Sostiene Bollani: ma chi l’ha detto che parlare di musica sia come ballare di architettura?

Stefano BollaniDomenica sera è andata in onda l’ultima puntata del programma televisivo Sostiene Bollani. Dall’Auditorium “Arturo Toscanini” di Torino, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai ha accompagnato Stefano Bollani in quello che è stato il suo comiato (stagionale) dal pubblico televisivo. Da Beethoven a Berio, passando per Bernstein e Gershwin, il Maestro ci ha accompagnato nel suo personalissimo viaggio musicale, pieno di riflessioni e contaminazioni, allo stesso tempo “colte” e “popolari”.

Di Bollani ne abbiamo già parlato diffusamente e ormai conoscete la venerazione che noi de La Lira abbiamo per l’artista e, ancor di più, per l’uomo: uno di quei veri appassionati che ancora credono che la musica possa cambiare il mondo. In maniera forse maggiore che nella passata edizione, il Maestro confeziona una trasmissione a cui il pubblico televisivo attuale semplicemente non è abituato; per tempi, contenuti, estro (da qui, purtroppo, gli ascolti bassi), ma la forza di Sostiene Bollani sta tutta nel suo presentatore. Stefano si diverte, scherza con il pubblico, parla di musica in maniera onesta e diretta, senza stancare e senza assumere tono pedante da professorone, perfino quando cita Rachmaninov; è un mattatore libero di fare ciò che vuole, andare dove vuole, citare chi vuole. Il programma si sfilaccia, non è compatto, ma è proprio questo il suo appeal: siamo di fronte a un’enorme jam session dove la musica è la protagonista indiscussa (tant’è che gli ospiti vengono presentati solo alla fine delle loro esibizioni) e dove il susseguirsi di sketch, comparsate artistiche e monologhi comici dovrebbe essere fruito proprio come si ascolta un disco; uno scorrere continuo, in cui si alternano stati d’animo, citazioni, generi e rimandi musicali. Divulgare la musica attraverso la musica: è questo l’obiettivo del programma. Un obiettivo che viene perfettamente centrato grazie a Bollani, che riesce sempre a conquistare tutti con quel suo animo fanciullesco per cui gli si illuminano gli occhi ogni volta che può parlare di musica, che stia citando Jobim o Zappa.

Alla sua seconda stagione Sostiene Bollani raggiunge definitivamente lo status di programma cult su cui si deve insitere per educare il pubblico a riscoprire una televisione fatta sì di cultura, ma fatta soprattutto di gioia di vivere. Un programma che fa tornare con la mente a un periodo in cui si faceva televisione in maniera diversa, in cui si tentava di fare divulgazione in maniera accattivante e divertente. E magari questo pubblico lo si potrebbe educare meglio spostando il programma in una fascia oraria meno punitiva. Oppure no?

Orfeo

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3 risposte a “Sostiene Bollani: ma chi l’ha detto che parlare di musica sia come ballare di architettura?

  1. Credo l’abbia detto Zappa, proprio uno degli eroi del maestro 🙂 In ogni caso avercene di programmi del genere (come anche Superquark, Ulisse, ecc), farebbero davvero bene al popolo italico.

    • Perfettamente d’accordo. Mi permetto solo una piccola precisazione, ma in pieno “spirito Bollani”, cioè senza pedanteria alcuna: la citazione non ha un’attribuzione certa al 100% anche se -forse- è dell’attore Martin Mull. È stata attribuita a Elvis Costello (nella forma “scrivere di musica…”) e a mille altri candidati, tra cui Zappa.
      Qui si può trovare qualche chiarimento: http://home.pacifier.com/~ascott/they/tamildaa.htm [articolo in inglese]
      Orfeo

      • Le citazioni sono sempre un terreno incerto in cui avventurarsi. Mi ricorda quello che ha scritto recentemente Banksy “I have a theory that you can make any sentence seem profound by writing the name of a dead philosopher at the end of it”, firmandola poi “Platone”.

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