Do It YourFest!: una rinascita musicale

7-8 marzo 2014 @ Spazio211 (Torino).

DIY locandinaDopo cinque anni indimenticabili, il NoFest! chiude i battenti e si reinventa come una due giorni di musica ancora più snella e veloce, dove si possono riabbracciare alcune vecchie conoscenze e gettare uno sguardo su qualche nome di raro interesse. Nessun rimpianto, perché questo Do It YourFest! è creatura autonoma, che porge però tributo al suo predecessore. Ancora una volta sono stati gli ambienti di Spazio211 a ospitare il festival autoprodotto. Ambienti angusti, certo (dopotutto non siamo ancora in estate e gli esterni sono ancora off limits causa freddo), ma che fanno tanto hardcore. Su due palchi (intitolati post-mortem a Freak Antoni e Philip Seymour Hoffman) gli organizzatori hanno lanciato un grido di aiuto per ripartire al meglio con questo nuovo progetto. E gli artisti hanno prontamente risposto presente, dietro un irrisorio compenso spese, per il solo amore del festival e della musica. Dopo un primo giorno partito leggermente in sordina (ma non certo per la qualità dei gruppi intervenuti) con le atmosfere cupe degli Havah, le distorsioni dei Pueblo People, i Sons of a Beach, il doom dei Tons e la fisicità dei Sex Offenders Seek Salvation è stata, però, la giornata del sabato quella che ci ha davvero colpito per il livello delle band coinvolte e l’atmosfera festante che ci ha ricordato i migliori momenti del fu NoFest!. Permetteteci dunque di spendere due parole su questa esaltante serata.

Tutti i Colori del Buio aprono le danze sul risicato “stage” P.S. Hoffman è mettono in scena un live da schiacciasassi tutto fisicità e ruggiti post-hardcore. Vengono subito bissati sul palco (più ampio) Freak Antoni dai mai troppo celebrati Squarcicatrici. La band guidata dal polistrumentista Jacopo Andreini offre un blend di jazz, prog, funk, rock, world music, ecchipiùnehapiùnemetta, oltre a una formazione quantomeno insolita: due sax (uno dei quali suonato da Andreini, che doppia anche alla chitarra), due bassi (uno in versione contrabbasso elettrico, suonato anche con l’archetto, e uno regolare, suonato pure come lead guitar) più batteria, oltre a varie diavolerie elettroniche attivate a turno dai vari componenti. Sinceramente è stata la sopresa più bella della serata, soprattutto per il genere musicale proposto, davvero insapettato. Si continua con i selvaggi Cayman The Animal che riescono a ipnotizzare il pubblico con la loro performance “squilibrata” e che chiudono con una leggendaria cover di Bonnie Tyler, “Total Eclipse of the Heart” versione hardcore punk. Dopo qualche minuto ecco riempirsi di fumo il palco maggiore e fare un ingresso trionfante gli Space Aliens from Outer Space, con le loro mise in stile “Budda incontra Il Mandarino”. La loro IDM ipnotica su basi industrial ha offerto un gustoso cambio di sound che non ci saremmo aspettati e che, come nel caso degli Squarcicatrici, ci ha fatto apprezzare ancora di più la serata del sabato. A chiudere il tutto la vecchia conoscenza The Leeches con il loro pop-punk casinaro… ed è come tornare diciassettenni. Davvero il modo perfetto per concludere il festival.

Non possiamo dire di non aver patito per la perdita del NoFest!, ma se il suo posto, negli anni a venire, verrà preso da questo DIY!, noi potremmo dirci quantomeno soddisfatti.

Rockabilly Joe

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