Ricapitolando il 2013 – Parte II

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  • Gesaffelstein – “Aleph”. Liquido.
  • Gogol Bordello – “Pura Vida Conspiracy”. Pronti a stappare un paio di bottiglie di quello buono?
  • Goldfrapp – “Tales of Us”. Sofisticato.
  • Haim – “Days Are Gone”. Musica giocosa, perfetta per ogni occasione.
  • HIM – “Tears On Tape”. Macabro e romantico allo stesso tempo.
  • How To Destroy Angels – “Welcome Oblivion”. La creatura di Trent Reznor e Atticus Ross suona distante ed eterna. Promossi.
  • Iron & Wine – “Ghost On Ghost”. Pacate confessioni notturne.
  • J. Cole – “Born Sinner”. Impeccabile in ogni sua parte, ma debole nel tutto.
  • Jackson And His Computerband – “Glow”. Futurista.
  • Jake Bugg – “Shangri La”. Con radici ben piantate nella tradizione americana, Jake Bugg confeziona un disco piacevole.
  • James Blake – “Overgrown”. Da perdercisi dentro.
  • James Holden – “The Inheritors”. Impulsivo e inafferrabile. Grezzo e sporco. Insomma, perfetto.
  • Janelle Monáe – “The Electric Lady”. Epico, romantico, delicato e groovy. Shakerare, ma non agitare: ecco uno dei migliori album di tutto il 2013.
  • Jay Z – “Magna Carta… Holy Grail”. Un disco strano, che cambia a seconda dell’ascolto. Ancora oggi faccio fatica a dargli un giudizio organico e definitivo.
  • Jim James – “Regions Of Light And Sound Of God”. Spirituale.
  • John Grant – “Pale Green Ghosts”. Acuto.
  • John Legend – “Love In The Future”. Sensuale come solo John sa essere.
  • Jon Hopkins – “Immunity”. Oserei dire “Brian En-esco”.
  • Junip – “Junip”. Malinconico.
  • Justin Timberlake – “The 20/20 Experience” / “The 20/20 Experience – 2 of 2”. Voleva creare un’opera pop moderna, dovrà “accontentarsi” di aver realizzato due dischi godibili.
  • Kanye West – “Yeezus”. La musica del domani oggi, proprio per questo motivo ad alcuni potrà sembrerà “troppo”.
  • Kavinsky – “OutRun”. Giorgio Moroder da una parte, la colonna sonora di Tron (ma quello dell’82) dall’altra. Insomma, è un’overdose di anni ’80.
  • Kid Cudi – “Indicud”. Non convince pienamente.
  • Kings of Leon – “Mechanical Bull”. Li ritroviamo davvero maturati.
  • The Knife – “Shaking The Habitual”. Un’opera artistica a tutto tondo.
  • Korn – “The Paradigmal Shift”. Ormai vicini alla voce “cotti a puntino”.
  • Laura Marling – “Once I Was An Eagle”. L’album che conferma che qui ci troviamo ai livelli di PJ Harvey e Joni Mitchell.
  • Local Natives – “Hummingbird”. I Local Natives hanno creato un disco riflessivo e affascinante, pieno di piccoli, semplici gesti che però forniscono all’ascoltatore grandi ricompense.
  • Lorde – “Pure Heroine”. Immacolato. Ne sentiremo parlare molto presto.
  • Low – “The Invisible Way”. Un rinfrescante ritorno alle origini.
  • M.I.A. – “Matangi”. Bisogna prenderla in dosi omeopatiche; è così che M.I.A. funziona al suo meglio.
  • Macklemore & Ryan Lewis – “The Heist”. Ben bilanciato. Però non giustifica l’incetta di premi fatta durante l’anno.
  • Majical Cloudz – “Impersonator”. Riverberi additivi.
  • Man Man – “Oni Oni Pond”. Questi non sono i Man Man che piacciono a noi, ma di certo non manca quel tocco di bizzarro che ce li ha fatti amare.
  • Manic Street Preachers – “Rewind The Film”. Stranamente positivo.
  • Marnie Stern – “The Chronicles Of Marnia”. Nel suo voler essere tante cose tutte insieme, l’album non fuziona al meglio.
  • Maya Jane Coles – “Comfort”. Niente di geniale, ma tutto ben fatto.
  • Mazzy Star – “Season of Your Day”. Li ritroviamo più vecchi e più saggi.
  • Megadeth – “Supercollider”. Soprassediamo.
  • MGMT – “MGMT”. Una raccolta di b-sides.
  • Miles Kane – “Don’t Forget Who You Are”. Energico e rabbioso.
  • Moby – “Innocents”. Migliore album di Moby in anni.
  • Moderat – “II”. Decisamente più compatto rispetto al suo predecessore. Un album in cui la somma del tutto risulta addirittura superiore alle singole parti.
  • Mogwai – “Les Revenants”. È, a tutti gli effetti, una colonna sonora. Senza il supporto delle immagini perde d’incisività.
  • Motörhead – “Aftershock”. Cattivissimi.
  • Motorpsycho – “Still Life With Eggplant”. Non sarà l’opera migliore venuta fuori dagli strumenti della band norvegese, ma offre tre quarti d’ora di divertimento.
  • Mount Kimbie – “Cold Spring Fault Less Youth”. Una delle sorprese migliori di questo 2013.
  • múm – “Smilewound”. Un passo indietro.
  • My Bloody Valentine – “mbv”. Intoccabili.
  • The National – “Trouble Will Find Me”. Poesia.
  • New Order – “Lost Sirens”. Un must per i fan. Gli altri possono passar oltre.
  • Nick Cave & The Bad Seeds – “Push The Sky Away”. Introspettivo e clericale; il genio di Cave non conosce limiti. È la mia scommessa per miglior album dell’anno.
  • Nine Inch Nails – “Hesitation Marks”. Molto interessante.
  • Noah And The Whale – “Heart Of Nowhere”. Preciso.
  • of Montreal – “Lousy With Sylvianbriar”. Luccicante.
  • Ólafur Arnalds – “For Now I Am Winter”. Intenso.
  • Otep – “Hydra”. Hanno toppato.
  • Paul McCartney – “New”. Niente male. Ma dopotutto è sempre il Macca.
  • Pearl Jam – “Lightning Bolt”. Un po’ come tirar fuori dall’armadio quel maglione vecchio che, sì, sarà anche un po’ logoro, ma con il quale stiamo così comodi…
  • Phoenix – “Bankrupt!”. Colorato.
  • Placebo – “Loud Like Love”. Ormai l’ombra di loro stessi.
  • Portugal. The Man – “Evil Friends”. La collaborazione con Danger Mouse produce il loro lavoro più mainstream. Non che questa sia una cosa necessariamente negativa.
  • Primal Scream – “More Light”. Pregiato.
  • Pusha T – “My Name is My Name”. Pusha rimane sempre fedele al suo personaggio e al suo sound con impeccabile caparbietà.
  • Queens Of The Stone Age – “…Like Clockwork”. Marci. Nel senso più positivo del termine.
  • R. Kelly – “Black Panties”. Esagerato. No, in questo caso non è un complimento.
  • Run The Jewels – “Run The Jewels”. Coesi come francamente non mi aspettavo, il duo lavora e sforna musica come una sola entità.

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2 risposte a “Ricapitolando il 2013 – Parte II

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