Electric Feel: Kowbe Mu, un torinese a Berlino

Kowbe MuKowbe Mu, nome d’arte di Riccardo Ardò, è un produttore torinese di musica elettronica. Giovane (classe ’87) ha però alle spalle già molti anni di gavetta, progetti, live, dj set e tonnellate di esperienza. Cosa molto importante: è un mio buon amico d’infanzia. Cosa ancora più importante: ha una passione smisurata per la musica e un talento ancor più smisurato, uno di quelli per cui vendereste l’anima al diavolo. Con queste premesse è stata quasi una scelta scontata, quella di parlare di Kowbe qui sulle pagine de “La Lira”. Per fare ciò abbiamo messo insieme una di quelle belle interviste old school che ci piacciono tanto, in modo da riuscire a conoscere meglio questo artista e avvicinarci maggiormente alle sue produzioni. Ladies and Gentlemen, Signore e Signori, Damen und Herren, ecco a voi Mr. Kowbe Mu!

La prima domanda è un po’ banale, ma era impossibile non farla: Kowbe Mu è un nome d’arte strano quel tanto che basta da riuscire a catturare l’attenzione del pubblico. Da dove deriva?

Diciamo che nasce tutto dalla mia passione per il basket. Kowbe Mu viene prima di tutto da Kobe che non è solo il giocatore di basket NBA [Kobe Bryant NdR], ma è anche una città in giappone dove si allevano dei manzi pregiati, per via della loro carne alquanto succulenta. Amando la carne quasi quanto il basket, ecco il nome: Kobe + Cow Mu = Kowbe Mu.

Noi ci conosciamo da un bel po’ tempo e, proprio per questo motivo, io so un paio di cose anche sul tuo percorso musicale. Tu nasci come bassita, più precisamente hai suonato in svariati gruppi punk del torinese. Questa tua dimensione prettamente rock ha influenzato le tue produzioni una volta che hai deciso di occuparti di musica elettronica?

Beh, ovviamente il mio background ha influenzato le mie produzioni. Punto tanto su una ricerca melodica molto approfondita; perdo molto tempo a trovare la sequenza giusta, il suono perfetto, rispetto al tempo che dedico per le parti ritmiche. Mi è rimasto il lato virtuoso del bassista che gioca con le note, sporcandole, usando le armoniche. Inoltre utilizzo tantissimo l’arpeggiatore; penso che anche questo sia dovuto in parte al mio background da bassista.

Bene, ora arriviamo al momento in cui hai abbandonato il punk per avvicinarti all’elettronica. Insomma, il passo non è poi così breve; com’è avvenuto il salto? C’è qualche aneddoto succoso che ti va di condividere?

Sinceramente mi sono avvicinato all’ascolto dell’elettronica grazie alla mia insonnia giovanile, che praticamente mi costringeva a guardare tutte le notti il tanto amato Brand New… forse ricorderai anche tu il programma su Mtv con il divano in pelle. Se non sbaglio all’epoca c’era Marco Cocci a presentarlo, in seguito mi sembra ci sia stato anche Frankie Hi-NRG. Bei tempi quelli, in cui su Mtv passavano ancora musica. Ricordo che una di quelle notti insonni mi sono imbattuto in un video di Ellen Allien, per la precisione “Down”; un video particolarissmo in cui ci sono due ciccioni che giocano a ping pong, usando come pallina una polpetta di carne cruda e come racchette la propria pancia. Ricordo che ho preso un foglio di carta, la penna e mi sono scritto il titolo del brano. Da lì in avanti non ho più smesso di informarmi e di appassionarmi a quel mondo. L’avvicinamento produttivo, invece, è arrivato dopo qualche anno, soprattutto per necessità e voglia di continuare a suonare: ho cambiato molte città nel corso degli anni e non potevo portami sempre dietro gli strumenti e cercare un gruppo in cui inserirmi e iniziare a suonare… per quel motivo il salto verso la produzione di musica elettronica è stato, tutto sommato, breve.

Da lì hai continuato il tuo studio dell’elettronica senza più voltarti indietro…

Esatto. Sempre in compagnia del mio caro amico Massimiliano Camillucci; una delle persone responsabili del mio avvicinamento ai suoni elettronici. Ho subito iniziato a studiare; studiare questo mondo nuovo nel quale mi stavo addentrando, trovando mille difficoltà, mille oscillatori, mille filtri… cose che prima non avevo mai visto. In ogni caso dopo 2 anni ecco che iniziano a uscire le mie prime produzioni: per quanto di pessima qualità sono state un inizio, inoltre continuavo ad appassionarmi, per cui l’idea di produrre è venuta abbastanza naturalmente. In qual periodo, assieme a Camillucci decidiamo di dare vita a “Effetto Fotoelettrico”, un progetto di diffusione artistica a 360° dove noi mettevamo musica e ganci con i locali, mentre gli altri collaboratori, amici e conoscenti mettevano la loro arte. Il progetto ha avuto dei buoni riscontri, abbiamo suonato in vari festival marchigiani e siamo anche stati invitati ad esibirci all’Astoria di Torino, ad una delle serate dello Xanax Off. Quello è stato anche il nostro ultimo spettacolo insieme… forse il migliore di tutti. Proprio in quell’ultimo periodo mi ero anche deciso che, dopo quattro anni di studio, svariati live e tanti complimenti, era giunto il momento di pubblicare il mio primo EP, intitolato In ogni momento [potete ascoltarlo al fondo dell’articolo e anche andare a leggervi la recensione fatta da Rockit NdR].

Ora ti sei trasferito a Berlino, dj resident di un locale chiamato Mein Haus am See. Tanta voglia di continuare a progredire e di fare esperienza in una delle città più stimolanti nel panorama musicale europeo. Ma quali sono le tue sensazioni sulla città, tu che ci lavori e, soprattutto, la vivi?

A Berlino si sta bene… molto bene. A livello musicale c’è un universo di suoni da scoprire e da apprezzare. Le cose che mi hanno colpite maggiormente al mio arrivo sono state:
– In ogni posto che vai c’è musica bella, qualsiasi genere sia.
– Berlino non è così techno come la si descrive, alla fine se vai a ballare o a chiacchierare in un pub c’è tanta house, deep house, tech house… però se sai dove andare ti becchi della fottuta buona techno e balli tanto.
– A Berlino è davvero troppo facile fare l’alba.
Questa è la situazione da amante della musica. Da musicista è tutta un’altra storia. Essere un musicista a Berlino è come essere una formica in un formicaio… ci sono tanti dj, stranieri e soprattutto italiani, che pur di poter suonare si esibiscono gratis, quindi alla fine ti imbatti in delle scene assurde del genere: “ok, suoni nel nostro locale, però suoni dalle 22.00 alle 5.00 di mattina e il compenso è 15 euro”. Oppure se fai troppe richieste, cosa che mi è capitata in prima persona, ecco arrivare ultimatum del tipo: “dimmi se ti va bene così, se no cancelliamo le date, tanto ci sono altre persone disponibili”. Insomma c’è la fila e molti di questi neanche si fanno pagare!

Ora è arrivato uno dei mometi più classici delle interviste: il toto-influenza. Dai, fuori qualche grande nome che ha influenzato i tuoi suoni.

Negli ascolti sono molto vario. Techno soft tedesca: Dj Koze, Apparat, Paul Kalkbrenner, Siriusmo, Modeselektor, Klangkarussel. French touch: Justice, Daft Punk, Toxic Avenger. Ma anche qualcosa dell’elettronica più pura come Boards of Canada, Bonobo, Four Tet, Flying Lotus. E anche le nuove leve come Flume e Shlohmo… poi ascolto ancora tanto rock, britpop e metal… insomma, dall’adolescenza non si esce mai. Comunque di base cerco di captare e di farmi influenzare da ogni piccolo suono che trovo nella musica che ascolto e che mi sembra interessante. Venedo alla domanda, non posso dire di avere una precisa influenza, infatti ogni mio pezzo cambia in stile e velocità.

E ci lasciamo con la domanda che non può mai mancare: cosa dobbiamo aspettarci da Kowbe? Quali sono i tuoi progetti a breve termine?

Questo agosto dovrebbero uscire un paio di EP, prodotti da A Must Have e da Abandon… però c’è ancora un po’ di roba da definire; pensa che devo perfino trovare i nomi degli EP. Inoltre mi mancano tutte le grafiche, ma abbiamo il tempo dalla nostra parte. Poi sicuramente ci sarà qualche data live, anche a Torino, quindi vi terrò informati.

Intanto io, sfruttando l’amicizia che mi lega a Kowbe, sono andato ad ascoltarmi i due EP sopracitati e lasciatevelo dire: bomba! Non posso e non voglio dirvi troppo, ma quando finalmente saranno pubblicati preparatevi a rimanere abbagliati dal talento di Riccardo, in arte Kowbe Mu.

E se non vi basta, qui trovate tutte le sue produzioni.

DJ Mix

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2 risposte a “Electric Feel: Kowbe Mu, un torinese a Berlino

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