Jazz Sketches: For Real!

Hampton-Hawes-For-RealHampton Hawes è senz’altro una delle figure più particolari del panorama jazz dello scorso secolo. Non si tratta solamente di un pianista bebop di enorme talento (autodidatta e padrone dello strumento dall’età di 4 anni), con uno swing irraggiungibile e melodicamente unico, ma è stato anche una delle personalità più interessanti del panorama jazz del secondo dopoguerra. Che sarebbe diventato un grande pianista lo si poteva immaginare già alla sua nascita. Hampton nacque, infatti, con sei dita in ogni mano, che gli vennero rimosse pochi giorni dopo: madre natura gli stava già indicando la strada. Prima di compiere 20 anni collaborava con alcuni grandi del jazz come Dexter Gordon e Charlie Parker e, a partire dagli anni ’50, cominciò a incidere con il proprio trio.

Il 1958 si può considerare un anno di svolta per il jazzista di Los Angeles. L’abuso di eroina che caratterizzava i suoi anni giovanili portò, infatti, a conseguenze drammatiche. Il 13 novembre, giorno del suo trentesimo compleanno, Hawes fu arrestato per uso di eroina e condannato a 10 anni di reclusione. Dopo 3 anni passati nel carcere di Fort Worth in Texas, venne miracolosamente perdonato dal presidente degli Stati Uniti JFK e rimesso così in libertà (Hawes fu il 42esimo dei 43 condoni che il presidente accettò di compiere quell’anno). Durante tutti gli anni ’60, Hampton Hawes si dedicò a tour internazionali in tutto il mondo, confermando la fama che, forse inaspettatamente, aveva acquisito anche oltreoceano. Hawes morì nel 1977, a soli 48 anni, pochi mesi dopo la morte di suo padre. La storia della sua peculiare vita si può leggere nell’autobiografia, pubblicata nel 74, intitolata Raise Up Off Me, uno dei rari testi autobiografici del genere, premiato a più riprese e considerato un autentico gioiello della letteratura jazz, naturalmente consigliato (il testo include anche la copia del documento del condono firmato da JKF).

Il 1958, annata così complicata per Hawes, fu anche una delle più prolifiche musicalmente. Pochi mesi prima della sua incarcerazione, Hawes incise, infatti, For Real!, un album di enorme potenza, non solo magnificamente godibile, ma utile anche per comprendere la personalità del pianista nei suoi anni più travagliati e incerti (ma forse anche più “ispirati”). Le sei tracce del disco –in cui compaiono, a fianco a Hampton, Harold Land al sax tenore, Scott LaFaro al basso e Frank Butler alla batteria- sono una più bella dell’altra: dallo swing di “Crazeology” e “Numbers Game” alle melodie di sax e basso di “I Love You”, dalla poesia di  “Wrap Your Troubles in Dreams” ai cambi di ritmo e di andatura della splendida “For Real!”. Il disco pare offrire le certezze che Hawes cercava proprio in quei mesi e che solo il suo pianoforte sembrava poter offrire. Come afferma lui stesso nelle pagine della sua biografia: «A piano don’t lie».

Wes

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