Appunti di Live: The National + Johnny Marr

1 luglio 2013. City Sound Festival, Ippodromo del Galoppo, Milano.

The National liveAll’entrata in scena di Colapesce, poco prima delle 19, capisco subito che la serata sarà di quelle importanti. Il cantautore siciliano intrattiene lo scarno pubblico per una quarantina di minuti con i suoi brani delicati e pieni di poesia (c’è pure una cover di “Anima Latina”). È certo però che l’orario, i quattro gatti sotto il palco, il mood della serata e la caratura degli artisti in arrivo penalizzino la performance di Lorenzo Urciullo. Insomma, Colapesce ci propone un pre-show senza lode né infamia, ma è quando l’ex Smiths Johnny Marr si presenta al pubblico italiano, che questo mini-festival nel festival può davvero incominciare. Eccolo ruggire in pieno stile rock ‘n’ roll, sporgendosi verso il suo pubblico, mentre delizia le orecchie dei fortunati presenti con brani tratti dall’album di debutto The Messenger e pure con qualche pezzo dei suoi Smiths: “There is a Light That Never Goes Out”, “Bigmouth Strikes Again”, “How Soon is Now?” e come fan scatenata della band di Manchester posso lenire, seppur di poco, il peccato originale di non averli mai visti dal vivo.

Poi, finalmente, tocca a loro, agli headliner, al motivo per cui l’Ippodromo è pieno zeppo di gente (e di zanzare): i National salgono sul palco. Si parte con “I Should Live in Salt” e “Don’t Swallow The Cap” tratte dal nuovissimo Trouble Will Find Me, poi qualche hit dal sapore ormai amarcord come “Bloodbuzz Ohio” e “Secret Meeting”. Si continua alternando brani tratti dall’ultimo lavoro e piacevoli sorprese (“Afraid Of Everyone”, “Conversation 16”, “Squalor Victoria”) fino ad arrivare ad uno dei momenti più alti della serata; quella “I Need My Girl” da pelle d’oca. Intanto Matt Berninger cerca di togliersi si dosso l’etichetta di frontman intoverso, aiutato in questo dalle bocce di vino scolate durante il concerto. Con “All The Wine” e “Fake Empire” i National continuano a ripercorrere la loro storia discografica che sembrerebbe improvvisamente interrompersi qui. Ma si tratta della classica finta e la band ritorna sul palco per l’encore: apre “Runaway”, continua “Humiliation”, poi il delirio, con Matt che si concede il consueto bagno di folla sulle note di “Mr. November” e “Terrible Love”. Semplicemente emozionante.

Il finale è affidato alla versione acustica di “Vanderlyle Crybaby Geeks”. È il pubblico a fornire l’accompagnamento migliore, cantando assieme alla band. Quando i National prendono commiato, questa volta definitivamente, è quasi come se mi risvegliassi da un sogno, allo stesso tempo molto dolce e incredibilmente malinconico.

Karen “Mrs.” November

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