Lettera a Lou Reed

loureedCaro Lou,
ti scrivo questa lettera perché vorrei esprimere la mia gratitudine per quello che la tua musica ha significato per me. Ringraziarti per l’impatto che hai avuto nella vita di un quindicenne sperduto e sparuto, che cercava il suo posto in un mondo più grande di lui. Per quel ragazzino, la tua voce, la tua chitarra sporca, le tue canzoni e i tuoi album erano un faro da seguire, un posto dove rifugiarsi e uno sprone a ribellarsi. In una certa misura erano perfino un qualcosa in cui credere, nel senso più pieno della parola.

Il mondo sembrava tutto sbagliato quando avevo quindici anni, ma grazie a te, Lou, ho iniziato a considerarlo come un posto pieno di opportunità in cui avrei potuto raggiungere qualsiasi risultato… ed esserne fiero. Anche se quel risultato era “solo” suonare un po’ di sano rock ‘n’ roll. Proprio come te. Io però non ho mai desiderato imparare a suonare la chitarra o diventare una rock star, sebbene abbia strimpellato qualcosa durante la mia infanzia. Certo, ai tempi della scuola capitava che, mentre stavo in un angolo ad ascoltare con il mio vecchio walkman le cassette dei Velvet Underground, o magari la copia logora di Transformer o Berlin (erano scelte obbligate), mi sorprendevo a canticchiare a voce più alta del dovuto. Sentivo molto da vicino quello che volevi esprimere, quello che volevi dire con la tua musica. Era quasi come se stessi parlando a me e a me soltanto (ma è così che si sentono tutti i quindicenni del mondo, vero?). Ancora oggi, mentre sono in auto di ritorno dal lavoro, metto su qualche tuo cd (nel tempo, la tecnologia si è aggiornata) e le sensazioni sono sempre le stesse. Anche quando ho ascoltato il tuo esperimento musico-teatrale su Edgar Allan Poe, The Raven, o il tuo progetto con i Metallica, Lulu, per me sei sempre rimasto l’eroe della mia infanzia. Nel tempo, io sicuramente sono cambiato, sono cresciuto. Quello che provo per te, invece, non si è mai modificato.

E quando una notizia come quella della tua morte ti sorprende così d’improvviso, non puoi fare altro che ripensare alla tua giovinezza, a tutti quei ricordi condivisi mentre eravamo a liceo, pure se tu non eri lì, presente fisicamente (ma in qualche misura, invece, lo eri per davvero). Non puoi fare a meno di ripensare a tutti quei momenti che ti hanno fatto diventare l’uomo che sei ora. Non puoi fare a meno di ripensare a Lou Reed, il ribelle del rock.

Grazie di tutto.

Lee Van der Graaf

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2 risposte a “Lettera a Lou Reed

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