Appunti di Live: Soviet Soviet

28 dicembre 2013. Blah Blah, Torino.

Questa tappa torinese dei Soviet Soviet si inserisce all’interno di un autentico tour de force promozionale, che negli ultimi anni ha visto l’instancabile band marchigiana calcare una quantità di palchi difficilmente quantificabile. Un viaggio che li ha portati dall’Europa fino negli Stati Uniti e che ha dato loro l’occasione di aprire i concerti di artisti dai nomi roboanti quali A Place To Bury Strangers e i PiL di Johnny Lydon. Con tutte queste premesse in ballo, il loro concerto al Blah Blah diventa un appuntamento francamente irrinunciabile.

1499646_10152140785369810_1769608257_nI Soviet Soviet arrivano con un minimo di ritardo, mentre il pubblico numeroso già scalpita da una mezz’oretta buona, cercando il posto migliore da cui seguire l’esibizione. Salutano asciutti, attaccano i jack e subito scatenano una valanga sonora riverberata che, dalle casse, si riversa sulla folla. La sezione ritmica, nervosa, scandisce il tempo in maniera accattivante, mentre la chitarra viene lasciata libera di variare e inventare riff spigolosi. La voce “effettata” di Alessandro Costantini, che arriva direttamente dall’oltretomba, conferisce alla musica quel gusto spettrale e decadente che fa contenti tutti i fan del post-punk anni ’80 (e un po’ meno gli altri). Andrea Giometti, al basso, salta e si scatena: si tratta di uno piccolo spettacolo nello spettacolo. L’intesa tra i tre musicisti è ben riscontrabile anche dal fatto che il bassista riesca a non travolgere i suoi due compagni, nonostante gli spazi angusti offerti del locale torinese. La scaletta della serata si apre a sorpresa con “Human Nature” -proprio il brano grazie al quale conobbi la band- per poi proporre quasi per intero il nuovo disco sensazione Fate. “1990”, “Introspective Trip”, “Ecstasy”, la vecchia “Lokomotiv”: in appena un’ora di spettacolo il sound della band riesce a ipnotizzare e poi soffocare il pubblico, con i suoi ritmi monolitici e la cupa carnalità.

Non c’è che dire, questi Soviet Soviet sono una delle band più pure tra quelle che propongono il cosiddetto “post-punk revival” e certamente sono uno dei regali più inaspettati che il panorama underground italiano abbia prodotto negli ultimi anni.

Rockabilly Joe

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