Traffic 2013: il festival nato per cambiare

TrafficL’edizione passata del Traffic Festival si era conclusa con la post-dubstep dei Mount Kimbie e con l’esibizione pirotecnica degli Orbital in piazza San Carlo. Quest’anno il festival gratuito torinese riparte esattamente da dove aveva lasciato: è la musica elettronica la protagonista di buona parte dell’edizione 2013. È vero, ormai non ci sono più nomi capaci di muovere masse da tutta Italia, com’era successo con i Daft Punk alla Pellerina nel 2007 o anche solo con Nick Cave a Venaria nel 2009, ma quelli in cartellone sono sicuramente artisti in grado di suscitare l’interesse di molti. In più l’utilizzo delle Officine Grandi Riparazioni come location per le serate è stato un vero colpo di genio dell’organizzazione: entrare e perdersi nei suoi spazi decadenti, schivare i piloni di ferro, ammirare gli altissimi soffitti di questa cattedrale post-industriale, ti riconciglia con il festival torinese. Gli enormi spazi disponibili offrono svariati punti di disimpegno (come i cortili) e numerose sale dove diversificare l’offerta musicale (la Sala Duomo è certamente quella più suggestiva). C’è anche una -tutto sommato dispensabile- mostra fotografica che raccoglie 90 scatti, tutti ad opera di Alex Astegiano, delle passate edizioni del Traffic, dal 2004 fino a oggi. Una vera fiera della malinconia.

28 agosto.
X TrafficMa parliamo ora della protagonosta delle serate; parliamo della musica. Il festival si apre mercoledì, abbastanza in sordina. I suoi cancelli, invece, si aprono quasi con un’ora di ritardo, ma proprio grazie a questo riesco ad esplorare in tutta tranquillità le OGR senza l’assillo di un pubblico troppo numeroso. Mi gusto la mostra fotografica curata da Luca Beatrice e le esibizioni della crew Srsly, ormai ridotta al duo Guido Savini-Vaghe Stelle. Faccio un salto al Parco Verde, convertito in una specie di zona lounge, dove trova rifugio la fauna più fighetta del festival e le famiglie (sì, c’è un pubblico molto eterogeneo quest’anno), mentre attendo curioso l’esibizione dei Jets, progetto formato dalla coppia Machinedrum e Jimmy Edgar. Con la sua house newyorkese mischiato ad echi di Detroit, il duo inizia a scaldare a dovere il pubblico. La musica che ne scaturisce è incredibilmente cafona… nel senso buono s’intende. Subito dopo ecco salire sul palco Hudson Mohawke che scatena lo Spazio Fucine con il suo dj set in cui mescola sapientemente successi hip hop e R&B con ritmi sincopati, gocce di dubstep ed electro. La cafoneria dei Jets trova qui una degna continuazione. A fine serata è un po’ come scoprire un filo conduttore musicale, perché tutti i dj intervenuti quest’oggi sono qui a raccontarci verso che suono sta evolvendo la musica elettronica: quel misto di EDM, R&B, hip hop e garage UK che nei circoli ‘giusti giusti in modo assurdo’ chiamano PBR&B (poche ragazze da quelle parti, vero?). Nel suo complesso è una serata che trascorre piacevolmente. Peccato solo per il classico problema da festival estivo: il costo esorbitante di cibo e birra, ma tent’è, io non sono certo venuto per mangiare; e per quanto riguarda il bere posso sempre prendermi una Tennent’s dai ‘porcari’ subito fuori.

29 agosto.
These New PuritansLa serata di giovedì sulla carta pare la più debole del lotto e, a mio avviso, lo dimostra pienamente. Non fraintendetemi, ho adorato i Father Murphy -con il loro sabba doom– e la commovente chitarra ’70s di Franco Falsini, ma con i These New Puritans è un altro paio di maniche. Considerati un po’ come il polo d’attrazione per tutti gli indie intervenuti a questa edizione 2013, siamo qui davanti ad artisti capaci, originali e a tratti innovativi (almeno su disco), ma in un festival estivo, dove la gente ha tanto bisogno di muoversi e scatenarsi, si dimostrano pesci fuor d’acqua. Sembra di rivedere l’errore fatto l’anno passato con gli XX. Poi se mi concentro e valuto la loro esibizione da appassionato di musica dico che i londinesi sono psichedelici il giusto e perfino misticheggianti, ma abbastanza soporiferi. Sicuramente fuori casting all’interno del festival. A metà performance, mentre la band mi propone per l’ennesima volta un loop ritmico dal sapore arabeggiante, inizio a chiedermi se calandomi un cartone forse non li apprezzerei molto di più.

30 agosto.
Ed eccoci arrivare a venerdì sera. Al festival dentro il festival, a quel Hai Paura del Buio? che è carrozzone itinerante messo in piedi da Manuel Agnelli “contro l’apatia, la rassegnazione e le incertezze del futuro”. Prima scrivevo che i These New Puritans erano fuori casting. Beh, qui lo è tutta la serata. Fatemi spiegare, però, perché questo non è un giudizio negativo, anzi. Semplicemente riflettevo che, nella linea artistica dell’edizione 2013, fatta principalmente di elettronica e qualche sprazzo di indie, una serata che raccoglie i Mostri Sacri dell’alternative italiano crea una cesura piuttosto vistosa. Crea soprattutto uno degli appuntamenti con più appeal di questo Traffic. Lo capisce anche il pubblico, che prende letteralmente d’assalto le OGR e che, dalle 9e30 in avanti, viene rimbalzato all’ingresso causa raggiunti limiti di capienza. E via levarsi sonori cori di disappunto, quando ve l’avevano detto in tutte le salse che i posti disponibili erano al massimo 6.000 (500 più, 500 meno)… ovvio, anch’io vorrei poter tornare alla Pellerina, ma quest’oggi i concerti si svolgono alle OGR e se per te Il Teatro degli Orrori e gli Afterhours sono così importanti da doverci poi rompere le p***e, lamentandoti su facebook, allora forse dovevi presentarti all’entrata prima delle dieci di sera. Insomma, gratuito non significa che tutto è dovuto.

Afterhours TrafficSterili polemiche a parte, sono proprio gli Afterhours ad aprire le danze, con un mini-set di 40 minuti circa in cui, la bellezza della musica è minata dalla fiera del riverbero. Fortuna che, per le esibizioni successive, la gente che va a riempire numerosa lo Spazio Fucine riesca ad arginare questo fastidioso problema di acustica. Mentre attendo l’esibizione de Il Teatro degli Orrori, giro nelle ex-officine senza una meta precisa, fino a che non capito dai Der Mauer. Il progetto di Enrico Gabrielli, polistrumentista dei Calibro 35, ci offre qui un’esibizione tutta musica colta e sperimentalismo: punk jazz in stile Zu e pure una cover di Steve Reich. Torno allo Spazio Fucine giusto in tempo per vedere Il Teatro salire sul palco e la gente iniziare a prendere d’assalto le OGR. L’esibizione di Capovilla e soci è una di quelle vecchio stile, cattivi e demoniaci, dove sono i brani di Dell’Impero delle Tenebre a farla da padrone. Peccato solo per il settaggio della chitarra di Gionata Mirai, che nei primi brani fatica dannatamente a farsi sentire. Un paio di duetti con Manuel Agnelli fanno da liaison al secondo set degli Afterhours: un live orgasmico, dove la band propone tutti quei brani che si era “dimenticata” durante la prima esibizione e in cui Capovilla restituisce il favore. Intanto, tutt’intorno, il festival offre reading, performance di slam poetry, esibizioni teatrali, di danza e molto altro. Nelle Fucine è poi il turno di Daniele Silvestri, che ci offre una setlist mirata (di cui la poetica “Aria” è fiore all’occhiello) e arrangiamenti di stampo rock, per integrarsi al meglio nel cartellone della giornata. E su Silvestri dite pure quello che volete, ma io ho chiuso il cerchio con il mio me stesso tredicenne: all’epoca, quello di Daniele fu il mio primo concerto in solitaria e, sulle note di “Cohiba” ebbi il primo incontro con liceali fattoni che si giravano cipponi che la metà bastano. Proprio con “Choiba” Silvestri ci saluta e io, muovendomi a tentoni tra la folla numerosissima, spingendo e venendo spinto, riesco poco a poco a farmi largo per gustarmi l’esibizione dei Marta sui Tubi allo Spazio Carroponte: selvaggi, istrionici e sanguigni come al solito, la band di Giovanni Gulino non delude il numeroso e fedelissimo pubblico. Ora però sento la necessità di andarmene dalla OGR, mi spiace per il povero Dargen D’Amico e per il suo dj set nel Parco Verde, tanto mi han detto che gli hanno spento l’impianto dopo appena dieci minuti di esibizione.

LFO31 agosto.
Stanchi, ma appagati arriviamo alla serata conclusiva di questa edizione 013. Il pubblico ritorna alla “normalità”, numeroso ma non eccessivo, mentre la regina incontrastata resta ancora una volta l’elettronica: oggi siamo in compagnia dell’IDM di Letherette e della leggenda LFO. I primi presentano un buon dj set in cui mischiano echi french touch a un sound in stile UK. Il secondo, invece, propone un tripudio di suoni aggressivi, nervosi e claustrofobici che ti martellano, insinuandosi lentamente nella testa. Caos ordinato che destruttura le normali regole musicali per crearne di nuove… per me non è certo il modo migliore per finire il festival. A completare la serata ci pensano poi la proiezione del film Bar25 -storia dello storico locale di Berlino, che ha simboleggiato per anni il trasformismo della capitale tedesca- e Cosmo, cantante dei Drink to Me, che tra un dj e l’altro mette in scena il suo spettacolo fatto di presa bene à la MGMT, visuals molto happy e accompagnamento danzante.
Ora è davvero finita. Accarezzo per un attimo l’idea di fare un salto all’after party in Corso Umbria, ma la mia sete di musica si è, stranamente, placata. Mi incammino quindi nella notte, lasciandomi alle spalle questa bellissima cattedrale fatta di ferro e cemento.

Devo però sfogarmi un secondo; inizio francamente a stufarmi della gente che sa solo criticare, lamentarsi e vedere il negativo delle cose. I soldi sono pochi e l’organizzazione del Traffic ormai fa i miracoli da tre edizioni a questa parte, cercando di offrire un festival gratuito sempre di buon livello. Esatto ragazzi, gratuito, quindi se siete qui a spalare m***a su un artista come Hudson Mohawke, perché ‘lui-non-mi-piace-io-preferivo-i-Justice’ allora fateci il favore di starvene a casa, ma soprattutto di evitare di commentare sui social network, quanto l’organizzazione di questo “nuovo Traffic” sia scaduta o come questo e quell’altro artista siano uno schifo. Fidatevi, ci fate più bella figura. Se i cordoni delle borse sono tirati (e qui si potrebbe iniziare una dissertazione infinita su come il Torino Jazz Festival e gli MTV Days tolgano fondi al Traffic) artisti come i Daft Punk non vengono giù. Ecco, magari per le prossime edizioni si potrebbero fare delle scelte più oculate e chiamare band che suonino più “da festival”, ovviamente sempre pescando da quel livello medio a cui dobbiamo ormai abituarci: probabilmente al posto dei These New Puritans, una band come, chessò, i Phoenix avrebbe funzionato molto meglio. Tocca accontentarsi, certo, ma anche apprezzare gli sforzi fatti per offrirci musica gratuita e applaudire l’uso magistrale di una location come le OGR (se escludiamo il sopracitato problema di spazio nella serata di venerdì). Rispetto all’improbabile piazza San Carlo, le Officine hanno il pregio di aver dato un’apparenza quasi europea al festival, richiamando location come certi club underground di Berlino o Marsiglia.

OGR TrafficIn conclusione -facendo i dovuti distinguo con le edizioni storiche e lasciando perdere tutti questi hater che su internet riescono solo a scrivere frasi come “siete ridicoli”, “dovete ritirarvi”- mi sento di dare nuovamente il mio pollice alto al Traffic Festival. Certo, il problema della capienza rimane e, mi ripeto una volta di più, anch’io vorrei poter tornare a vedere artisti come i Gogol Bordello alla Pellerina, non avete idea di quanto lo vorrei. Magari prima o poi, il nostro amato sindaco ne prenderà atto, pur se è di oggi la lapidaria dichiarazione di Max Casacci: “non so,  visti i tempi, se ci saranno altri Traffic”.

Rockabilly Joe

Annunci

2 risposte a “Traffic 2013: il festival nato per cambiare

  1. Pingback: MTV Digital Days: un successo di pubblico | La Lira di Orfeo·

  2. Concordo su tutto soprattutto su chi non ha niente di meglio da fare che lamentarsi dell’organizzazione su facebook. Io sono uno di quelli che venerdì non è riuscito a entrare, pazienza, sono arrivato tardi, certamente non do la colpa al traffic.
    E comunque OGR splendide.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...