioco è fatto.

Wes

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