Club to Club 2013. Il nuovo paradiso elettronico

C2C2013L’anno passato fu la “prima volta” de La Lira di Orfeo all’Alfa MiTo Club to Club, festival torinese di musica elettronica che ormai giungeva alla sua dodicesima edizione. Come potete leggere dal nostro report 012 la reazione dei nostri inviati fu semplicemente entusiastica: organizzazione impeccabile, artisti da categoria “pesi massimi”, pubblico educato e un’atmosfera che fondeva perfettamente la ricerca musicale con la voglia più dancefloor del pubblico, italiano (e non). Questa dualità è rimasta anche nell’edizione 2013, denominata “TWINS”, e anzi è stata addirittura accresciuta: da un lato i main act più pop-oriented, dall’altra l’avanguardia sonora. Insomma come al solito ce n’era per tutti i gusti e tutti i generi. In una Torino pulsante di vita ed eventi, durante la Contemporary Art Week, gli organizzatori del C2C sono riusciti proporre e a far funzionare al meglio una lineup ricca e variegata. Pochi festival, anche nel panorama europeo, possono vantare un’organizzazione così curata e intelligente e questo fa del Club to Club uno degli eventi di musica elettronica più interessanti e meglio gestiti che si possano trovare sulla piazza… e non lo scriviamo solo perché la sede del nostro blog si trova a Torino. Grazie all’aiuto di alcuni collaboratori “irregolari”, La Lira di Orfeo ha cercato di coprire il più possibile questa edizione 2013, dividendoci tra gli eventi ed evitando così irritanti sovrapposizioni di artisti. Nonostante tutto, dobbiamo fare ammenda, poiché non siamo riusciti ad essere presenti durante la giornata del 10 novembre (quella di chiusura, post-Gran Finale, per intenderci). Mancanze a parte, ecco a voi il report della nostra avventura elettronica torinese.

Giovedi 7 novembre.
Iniziamo al meglio questa edizione del Club to Club con un aperitivo informale alla Fondazione Sandretto Rebaudengo, nostro HQ per il festival. È un vero piacere ascoltare l’elettronica lisergica di Yoko Kono, che ben si sposa con la location della Sandretto, o il dj set sponsorizzato dalla Ptwschool. Ancora una volta la partenza è quella giusta. La nostra serata continua al Teatro Carignano con il concerto di James Holden, uno dei pesi massimi di questo C2C. Nell’incantevole cornice del teatro settecentesco, vediamo James prendere il proscenio in compagnia di un batterista: la nostra eccitazione è ormai incontenibile. Quando la musica inizia, però, ci ritroviamo davanti a uno spettacolo leggermente piatto e poco incisivo, con Holden che propone pochi cambi di ritmo e in cui le sue famose linee melodiche latitano. Non per farsi tacciare dai lettori di avere un palato troppo raffinato, ma nonostante i suoni primitivi e lisergici che a noi non dispiacciono mai, qualcosa sembra mancare davvero alla performance di James. Sia ben chiaro, il live è comunque più che soddisfacente, ma quando si parla di palcoscenici del genere è lecito attendersi ancora di più.

Venerdì 8 novembre.
C2C2013La seconda giornata incomincia, per noi, direttamente nei saloni post-industriali delle Officine Grandi Riparazioni: in cartellone il doppio incontro James Holden (questa volta con un dj set) e Jon Hopkins. Holden ha da farsi perdonare la mezza delusione (personalissima) della serata precedente e ci riesce magistralmente: visualmente impeccabile (in questo le OGR di certo aiutano), il suo dj set regala quei groove dancefloor che il pubblico si aspetta, oltre alla solita enfasi sulle melodie aggressive. Puro Holden. Il live dello “sfidante” Hopkins è invece potente e preciso, cattura il pubblico, stupisce musicalmete i presenti con accostamenti semplicemente perfetti e ci aiuta, infine, nella difficile transizione dalle OGR all’Hiroshima Mon Amour (difficile perché i long island iniziano ormai a presentare il conto). Nonostante tutto, arriviamo all’Hiroshima in tempo per il dj set di Objekt (e per tirare giù un altro paio di long island); il locale è stipato come suo solito e, dopo l’ottima esibizione del tedesco TJ Hertz che ci spara in vena un po’ di adrenalina, ecco la techno velata di rimandi acid e soul di Kyle Hall; tutto molto ’90s. La seconda serata si chiude con un dispensabile OOBE e con il buon finale della bella Nina Kraviz (insomma, anche l’occhio vuole la sua parte, soprattutto alle 4 di mattina). Un potpourri sonoro difficile da amalgamare, ma perfetto per l’idea di fondo che da un paio di edizioni sta dietro al C2C: diversificare la proposta, offrire l’elettronica in tutti i suoi generi e declinazioni e buttarci dentro anche un po’ di “commerciale” (nel senso buono) per fare “prendere bene” il pubblico.

Sabato 9 novembre.
È già tempo di Gran Finale per il C2C e, se fosse possibile, il livello medio dei musicisti si alza ancora di una tacca. Il Lingotto Fiere ospita una concentrazione di talento da far impallidire la metà dei festival di elettronica là fuori. John Talabot apre la festa ed è una sorpresa magnifica che scalda il pubblico a dovere (scusate, eravamo scettici per la scelta di Talabot in apertura, errore nostro). I Fuck Buttons sono i consueti schiacciasassi sonori che cercano di distruggerti i timpani (detto in senso buono). Four Tet la solita sicurezza che ammalia e gioca con il pubblico: a metà esibizione eccolo lanciare la “bomba-non-così-bomba” e tra i suoi visual compare un headliner con la scritta ‘Burial’… il marketing, Four Tet C2Cquesto sconosciuto. I Diamond Version sono tutti da scoprire, ma il duo composto da Byetone e Alva Noto si comporta da par suo, celebrando il matrimonio tra techno e glitch. Il dj set di Kode9 è un piccolo viaggio nel tempo all’edizione 012, con i suoi suoni in bilico tra grime, hip hop e bassi-che-più-bassi-non-si-può, mentre dai Modeselektor ci saremmo aspettati qualcosa di più (ancora una volta facciamo quelli dal palato fino, ma insomma, se pensate che ci si attendeva la loro esibizione in veste Moderat…). Machinedrum e Rustie ci ragalano dei veri boost di adrenalina che ci permettono di continuare a vagare tra le due sale del Lingotto Fiere, seguendo le varie esibizioni in preda a vera e propria sindrome di Stendhal, ma non si può fare altrimenti: impossibile resitere al demone del “vado un attimo a sentire questo artista nell’altra sala e poi torno”. La nostra serata si conclude facendo la spola tra Ben UFO e Andy Stott. Fenomenale il primo: con una selection techno di prima scelta continua a tenere alto il voltaggio, nonostante siano le 5 del mattino. Il secondo offre invece un sound molto più crudo ed esplicitamente jungle di quello che ci saremmo aspettati. Una scelta perfetta per concludere al meglio questo C2C13.

Alla fine si spengono le luci sul MiTo Club to Club. Bicchieri di plastica giacciono abbandonati per terra, qualcuno troppo stanco o troppo sbronzo fatica a trovare l’uscita, qualcun altro è ancora carico a pallettoni ed è pronto a far mattina, tanto domani è domenica. Insomma, si conclude nel migliore dei modi un’edizione 2013 da soldout che musicalmente ci ha offerto un’overdose di ottima techno, con sprazzi di sperimentalismo sonoro colto ma non troppo. Perché è questa la forza del C2C; musica di grande qualità senza però mai dimenticarsi delle masse. Perché avere in cartellone i Diamond Version fianco a fianco a Rustie non è schizofrenia musicale, ma un vero valore aggiunto. Noi lo dicevamo già l’anno passato, ma l’edizione 2013 ci ha dato, una volta di più, la sensazione che Torino sia ormai la nuova capitale mondiale della musica elettronica. Scusaci Detroit.

DJ Mix, Rockabilly Joe, Pink, F.P.

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