NOFest! 2013: La musica è finita, gli amici se ne vanno

NoFest 2013Ormai lo sappiamo bene, il NOFest!, giunto qui alla sua quinta (e ultima?) edizione ha le sue caratteristiche peculiari ed imprescindibili, che a tratti virano leggermente verso dei piccoli difetti: come già scritto in occasione dell’edizione 2012, un festival del genere meriterebbe un palco esterno; in alcuni frangenti seguire i concerti indoor è stata un’impresa titanica, causa caldo ed umidità. Altra caratteristica principe di questa vera e propria festa della musica indipendente (attenzione, indipendente, non indie) è la quasi totale mancanza dei nomi di grido; questo ha permesso, come negli anni passati, esibizioni veloci, senza prime donne, in cui è la passione per la musica e lo sperimentalismo più “marcio” e originale a prevalere. Inoltre la mancanza dei grandi numeri (anche se il pubblico era numeroso e variegato) ha permesso di seguire i live senza sgomitare eccessivamente… in alcuni casi la calca maggiore era quella davanti allo stand della birra.

Il festival si apre il venerdì sera, con la pioggia che accompagna le prime esibizioni (ok, qui capisco l’utilità di far esibire le band all’interno di Spazio211). Tra le band ascoltate non posso non menzionarvi i Movie Star Junkies e agli Zeus!, pezzi pregiati nella serata inaugurale ed entrambe mie vecchie conoscenze, con i primi freschi della pubblicazione di Still Singles (a breve ci sara anche una nostra recensione) e i secondi pronti a trasformarsi definitivamente nei Lightning Bolt italiani.
È il sabato, però, che si inizia a mettere le marce alte: la pioggia ci dà un attimo di tregua, il cortile si anima di pubblico e si riempie con numerosi stand di magliette, vinili, cappelli e con l’immancabile banchetto di Radio Blackout che quest’anno vende anche ottimi cupcake. Inoltre sul palco iniziano a salire i primi pezzi da novanta (nel caso specifico Il Buio); oltre alla band vicentina io do un pollice alto allo sperimentalismo del chitarrista Paolo Spaccamonti e ai lombardi The Leeches.
Si chiude la domenica con un menù che più ricco non si può, anche se la pioggia ci rovina un po’ l’atmosfera: la ferocia sperimentale dei Bologna Violenta, il jazzcore dei Mombu, il post-hardcore violento dei Lento, le sicurezze dei Titor, l’ipnotismo dei Uochi Toki e il motivo per cui ero sceso dal letto quella mattina, cioè i Bachi da Pietra (che ci posso fare se adoro il loro nuovo percorso hard rock?). Ma il vero eroe della giornata è Gull, one man band chitarra, batteria, pedali ed effetti vari, che esibendosi sotto la pioggia battente, indossando una maschera pseudo-tiki, ha fatto esaltare una folla numerosa al ritmo del suo tribal funk… ne gradite un assaggio?

Non c’è che dire, ancora un ottimo lavoro da parte degli organizzatori del NOFest!; io spero davvero che questa non sia l’ultima edizione del festival. Certo è che, musica a parte, ci sono mancati gli amici hippie del Freak Show presenti l’anno passato.

Rockabilly Joe

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