Arcade Fire – “Reflektor”

“Reflektor”, Arcad Fire, 2013.

ReflektorQuesto Reflektor è davvero un gioiellino. Non c’è nulla da dire, l’attesa degli scorsi mesi è stata ripagata ampiamente e la magniloquente campagna virale usata per promuovere l’album non ci ha lasciati con l’amaro in bocca: quello che abbiamo tra le mani è un perfetto disco pop, pieno di idee interessanti, ben strutturato e accattivante, che non rinuncia a un certo senso di trionfalismo (e questo è il segreto di Pulcinella di tutti i grandi dischi rock della storia, da Here Come the Warm Jets ad Achtung Baby, passando per Low) e che in alcuni momenti flirta con la sperimentazione sonora, in quella maniera delicata e sorniona a cui gli Arcade Fire ci hanno ormai abituato.

Il nostro viaggio musicale parte con la title track, primo singolo estratto e summa della cifra stilistica dell’intero album: un amalgama spigoloso di suoni à la Depeche Mode, fiati, chitarre indie e orchestrazioni di ampio respiro. Dura più di 7 minuti, ma mai, neppure una volta, ci pare che gli Arcade Fire sprechino il nostro tempo. Ogni secondo è qui essenziale a portarci allo zenit, dove il sax di Colin Stetson crea la magia, mentre un umilissimo David Bowie fa la sua comparsata corale. Minimale, ma efficace come sempre, impreziosisce e fa ben sperare per il prosieguo del disco. Da qui in vanti è un susseguirsi di piccole sorprese, magari non eccessivamente geniali, ma sempre funzionali alle atmosfere dell’album e ai suoi incredibili cambi di ritmo. C’è il dub di “Flashbulb Eyes”, i ritmi caraibici-ma-non-troppo di “Here Comes The Night Time”, che fanno tanto Talking Heads e il synthpop di “Porno”. C’è il testo vagamente ironico, eppure pieno di consapevolezza di “Normal Person” (“Do you like rock’n’roll music? / Cuz I don’t know if I do”) e quello onirico, ma dubbioso di “Afterlife” (“I’ve gotta know / Can we work it out?”). Ci sono un disco 1 più crudo e dinamico e un disco 2 più etereo e malinconico; a seconda del vostro stato d’animo del giorno. Ma prima di ogni altra cosa c’è un immenso senso di gioia che pervade tutto Reflektor e a cui non puoi far altro che sottometterti. E dobbiamo ringraziare, tra gli altri, James Murphy, ex deus ex machina degli LCD Soundsystem, che ha portato qui il suo post-punk nervoso e danzereccio, in veste di produttore.

Quindi Capolavoro con la C maiuscola, tutti d’accordo? Ribadisco, è un gioiellino, poi dobbiamo metterci d’accordo su cosa significa per voi ‘capolavoro’. Cercate lo speramentalismo musicale spinto? Allora Reflektor non lo è, perché si muove nel terreno del pop (a scanso di equivoci, ribadisco che non uso mai il termine pop in accezione negativa). Cercate le schitarrate pesanti da rocker duri e puri o i suoni crudi senza troppe sovraincisioni? Il problema rimane il medesimo; qui tutto è ammantato in un senso di grandeur. Vi danno fastidio i camaleontici cambi di stile all’interno di uno stesso disco? In questo caso Reflektor potrebbe crearvi un po’ di fastidio. Se invece pensate che, per funzionare, un disco debba essere equilibrato pur nella ricchezza delle sue idee, che debba crescervi dentro ascolto dopo ascolto e magari riuscire a farvi vivere svariati stati d’animo, beh… in questo Reflektor potrebbe essere un Capolavoro. Con la C maiuscola. E magari lo è per davvero, perché si tratta di un disco sontuoso, a cui mi permetto di muovere solamente un breve appunto: erano proprio necessari i riempitivi con il suono della cassetta riavvolta? Questo espediente ha allungato così tanto la durata complessiva dell’album da costringere la band a “spezzarlo” in due dischi. Packaging molto “artistico”, certo, soprattutto per la divisione dei brani (iniziare il “lato B” con una “Here Comes The Night Time, Pt. II” ha certamente il suo fascino), ma un po’ pleonastico e non troppo comodo. Ecco, allora, in cosa potrebbe ancora migliorare.

Ma come cantano Win Butler e Régine Chassagne “If this is heaven / I need something more”. Sappiamo bene, infatti, che gli Arcade Fire non si accontenteranno mai di questo risultato. Al contrario, continueranno a spingere l’asticella sempre più in alto, cambiando, evolvendo, sperimentando. Come hanno sempre fatto.

Tracce consigliate: Reflektor, We Exist, Normal Person, It’s Never Over (Hey Orpheus), Afterlife.

Dr. Musikstein

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2 risposte a “Arcade Fire – “Reflektor”

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