London Diaries: Gentlemen of the Road Festival

6 luglio 2013, London Olympic Park, Londra

GentlemanGentlemen of the Road è un progetto che, dal 2012, coinvolge numerose band internazionali (soprattutto inglesi e americane) in tour estivi in giro per l’America e per il Regno Unito. Questa interessante iniziativa vede in prima linea i Mumford & Sons (che immaginiamo non abbiano bisogno di presentazioni), ideatori del progetto, ora nel pieno di tour tra U.S.A. e U.K. assieme a formazioni di tutto rispetto, alcune emergenti, altre già affermate. L’obiettivo di questa tournée è, in effetti, proprio quello di dare l’occasione a gruppi di talento di mostrarsi al pubblico e, per questo motivo, tanto di cappello a Marcus & Co. Questa tappa londinese, chiamata per l’occasione Summer Stampede, rientra come una specie di bonus nel programma ufficiale del GOTR, per inaugurare il tour estivo e per festeggiare il ritorno dei Mumford nell’amata Inghilterra, a seguito del loro Babel Tour. In una giornata che potrebbe tranquillamente essere tra le più calde e soleggiate della storia del paese, quasi 65.000 persone si sono riversate nell’enorme parco olimpico a est di Londra per assistere a un evento a dir poco memorabile. Ma andiamo con ordine.

Ore 14.00: si inizia con i Bear’s Den, un trio per chitarra acustica, banjo (non poteva mancare in un festival organizzato dai Mumford & Sons) e batteria/basso. Benché i tre possano sembrare a prima vista un gruppo di boscaioli senzatetto (barba incolta, vestiti stropicciati e aria alquanto malinconica), la band ha in effetti uno stile che ben si adatta a un tranquillo weekend estivo: ci hanno proposto alcuni ottimi brani, soprattutto “Don’t Let the Sun Steal You Away” e “Pompeii”.

Ore 15.00: è il momento degli HAIM, band californiana letteralmente on fire. Le tre sorelle Haim, Este, Danielle e Alana (chitarre, basso, batteria, voci, synth… insomma un po’di tutto) sembravano voler dare alle fiamme il palco, o perlomeno distruggere qualche strumento. Si è trattata senz’altro dell’esibizione più ‘rock’ della giornata: basti citare l’energica “Don’t Save Me” e il celebre brano ammantato di ‘80s, “Falling”.

Ore 16.00: Edward Sharpe & The Magnetic Zeros. Questo peculiare gruppo indie/folk/rock/psichedelico ci ha offerto senz’altro l’esibizione più originale della giornata. In particolare l’eccentrico cantante Alex Ebert ha deciso di rompere le barriere tra palco e pubblico, sia nel senso più pirandelliano del termine sia in senso fisico. Il frontman ha infatti cantato per gran parte del tempo stando in piedi sulle transenne e facendosi sorreggere (a fatica) dal pubblico, invitando alcuni fortunati a danzare e cantare sotto il palco e intrattenendosi poi con i medesimi in “chiacchiere da salotto”. Tanta ottima musica anche in questo caso; in particolare la bella “40 Day Dream” e la celebre hit “Home”, entrambe dal loro album Up from Below. Se volete avere un assaggio del tipo di gruppo di cui stiamo parlando date un’occhiata al loro sito: particolare è dire poco!

Ore 18.00: arriviamo a Ben Howard. Il cantautore londinese si è esibito in parte da solo e in parte con band di accompagnamento, con tanto di violoncello e di un’ottima sessione ritmica. Il giovane chitarrista, con il suo originale modo di suonare, ci ha intrattenuti per quasi un’ora con un esecuzione ispirata, tra cui hanno spiccato “The Fear” e una lunghissima versione di “The Wolves”.

Gentlemen of the Road palco

Ore 19.30: eccoci ai Vampire Weekend. Il quartetto americano di Ezra Koenig ha suonato su un palco arredato per l’occasione con tappezzerie a fiori e specchi all’inglese (già… molto hipster), riscaldando una folla già caldissima di per sé. Camicetta e pantaloncini sopra il ginocchio per il frontman spavaldo e sbarazzino, che ci ha intrattenuto con il suo fare rilassato, ma molto efficace. Tra i momenti migliori citiamo “Walcott”, “Horchata”, “Cape Cop Kwassa Kwassa” e la bella “Diane Young”.

Ore 20.45: ed ecco salire sul palco i Mumford & Sons, il vero motivo che ha spinto questi 65.000 britannici scatenati a farsi circa 7 ore sotto un sole inatteso, sempre più pressati sotto il palco (vale la pena ricordare che gli inglesi possono risultare piuttosto molesti). Ma tutto questo è stato nulla in confronto al premio finale: 2 ore di esibizione in cui Marcus e i suoi compagni si sono veramente scatenati, tra danze e urla, nuvole di coriandoli e una coreografia molto ‘estiva’. Un concerto allo stesso tempo caldissimo e profondamente intimo, in particolare verso il finale: i quattro si sono infatti disposti intorno a un unico microfono e hanno eseguito una bellissima versione unplugged di “Awake My Soul”, con il pubblico in un silenzio quasi religioso. Per concludere l’evento si sono infine riuniti sul palco tutti gli artisti della giornata in un ultimo brano collettivo.

Un evento memorabile insomma, sia per quanto riguarda -naturalmente- la musica, sia per il clima che ha accompagnato il festival, condito da molto cibo e ottime bevande, sole caldo e organizzazione impeccabile. Ecco un ottimo modo per inaugurare l’estate.

The Upper Deck Riders

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