Electric Feel: Moderat – “II”

“II”, Moderat, 2013.

Moderat - IIPerdonatemi ma prima di iniziare mi prendo la libertà di una breve divagazione. Ogni volta che un gruppo (bravo) pubblica un album, dopo i primi ascolti, i sentimenti si alternano tra il senso di assuefazione -che la bella musica sempre comporta- e la paura di poter sentirsi orfani di quello stesso gruppo, una volta finito di divorare il disco o peggio, in caso di mancate nuove uscite discografiche. Ed è proprio cosi che ci siam sentiti in quel lontano 2009. Finalmente il progetto Moderat usciva allo scoperto dopo sette lunghi anni di incubazione e divergenze. Davanti a noi si svelava un album che si poteva definire sperimentale; più che un semplice ‘chiudersi in una sala di registrazione’ si poteva/doveva parlare di una vera e propria ricerca di laboratorio, attuata allo scopo di unire lo spessore del sound Modeselektor (Gernot Bronsert e Sebastian Szary) al ruolo da “predestinato” che Apparat (vero nome Sascha Ring) si era ritagliato negli anni.

Il nome del disco era identico a quello del progetto: Moderat, nel caso in cui non fosse rimasto impresso ad una prima lettura. Ma molto altro ci era rimasto impresso: come non ricordare la prima traccia, “A New Error”, che in poco tempo era diventata una tra i migliori brani di tutto il 2009. Iniziava bene quel Moderat, e continuava sullo stesso livello con “Rushty Nails”, dove appariva anche una stupenda traccia vocale che ci accompagnava tra i vari suoni, miscelati a regola d’arte. Ma subito l’album cambiava forma, iniziava ad essere sconclusionato, alternando tracce con suoni piazzati un po’ alla rinfusa ad altri brani puramente sperimentali. Detto in tutta sincerità, buona parte del potenziale si esauriva dopo i primi 10 minuti di ascolto e il resto diventa merce per gli amanti della minimal (ma senza convincere appieno nemmeno loro). Ma al progetto Moderat, come ad ogni bambino, bisognava concedere un po’ di tempo prima che riuscisse a mettersi in piedi e a camminare da solo, senza inciampare.

Di anni ce ne sono voluti precisamente quattro; così un paio di mesi fa ecco uscire II (in questo modo se qualcuno non si fosse riuscito a ricordare del precedente disco, almeno avrebbe facilmente dedotto che aveva tra le mani il secondo album). E sì; siamo finalmente arrivati a parlare di II: dopo appena 60 secondi la traccia di apertura, “The Mark”, crea subito un legame “affettivo” con le nostre orecchie; suoni puri, puliti, frequenze perfette. Il tutto ci catapulta in un mondo pervaso costantemente da suoni e vibrazioni di ogni tipo (è una libreria vastissima) e ci rendiamo conto come ognuno di essi rappresenti una singola essenza che miscelata per bene porta ad un risultato degno del miglior profumo sul mercato. Descrivere ogni singola traccia potrebbe risultare riduttivo (comunque siete obbligati a sentirvi le magnifiche “Gita” e “Therapy“). L’ascolto continuato di tutto il disco è l’unico modo per poter comprendere fino in fondo l’immensità di questo lavoro. Ciò che in Moderat sembrava sconclusionato, qui va finalmente al suo posto. Troviamo melodie mai banali ed un connubio perfetto tra suoni “nuovi” e originali nello scenario elettronico e voci evocative. Ebbene sì, se da una parte il nostro corpo vibra letteralmente insieme alle basse frequenze, ripulite da ogni minima sbavatura e curate con una meticolosità raramente riscontrabile nel mondo della musica, il vero salto di qualità in II sono proprio le voci. Una sperimentazione continua di voci tagliate, campionate e messe in loop. Quello che vi risulterà assurdo è sentire voci anche dove non ci sono, e questa piccola magia è dovuta semplicemente al raggiungimento di una perfezione che -in tutta sincerità- ci si aspettava davvero da artisti di questo calibro. La sensazione è che, una volta finito il primo ascolto di II, il secondo diventi un obbligo immediato, sia per voi stessi, sia per controllare che sia tutto vero, sia per “omaggiare” un così importante risultato.

Ora non vi rimane altro da fare che munirvi di tale disco e prepararvi ad una affascinante immersione nel profondo oceano musicale che i Moderat sono riusciti a creare. Sì, perché la sensazione che si prova, ascoltando questi 11 brani, è proprio quella di essere completamente sommersi nel suono. Buona nuotata.

Kekko

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