Folk Talk: i suoni di J.R.R. Tolkien

TolkienCosa lega il lavoro dello scrittore inglese John Ronald Reuel Tolkien e la musica folk? Più di quanto voi crediate. Partendo dal suo lavoro di filologo e linguista, e come vero e proprio “storico del folklore”, Tolkien inventò interi popoli, con la propria cultura, con i propri costumi e, persino, con la propria musica. In attesa del prossimo capitolo della nuova trilogia tolkieniana firmata da Peter Jackson, The Hobbit – The Desolation of Smaug (qui il trailer per i più curiosi), dedichiamo questo nuovo post di “Folk Talk” all’eredità e alle influenze che il lavoro di Tolkien ha avuto sui musicisti più disparati. Parleremo, inoltre, delle splendide musiche composte per accompagnare i celebri adattamenti cinematografici. Tolkien e la musica non sono mai stati così vicini.

Iniziamo questo breve viaggio partendo dallo stesso Tolkien. Pubblicato per la prima volta ne Il Signore degli Anelli, il suo poema Namárië (sottotitolo “Galadriel’s Lament”) venne trasformato in musica dall’autore stesso con l’aiuto del musicista Donald Swann (il quale pubblicò, nel 1967, un intero ciclo di brani ispirati alle opere di Tolkien, intitolato The Road Goes Ever On). Questo brano, scritto in quenya –lingua elfica creata da Tolkien– era originariamente strutturato come un coro di ispirazione gregoriana, le cui sonorità hanno presumibilmente ispirato diverse composizioni successive di genere “tolkieniano” (cfr. più sotto).

Facendo poi un salto nel rock, il gruppo maggiormente conosciuto per aver preso ispirazione dai miti celtici, con specifici riferimenti al lavoro di Tolkien, è senz’altro la band inglese dei Led Zeppelin. Citiamo solamente alcuni di questi interessanti brani, tutti risalenti ai primi anni ’70. Intanto “The Battle of Evermore”, brano –decisamente folk– per mandolino e voci. Comparsa nel 1971 in Led Zeppelin IV, la canzone narra di una battaglia tra bene e male, con tanto di protagonisti quali Queen of Light, Prince of Peace, Dark Lord e Ringwraiths (cioè Spettri dell’Anello). Abbiamo poi la celeberrima “Stairway to Heaven” dello stesso anno (vi proponiamo qui una bellissima versione live tratta da The song remains the same del ‘73), in cui si parla di misteriosi “[…] rings of smoke through the trees / And the voices of those who stand looking”, di chiaro stampo Tolkeniano. Citiamo poi “Misty Mountains Hop” sempre del ‘71, il cui titolo fa proprio riferimento alle famose Montagne Nebbiose. Il tributo più esplicito si ha però senz’altro nella mitica “Ramble On”, da Led Zeppelin II del 1969. Ecco qui il verso più celebre:

Mine’s a tale that can’t be told, my freedom I hold dear
How years ago in days of old when magic filled the air
‘twas in the darkest depths of Mordor, mm-I met a girl so fair
but Gollum and the evil one crept up and slipped away with her
her, her, yeah, and ain’t nothin’ I can do, no

Nel 1970 abbiamo i Black Sabbath, che in “The Wizard” celebrano con armonica e chitarra elettrica il personaggio dello stregone Gandalf,  “Never talking / Just keeps walking / Spreading his magic”. Ovviamente gli omaggi alla grande saga tolkieniana non si esauriscono qui; potremmo citare, ad esempio, i Rush o i Blind Guardian, ma rischieremmo di dilungarci troppo. Certo è che l’autore britannico è stato senz’altro un’importante ispirazione per un’intera generazione di musicisti, folk e non.

Ma arriviamo ora ai primi anni 2000. Le musiche più attuali ispirate alle saghe di Tolkien sono, infatti, indissolubilmente legate a Howard Shore, compositore canadese e stretto collaboratore di Peter Jackson, nonché vincitore di premi Oscar, Golden Globe e BAFTA tra il 2002 e il 2004 per le musiche della trilogia de Il Signore degli Anelli. Ricordiamo qui “The Ring Goes South”, “The Riders of Rohan”, “The Return of the King”, tre magnifiche composizioni tratte dai tre rispettivi capitoli. Citiamo naturalmente anche la bellissima “May it Be”, composta e cantata sia in inglese che in quenya, dall’artista irlandese Enya e comparsa nel primo capitolo della saga, La Compagnia dell’Anello.

Concludiamo quindi con le musiche di questa nuova trilogia ancora in divenire, Lo Hobbit, in cui il talento di Shore si ripete. Nel primo capitolo, Un viaggio inaspettato, ci regala un’ormai già classica “Misty Mountains”, reinterpretazione del più celebre poema scritto da Tolkien e presente nel suo libro. Vi proponiamo anche la più moderna interpretazione di Neil Finn (frontman degli Split Enz e dei Crowded House), che appare nei titoli di coda: “Song of the Lonely Mountain”. La versione messa insieme da Shore, purtroppo non riprende che i primi versi del brano di Tolkien, ma è comunque decisamente orecchiabile. Aspettiamo con trepidazione il prossimo capitolo e, intanto, facciamo un deciso plauso ad Howard Shore.

Mr. Kite

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