Appunti di Live: Davide Toffolo

20 febbraio 2014. Hiroshima Mon Amour, Torino.

I sardi Dorian Grey ci colgono quasi di sorpresa, birra alla mano e discorsi campati in aria, iniziando a tessere d’improvviso le loro emozionanti trame musicali, mentre sul palco dell’Hiroshima vengono proiettate le mani fasciate di Davide Toffolo. Rapide e leggere, tracciano sapientemente linee e contorni; illustrazioni a basso impatto cromatico che prendono vita grazie al suo stile sensuale e decadente, quasi invernale, allo stesso tempo chiaro e confusionario. L’esibizione scivola via rapida: circa 60 minuti in cui musica e immagini si intersecano, creando momenti di autentica emozione.

Davide Toffolo livePassano solo alcuni istanti prima che El Tofo si ripresenti sul palco, ora ammantato nella sua caratteristica pelliccia da Allegro Ragazzo Morto. Spiega l’arcano (le mani sono fasciate perché è volato dal motorino) e subito snocciola in acustico brani del passato più recente, come “La Mia Vita Senza Te” e “Alle Anime Perse”. Poi va a incominciare il vero show: Davide è qui per promuovere il suo ultimo fumetto (riduttivo chiamarlo così) Graphic Novel is Dead, ma sul palco sembra fare tutto fuorché quello. Eccolo lasciarsi spogliare da una ragazza del pubblico e rimanere in maglietta e boxer. Giocare alla Wii e fare una partita a tennis (perdendo clamorosamente), mentre il pubblico lo incita e lo fischia. Trasformarsi in un moderno “supereroe” metropolitano (corredato di mantello rosso) con il potere di fumare nei luoghi chiusi. Rasentiamo l’impensabile quando, per un istante, si leva addirittura la maschera!

Assistiamo a un secondo intermezzo musicale con altre canzoni tratte dal repertorio dei Tre Allegri Ragazzi Morti (c’è anche “Occhi Bassi”)… ma qui, per una volta, la musica non è davvero così importante. El Toffo è incontenibilmente sarcastico; caustico fino all’eccesso, non riesci a cogliere il senso di tutto quello che fa sul palco, ma lo apprezzi dannatamente. I tempi comici sono da attore consumato, mentre le battute dette a mezza voce e le frasi lasciate a metà creano risate nervose. L’apice di questo effetto straniante è raggiunto quando decide di mostrare una serie di fotografie di casa sua, descrivendole in maniera maniacale: è quasi come essere dall’anziana zia che ti mostra le diapositive delle vacanze. La bomba la sgancia affermando di essere appassionato di tassidermia, esibendo come prova le foto di una donnola e di un gheppio che lui tiene congelati nel freezer (provocazione o estremo candore, la reazione del pubblico è comunque quella di trattenere a stento le risate sguaiate). Non c’è tempo di riprendersi, perché dopo aver indossato nuovamente il suo pelliccione selvatico eccolo documentare, sempre attraverso una serie interminabile di fotografie, il suo viaggio da Pordenone a Torino: autostrada, gallerie, capannoni, automobili, carri bestiame, la periferia di Milano, il palazzone Rizzoli, Mirafiori, l’Hiroshima. Un delirio comico che si conclude con un impensabile momento poetico in cui, fotografia della mongolfiera del Balôn sullo sfondo, El Tofo ci saluta con voce fanciullesca. Fortunatamente Davide interrompe il momento idilliaco rientrando improvvisamente sul palco e, dopo un paio di «vaffanculo!», tira giù ancora a una manciata di brani dei TARM: si chiude allora con “Di Che Cosa Parla Veramente Una Canzone?” e con l’immensa “Il Mondo Prima”.

Straniante, irriverente e a tratti irritante. Davide Toffolo è riuscito a mettere in piedi una serata davvero speciale: non un concerto, non una presentazione, ma un vero e proprio show basato sul niente che ha però il grandissimo pregio di lasciarti con una piacevole sensazione di pace e sciocca allegria.

Rockabilly Joe

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