Ricapitolando il 2013 – Parte I

Torniamo a gettare il nostro sguardo minimale sul 2013 che va ormai a concludersi. Come al solito abbiamo sguinzagliato i nostri collaboratori per ascoltare avidamente e darci un parere spassionato sulla maggior parte delle uscite discografiche dell’anno. Sappiamo che non è una lista esaustiva, ma dopotutto siamo umani e abbiamo fatto tutto quello che potevamo (qualcuno ha pure disertato la chiamata). Per la vostra gioia, data la lunghezza, il post sarà diviso in tre parti che saranno pubblicate nei prossimi giorni. Buona lettura!

  • Adam Ant – “Adam Ant Is The Blueblack Hussar in Marrying The Gunner’s Daughter”. Adam Ant regala ancora emozioni. Inaspettato.
  • Airbourne – “Black Dog Barking”. Un po’di sano e vecchio rock & roll casinaro.
  • Alice in Chains – “The Devil Put Dinosaurs Here”. Senza né infamia né lode. I fan che non disdegnano il nuovo frontman, William DuVall, apprezzeranno.
  • Alter Bridge – “Fortress”. Sforzo onesto.
  • Andrew Stockdale – “Keep Moving”. Non convince fino in fondo. Più nello specifico qui mancano i fantastici hooks che ci hanno fatto innamorare dei Wolfmother.
  • Apparat – “Krieg Und Frieden (Music For Theatre)”. Più che un album si tratta una colonna sonora richiesta dal regista Sebastian Hartmann per la sua ultima fatica teatrale. Apparat può questo e molto di più.
  • Arcade Fire – “Reflektor”. Gioiellino in cui perdersi ripetutamente.
  • Arctic Monkeys – “AM”. La transizione artistica è ormai completata: dal bozzolo di quella giovane indie band iperattiva è spuntato un gruppo che puzza di polvere, sudore e un goccio di burbon.
  • A$AP Ferg – “Trap Lord”. Cafonissimo. Pure se non al livello del “fratello” Rocky.
  • A$AP Rocky – “Long.Live.A$AP”. A$AP Rocky è incredibilmente cool. Così come lo è  il suo rap.
  • Atoms for Peace – “AMOK”. Thom Yorke è un po’ il Re Mida musicale moderno. Speriamo solo non faccia la sua stessa fine.
  • Avenged Sevenfold – “Hail To The King”. Stanno cercando di reinventare il loro sound e non lo stanno facendo poi così male.
  • Babyshambles – “Sequel To The Prequel”. Qualcuno è riuscito a rimettere in riga Pete Doherty e i risultati si vedono (anzi, si ascoltano).
  • Bad Religion – “True North”. È la solita vecchia solfa, però funziona ancora alla grande.
  • Bastille – “Bad Blood”. Qualche bel singolaccio pop.
  • Beady Eye – “BE”. Meglio del debutto. Disco comunque dispensabile.
  • Beyoncé – “Beyoncé”. Con il suo album “a sorpresa” Beyoncé si riconferma regina dell’R&B contemporaneo.
  • Biffy Clyro – “Opposites”. Brillante e ben eseguito.
  • Birdy – “Fire Within”. Molto meglio di quello che ci si poteva aspettare. La ragazza sta maturando bene.
  • The Black Angels – “Indigo Meadow”. Se non avete mai ascoltato la psichedelia dei Black Angels, potete incominciare con questo album, non ve ne pentirete.
  • Black Rebel Motorcycle Club – “Specter At The Feast”. Pollice verso.
  • Black Sabbath – “13”. Eterni.
  • Boards Of Canada – “Tomorrow’s Harvest”. Melodie malinconiche e ritmiche spigolose: i Boards Of Canada hanno fatto centro ancora una volta.
  • Bon Jovi – “What About Now”.What About Now?!?” Ve lo dico io cosa: niente.
  • Bonnie “Prince” Billy (Will Oldham) – Bonnie “Prince” Billy. Back to basics. Una gemma nascosta.
  • Bonobo – “The North Boarders”. Etereo, ma comunque irresistibile.
  • Bosnian Rainbows – “Bosnian Rainbows”. La cantante Teri Gender Bender è quasi un incrocio tra Siouxie Sioux e Karen O. La chitarra di Omar Rodríguez-López, invece, è sempre pronta a portarci nelle lande new prog dei Mars Volta. Assieme creano un sound irresistibile.
  • Buke And Gase – “General Dome”. Weird pop tutto al femminile: queste sono sirene che ti ammaliano.
  • Bullet For My Valentine – “Temper, Temper”. No. Semplicemente no.
  • Cage The Elephant – “Melophobia”. Glam revival post-moderno.
  • Los Campesinos! – “No Blues”. Non sono costruiti per deludere.
  • Children of Bodom – “Halo of Blood”. Sai sempre cosa aspettarti da loro.
  • CHVRCHES – “The Bones Of What You Believe”.80s power.
  • Clutch – “Earth Rocker”. Questi pestano più forte di pugili sotto steroidi.
  • CocoRosie – “Tales of a GrassWidow”. Si stanno perdendo ed è un peccato.
  • Coheed And Cambria – “The Afterman: Descension”. Testi ottimi (la storia che raccontano è avvincente), ma non supportata appieno dalla musica.
  • Cold War Kids – “Dear Miss Lonelyhearts”. Fossimo qui a dare voti direi 6,5.
  • Daft Punk – “Random Access Memories”. Non assomigliano ai soliti Daft Punk eppure, in un certo senso, sono proprio loro. Si reinventano e spiazzano il pubblico, ma creano comunque qualcosa di incredibile e insperato. Per molti di noi è stata la colonna sonora dell’estate 2013.
  • Danny Brown – “Old”. Anima schizofrenica che divide l’album in due: rap minimale la prima metà / we’re gonna party hard la seconda. Funzionano dannatamente bene entrambe.
  • Darkside – “Psychic”. Un calderone sonoro che lavora per contrasto e dà vita a qualcosa di illuminato. Virtualmente, vi obblighiamo ad ascoltarlo.
  • Daughter – “If You Leave”. Ipnotico.
  • David Bowie – “The Next Day”. Semplicemente l’album che ci dice, una volta di più, che razza di artista leggendario sia Bowie.
  • David Lynch – “The Big Dream”. Lynch sperimenta con il blues e la musica, esattamente come sperimenta con la struttura narrativa dei suoi film. Di più; ascoltando The Big Dream si può riuscire ad immaginare, frame by frame, una delle sue pellicole lisergiche.
  • Deafheaven – “Sunbather”. Uno dei candidati al titolo di miglior album del 2013.
  • Deerhunter – “Monomania”. Illogico. Nel senso buono, però.
  • Deltron 3030 – “Event 2”. Continua la saga di Deltron Zero. Anche se non siamo ai livelli del primo disco (targato ormai 2000) è sempre una gioia per le orecchie ascoltare il rap di Del the Funky.
  • Depeche Mode – “Delta Machine”. Anima che vira alla techno, qualche accenno di blues minimale e molto, molto meno synthpop: questa la nuova formula dei Depeche Mode. Probabilmente il loro miglior lavoro da molto tempo a questa parte.
  • Devendra Banhart – “Mala”. Non al suo meglio, ma la sua musica ha sempre il pregio di portarti a visitare terre lontane.
  • The Dillinger Escape Plan – “One of Us Is the Killer”. Più accessibili del solito.
  • Disclosure – “Settle”. Creato per essere “semplicemente” un ottimo album dance, riesce ad avere molte altre frecce al suo arco.
  • Drake – “Nothing Was The Same”. Si tratta di un album così personale che dopo un po’ perde la sua genuinità e ti sembra confezionato a tavolino, solo per riuscire a strappare un pizzico di compassione.
  • Dream Theater – “Dream Theater”. Un leviatano emozionale.
  • Dropkick Murphys – “Signed And Sealed In Blood”. Incendiari.
  • Ducktails – “The Flower Lane”. Profumo d’estate.
  • Earl Sweatshirt – “Doris”. Ha un talento nello scrivere rime da dare in beneficenza.
  • Editors – “The Weight Of Your Love”. La picchiata rovinosa degli Editors continua in questo The Weight of Your Love. Salviamo solo un paio di brani.
  • Edward Sharpe And The Magnetic Zeros – “Edward Sharpe And The Magnetic Zeros”. Li ascolti e capisci che la musica è tutta la loro vita. E che quella vita dà loro gioia; album dopo album, brano dopo brano, nota dopo nota.
  • EELS – “Wonderful, Glorious”. Irresistibilmente idiosincratici rispetto al pianeta terra e pure rispetto alla propria carriera musicale.
  • Elton John – “The Diving Board”. Artigianato pop finissimo.
  • Elvis Costello & The Roots – “Wise Up Ghost”. Quando ho iniziato a sentire rumors su questa collaborazione ho subito storto la bocca. Mi sbagliavo. Non tutto funziona, ma i Roots sono riusciti a tirar fuori l’animo funky di Elvis.
  • Eminem – “The Marshall Mathers LP 2”. Fa il verso a se stesso da giovane. Lo fa dannatamente bene e in più vi unisce una trovata maturità. Convincente.
  • Eric Clapton – “Old Socks”. Avremmo preferito un po’ di deep blues in più, ma Eric può fare più o meno quello che vuole.
  • Everything Everything – “Arc”. Ti soddisfa a più livelli. Questi son bravi davvero.
  • The Flaming Lips – “The Terror”. I Flaming Lips fanno di tutto per non renderti “facile” l’ascolto della loro musica, ma è proprio questa la loro forza. Bisogna resistere: lo sforzo verrà ripagato.
  • Foals – “Holy Fire”. La prima parte è nettamente superiore alla seconda metà. Basta e avanza.
  • Foxygen – “We Are The 21st Century Ambassadors Of Peace & Magic”. Pop psichedelico gioioso e retrò. Consigliato.
  • Franz Ferdinand – “Right Thoughts, Right Words, Right Action”. Equilibrato.
  • Fuck Buttons – “Slow Focus”. Alienante, ma stranamente lo è nel senso buono del termine. Per capire non potete far altro che ascoltare.

Continua

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Una risposta a “Ricapitolando il 2013 – Parte I

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