Ricapitolando il 2013 – Parte III

continua

  • Savages – “Silence Yourself”. Passionali. Quasi dei novelli Siouxie And The Banshees.
  • Shigeto – “No Better Time Than Now”. Regala intricati momenti di bellezza.
  • Sigur Rós – “Kveikur”. Scintillante.
  • Snoop Lion – “Reincarnated”. È uno scherzo?!?
  • Stereophonics – “Graffiti On The Train”. Solido.
  • Steven Wilson – “The Raven That Refused To Sing (And Other Stories)”. Steven plasma la musica a suo piacimento. Non è il gotha del prog rock, ma poco ci manca.
  • Still Corners – “Strange Pleasures”. Onirico.
  • Sting – “The Last Ship”. Cerebrale.
  • The Stooges – “Ready To Die”. Ci sono due o tre momenti davvero alti in questo Ready to Die che non ci fanno rimpiangere di averlo ascoltato.
  • The Strokes – “Comedown Machine”. Stucchevoli.
  • Suede – “Bloodsports”. Brillante.
  • Suicidal Tendencies – “13”. Sul verante crossover hanno ancora molto da insegnare.
  • Talib Kweli – “Prisoner Of Conscious”/ “Gravitas”. Ha infilato due centri uno dietro l’altro.
  • Tech N9ne – “Something Else”. Disco intelligente.
  • Thirty Seconds To Mars – “Love, Lust, Faith And Dreams”. Stranamente in grande spolvero.
  • Thundercat – “Apocalypse”. Da avere. Magari pure in vinile.
  • Tomahawk – “Oddfellows”. Tutto molto simpatico, ma nulla più.
  • Toro y Moi – “Anything in Return”. Ha il pregio di farti sentire giovane.
  • Trentemøller – “Lost”. Uno di quei dischi che pesca un po’ ovunque, ma che non assomiglia a nulla e nessuno. Trentemøller omaggia senza mai cadere nel citazionismo sterile
  • Tricky – “False Idols”. Notturno, cupo, ma mai noioso.
  • Vampire Weekend – “Modern Vampires Of The City”. Splendido artigianato pop.
  • White Lies – “Big TV”. Hanno ben chiaro quello che vogliono fare.
  • Woodkid – “The Golden Age”. Ammanta con una coltre di fumo un disco autorevole e concreto.
  • Yeah Yeah Yeahs – “Mosquito”. Freschi.
  • Yo La Tengo – “Fade”. Ti soddisfa un po’ di più ad ogni ascolto.
  • Youth Lagoon – “Wondrous Bughouse”. Denso come colla vinilica.
  • Zomby – “With Love”. Forse un filo sovrabbondante.
  • 2Chainz – “B.O.A.T.S. II: Me Time”. Discreto.

Ovviamente non ci siamo dimenticati della scena alternative & indie italiana (ci abbiamo infilato anche qualcosa di più mainstream, così non potete dire che lavoriamo poco). Come potete notare mancano però le uscite hip hop più importanti (come Fabri Fibra, Fedez): questo perché ci hanno fatto completamente schifo un po’ tutte, Dargen e Fritz a parte. Fanno poi eccezione a questa disaffezione verso il “grande” rap italico, alcune uscite discografiche underground (come quella di Willie Peyote) di cui però non trattiamo in questa sede.

  • Appino – “Il testamento”. Non al livello dei suoi lavori con gli Zen Circus, ma comunque valido.
  • Bachi Da Pietra – “Quintale”. Duro come una roccia.
  • Baustelle – “Fantasma”. Magniloquente.
  • Calibro 35 – “Traditori di tutti”. Continuano a migliorare, disco dopo disco.
  • I Cani – “Glamour”. Personale. Proprio per questo motivo è molto meglio del disco di debutto.
  • Dargen D’Amico – “Vivere aiuta a non morire”. Così trash e ironico che diventa di classe. L’intelligenza di Dargen non conosce limiti.
  • Elio e Le Storie Tese – “L’album biango”. Ormai sono la celebrazione di loro stessi, ma hanno ancora qualcosa di interessante da dire.
  • Elisa – “L’anima vola”. Elegante.
  • Fritz Da Cat – “Fritz”. Non sta nelle logiche dell’attuale mercato hip hop italiano, sia nel sound che nelle scelte dei feat. Per questo è non delude.
  • Giuradei – “Giuradei”. Racconta le sue (belle) storie con una semplicità disarmante.
  • Ligabue – “Mondovisione”. Mi fa male ripensare al Ligabue dei primi tempi (ma anche solo quello di Buon Compleanno Elvis) e poi ascoltare questo strano cantautore che stenta a tenersi al passo coi tempi.
  • Ludovico Einaudi – “In A Time Lapse”. Romantico.
  • Marlene Kuntz – “Nella tua luce”. Nulla di nuovo, ma tutto fatto dannatamente bene.
  • Marta Sui Tubi – “Cinque, la luna e le spine”. Selvaggi, ma con classe.
  • Massimo Volume – “Aspettando i barbari”. Prorompente.
  • Max Gazzé – “Sotto casa”. Ingenuo.
  • Ministri – “Per un passato migliore”. Ruvidi.
  • Museo Rosenbach. Tornano i leggendari Museo Rosenbach a 40 anni di distanza dal loro capolavoro Zarathustra. Sinceramente avrebbero fatto meglio a evitarselo.
  • Nadàr Solo – “Diversamente, come?”. Ricordano (forse troppo) i grandi nomi del rock italiano a cui si ispirano.
  • Perturbazione – “Musica X”. Maturo.
  • Santo Niente – “Mare tranquillitatis”. Imprescindibile.
  • Soviet Soviet – “Fate”. Carnalmente cupo.
  • Teho Teardo & Blixa Bargeld – “Still Smiling”. Incredibile. Sperimentazione al servizio della forma canzone più accattivante.
  • Virginiana Miller – “Venga il regno”. Potrebbero davvero diventare il nuovo nome del pop/rock italiano post-Baustelle.
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Una risposta a “Ricapitolando il 2013 – Parte III

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