Appunti di Live: Uto Ughi e i Filarmonici di Roma

17 settembre 2013. Auditorium Agnelli, Torino.

MiTo SettembreMusicaLa serata si apre con l’annuncio da parte dello staff di MiTo 2013 che la Méditation in Re minore No. 1 di Čajkovskij non sarà eseguita. Tutt’intorno a me si levano pacati cori di disappunto neanche l’esibizione fosse stata annullata; non avevo idea che Čajkovskij avesse questa presa così forte sul pubblico medio. Sostituzioni dell’ultimo minuto a parte, in pochi istanti l’orchestra -senza Uto Ughi- prende possesso del palco e incomincia a suonare La Passione (Sinfonia No. 49 in Fa minore) di Joseph Hayden. La scelta è particolarmente azzeccata, proprio per quel senso di accessibilità -a tratti popolare- che anima a mio avviso alcune delle opere più riuscite di Hayden. Il pubblico viene subito catturato dalla vivacità pre-romantica della sinfonia. Come una specie di overture, in cui è il corno a farla da padrone, La Passione ci introduce al concerto vero e proprio. Non appena il Maestro Uto Ughi si mostra al pubblico, infatti, inizia il suo personalissimo one man show dove l’intervento dell’orchestra si riduce al minimo ed è il suono del suo fantastico Stradivari “Kreutzer” a catturare completamente l’attenzione degli ascoltatori.

La scaletta ci propone i pezzi forti del repertorio di Ughi. Ecco quindi l’immancabile Ciaccona in Sol minore di Tomaso Vitali, il barocco di Gaetano Pugnani (Preludio e Allegro per violino e orchestra) riscritto da Fritz Kreisler, seguite da un altro must, l’Havanaise in Mi maggiore di Saint-Saëns per violino e orchestra e, ovviamente un Paganini d’annata (in questo caso specifico è il Concerto n. 4 in Re minore per violino e orchestra). Il pubblico è in visibilio, applaude senza paura di spellarsi le mani e si lancia pure in qualche “Bravo!”; il legame empatico creato dal Maestro è fortissimo e, anche chi non è avvezzo a seguire concerti del genere, sa di essere davanti al meglio del virtuosismo violinistico… o almeno, questo è quello che ci hanno insegnato.Uto Ughi e orchestra Dopo le genuine ovazioni da parte di un pubblico davvero “caldo”, Ughi decide di ripagare i fedeli con una cascata di bis davvero eterogenei: si va dalla Polonaise di Henryk Wieniawski a un tango di Piazzolla, dalla Vida Breve di Manuel De Falla fino al kitsch ottocentesco de La ronde des lutins di Antonio Bazzini, in questo caso “inserito” per spingere fino al limite il funambolismo del Maestro e fare -perché no?- un po’ di sensazionalismo. È davvero la classica situazione di “Uto contro tutti” (scusate, ma prima della fine dell’articolo mi ero ripromesso di fare almeno un imbarazzante gioco di parole).

Anche se in molti ritengono Uto Ughi solo un -bravissimo- performer, che ripete ad ogni concerto sempre le solite sinfonie, non dobbiamo dimenticarci che il Maestro ha questa innata capacità di rendere più appetibile e interessante un tipo di musica che difficilmete incontra il gusto della massa (inoltre ci sono difetti peggiori che proporre sempre la stessa musica, no?). Ughi è perfetto per accorciare le distanze: è un vero “personaggio”, sempre sorridente, gli piace dialogare con il pubblico, spiegare il perché delle scelte in scaletta (qui ci dice che la Méditation è stata rimpiazzata dal Pugnani-Kreisler perché quest’ultima è stilisticamente più adatta a seguire la Ciaccona… ci fidiamo, anche perché non ne avremo mai la riprova).

UghiIn conclusione, anche se l’orchestra non è esente da pecche esecutive e se alcune delle sinfonie proposte sono un po’ troppo patetiche (termine qui usato in quanto aggettivo squisitamente musicale) come l’Havanaise o la Ciaccona (in cui c’è stata pure una stonatura del Maestro), abbiamo assistito ad alcuni ottimi momenti, come il dialogo ben strutturato tra Ughi e l’orchestra nel Preludio e Allegro o nel marchio di fabbrica del Maestro, quel Paganini dove Ughi osa e esplora anche con suoni non convenzionali. Come abbiamo accennato in precedenza, il finale è una festa dove tutti vincono: il pubblico, che è rimasto estasiato dall’esibizione e dall’aura che permea il violinista; Ughi, che ha incantato tutti e si è scatenato con i suoi bis pirotecnici; gli organizzatori, infine, dato che un bel successo di pubblico fa sempre bene, soprattutto al MiTo di sponda torinese. La serata è stata la summa perfetta di tutto quello che Uto Ughi rappresenta; qui nella sua versione “divo”, tutto solo acrobatici, sorrisi, inchini, foto e autografi.

Don Rinaldo

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